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Sciopero dei giornalisti 3, 4 e 9 aprile, telegiornali in forma ridotta

Il silenzio dell'informazione di La7

Il CdR: informazione marginalizzata, programmi appaltati all'esterno

La redazione del tg e della testata sportiva protestano contro lo smantellamento dell'informazione, assimilata sempre più all'intrattenimento e affidata a non giornalisti. Contestano alla direzione
di aver avviato in modo unilaterale
la ristrutturazione delle redazioni
senza presentare un piano editoriale


Due giorni di sciopero per telegiornale e informazione sportiva. I giornali di la 7 e la 7 sport lunedì 3 e martedì 4 aprile sono andati in onda in forma ridotta e senza servizi filmati. La protesta si ripeterà domenica 9 aprile. I giornalisti della televisione del gruppo TelecomItalia contestano all’azienda di Tronchetti Provera di smantellare progressivamente l’informazione. Secondo il comitato di redazione di la7, la direzione news ha avviato unilateralmente la ristrutturazione delle redazioni con tagli agli investimenti e agli spazi, trasferimenti di incarichi e la chiusura della sede di corrispondenza di Bruxelles. Penalizzata, secondo il CdR anche l’informazione sportiva dopo il lancio su la7 sport, il canale gratuito sul digitale terrestre, del nuovo palinsesto. “Prevede una drastica contrazione della programmazione – sostiene il CdR - e un taglio netto alle risorse e alle strutture interne”.
“La televisione di Telecom – afferma Adalberto Baldini, caposervizio esteri, membro del CdR e consigliere dell’Associazione stampa romana - fa sempre meno informazione o meglio più informazione curata da non giornalisti perché la direzione di rete che si occupa di tutta la tv ha un orientamento preciso: assimilare l’informazione all’intrattenimento. Dall’infotainment siamo passati al realtainment, il prefisso info addirittura scompare”.

La vicenda risale già ad alcuni mesi fa. I giornalisti di la7 denunciano infatti da tempo la marginalizzazione dell’informazione di servizio e sono da settimane in stato di agitazione. “I giornalisti come addetti all’informazione sono sempre poco digeriti dai grandi editori, dice Baldini. All’interno di La7, da una fase di all news all’italiana (fummo i primi nel 2003 a seguire il diretta l’invasione dell’Iraq) si è passati a una fase in cui gli investimenti sono dirottati sui programmi di rete. E’ stata ridotta la possibilità di fare dirette, una cosa che ci aveva qualificato. Facevamo speciali sull’istante che ci permettevano di commentare il fatto del giorno. Avevamo un settimanale, “Effetto reale” che durava un’ora e adesso dura solo 30 minuti”.
La rimozione di caporedattori, l’accorpamento di redazioni e la chiusura della sede di Bruxelles sono state decise senza la presentazione di un piano editoriale, denunciano i giornalisti. “E’ una cosa gravissima che abbiamo rifiutato. Il direttore editoriale e delle news, Giulio Giustiniani, alla fine del 2005, in un’assemblea ha addirittura dichiarato di non sapere cosa sia un piano editoriale”, continua Baldini.
Nei mesi scorsi i giornalisti che contestavano il ruolo predominante della rete nella produzione dell’informazione, avevano preferito la mediazione con l’azienda e sospeso un piano di 5 giorni di scioperi. “Alla fine del 2005, ci fu incontro con l’azienda, spiega Baldini. Fu firmato un verbale d’intesa, ci furono fatte promesse e noi annunciammo verifiche. Si era detto: ci sarà più collaborazione, l’informazione sarà prodotta dalla rete ma realizzata dai tg. All’inizio di marzo abbiamo fatto una verifica e abbiamo notato che in due mesi si sono moltiplicati i casi di prodotti di rete senza giornalisti. Ci siamo astenuti dallo scioperare perché avevamo raggiunto un accordo per l’assunzione di cinque precari e in quel momento si rinnovava anche il Cdr. Temevamo un terremoto interno”.

Adesso la situazione a distanza di mesi, secondo i giornalisti, non è cambiata e tutta la possibilità di spesa resta in mano alla rete mentre la testata in pratica non può decidere. “Un altro motivo della protesta – continua Baldini – è che per i programmi di informazione vengono ingaggiati programmisti registi, autori, collaboratori esterni per lavorare al nostro posto. I programmi vengono dai grandi fornitori di contenuti come Magnolia o Endemol e quindi sono appaltati sempre più esternamente”.
Secondo Baldini, esiste una volontà di fare a meno dei giornalisti e di creare il “giornalista dei sogni” per gli editori, costantemente sotto ricatto. “Vogliono una nuova generazione flessibile nelle competenze e nei contratti, dice. La ricattabilità in termini contrattuali e la mancanza di competenze specifiche porteranno a una nuova generazione di operatori dell’informazione. Giornalista sarà chi si applica all’online, alle news per la telefonia mobile o alla tv su internet. Tutto questo aggravato dalla piattaforma contrattuale della Fieg che con l’applicazione della legge 30, prevede trasferimenti e distacchi senza preavviso”. I giornalisti attendono ora un incontro con l’azienda che non ha ancora preso una posizione ufficiale. Abbiamo contattato il direttore editoriale e delle news, Giulio Giustiniani che ha preferito non commentare la vicenda. Domani a Roma ci sarà un incontro pubblico con i giornalisti della testata che illustreranno la vertenza.



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