GIORNALI E GIORNALISTI
 
TESTATE
 
LAVORI DI FINE CORSO
 
COMMUNITY
 
 

"Stampa, troppe pressioni"

 

Ex presidente
della Corte Costituzionale,
Valerio Onida spiega
come la formazione
dell’opinione pubblica
non sia aiutata

Presidente della Corte Costituzionale nel 2004, ora docente alla Statale di Milano e fra i più ascoltati giuristi in Italia, un Valerio Onida dalle idee molto chiare ha parlato con “Il Ducato” al termine della seconda mattinata del “Progetto Einaudi-Albertini”.
Esiste opinione pubblica in Italia?
Esiste, naturalmente, ma bisogna capire di che tipo: penso sia poco formata. L’opinione pubblica nasce dai cittadini che si fanno delle idee, ma deve essere aiutata a capire, e in Italia il sistema dell’informazione non aiuta molto a farlo. Capire significa vedere qualche cosa in più, comprendere le cause di ciò che accade e soprattutto vedere i dettagli, senza fermarsi alle prime impressioni; significa conoscere i dati, metterli a confronto. Non si dovrebbe indirizzarla per determinare e condizionare il pensiero.
Si può parlare, oggi, di giornalismo indipendente?
Il presupposto è che ci dovrebbe essere indipendenza nelle istituzioni nei confronti delle pressioni esterne. Indipendente può essere un giornale prima che un singolo giornalista. Se un giornale è indipendente, un giornalista usufrirà di quest’indipendenza, se il giornale non è indipendente è difficile che riesca a farlo. Poi c’è un’indipendenza per così dire interna, quella che riguarda il singolo, quella che il giornalista dovrebbe avere nel suo dna, nella sua cultura: la capacità di resistere a pressioni indebite.
In relazione a questo, com’è la situazione nel nostro Paese?
In Italia non c’è una situazione brillante da questo punto di vista. I fattori sono molteplici, hanno logiche interne molto diverse, dalla struttura del potere economico alla legislazione, dalla deontologia professionale alla professionalità dei singoli operatori. Dovremmo lavorare in ogni singolo campo per migliorare il livello dell’indipendenza, e lo possiamo fare tutti.
Una battuta sullo stato di salute della stampa in Italia.
Non un gran chè. Per primo, da sempre, abbiamo pochi lettori, e non sembrano aumentare, anzi. Poi né indipendenza né qualità della stampa mi sembrano buone, piuttosto scorgo qualche peggioramento.
La crisi viene nascosta dal romeno con la faccia da pugile. Una provocazione per dire che il sistema-informazione nasconde e tratta in modo inadeguato la recessione economica.
C’è un’enfasi su certi fatti che non è positiva. Ma soprattutto una stampa e un’informazione seria dovrebbero avere una giusta gerarchia delle notizie, che aiuti ad andare oltre la prima impressione. Siamo bombardati da notizie, ma in termini di prima impressione. E’ assolutamente negativo che l’informazione si limitai alle sensazioni, senza effettuare un’operazione di selezione ed approfondimento.
Il piano edilizia potrebbe essere l’ultimo decreto di una lunga serie. Il governo vuole mettere in dubbio il normale equilibrio di una democrazia parlamentare?
Purtroppo l’uso della decretazione d’urgenza, e in genere lo squilibrio fra i poteri delle diverse forme di legislazione, non risale a oggi. E’ cosa antica: da tempo c’è abuso della decretazione d’urgenza, che però, indubbiamente, in questa legislatura è molto forte. La larga maggioranza dei provvedimenti approvati sono decreti legge, per altro con oggetti molto ampi. Il decreto legge dovrebbe essere uno strumento eccezionale; ci sono le urgenze e deve esserci una certa elasticità nell’utilizzo, ma mon può però diventare il mezzo ordinario di legislazione, altrimenti il Parlamento viene completamente svuotato.
La costituzione è un mostro sacro e inviolabile?
Non è né sacro né inviolabile, ma nemmeno un mostro. E’ un testo, validissimo nel suo impianto, che contiene ottimi principi. Ciò non vuol dire che sia inemendabile, e lo dimostra la sua evoluzione degli ultimi 60 anni, ma la Costituzione non ha affatto bisogno, come qualcuno pensa, di essere riscritta.


Servizi collegati:


(26 marzo 2009)