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| Trust,
fondazioni,
cooperative
e public company:
i modelli esteri
messi a confronto
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Berlusconi non è un prodotto tipico a marchio
doc. Una parte degli italiani ritiene che una tale concentrazione
di tv e giornali nelle mani di una sola persona si verifichi solo
in Italia. Il rapporto di Berlusconi con i media farebbe parte di
una tipicità tutta italiana, un’anomalia insomma. La
Freedom House, istituto di ricerca americano fondato dai
Reagan, che ogni anno stila una classifica sulla
libertà di stampa, pone l’Italia al trentesimo posto,
dopo Ghana e Mali. Ma l’assalto dei potentati economici agli
organi di informazione rientra in una prassi oramai internazionale.
I “Berlusconi” parlano tutte le lingue del mondo e rastrellano,
in giro per il globo, la proprietà delle più importanti
testate giornalistiche. Parlano spagnolo, quando si chiamano Carlos
Slim. Inglese, quando il loro nome è Rupert
Murdoch o Summer Redstone. Francese quando
i volti sono quelli di Lagardère o Marcel
Dessault.
Certo, in nessun altro paese il presidente del consiglio nomina
direttamente i dirigenti della tv pubblica. E, solo in Thailandia
fino a un paio d’anni fa, è allo stesso tempo anche
proprietario dell’altra metà privata della televisione.
Inoltre, in Europa e negli Stati Uniti, diversamente che da noi,
le banche non possiedono direttamente giornali. Gli altri paesi
hanno elaborato regole molto più strette a tutela dell’autonomia
dell’attività giornalistica.
È vero che Murdoch in gran Bretagna possiede
canali televisivi (Sky) e giornali (il Times e
il Sun, primo quotidiano inglese con tre milioni di copie
vendute). Ma, all’ombra del Big Ben, è più facile
verificare l’autorevolezza di chi dà le informazioni.
Gli assetti proprietari, che in Italia sono così condizionanti,
nel Regno Unito possono non costituire un problema per la credibilità
dei network. Da più di quarant’anni gli inglesi hanno
trovato una soluzione: il trust. Vale a dire che la proprietà
affida la gestione del giornale o della tv a un soggetto fiduciario.
L’Economist, forse la più accreditata rivista
economica nel mondo, ha scelto questa strada. Il gruppo Pearson
detiene il 50% del giornale; l’altra metà appartiene
a diversi soggetti, tra cui la potente famiglia Rothschild.
La rivista però non deve barcamenarsi tra i difficili equilibri
di un patto di sindacato. È infatti un trust a gestire il
giornale. Tredici persone scelte in base “allo spessore morale
e alla credibilità professionale” e che non partecipano
alla spartizione degli utili. Pearson esprime sei
membri: l’azionista di maggioranza è addirittura in
minoranza nel trust.
La Bbc, tv pubblica inglese, ha elaborato un meccanismo
ancor più complesso per tutelare l’autonomia delle
scelte editoriali. Il governo nomina un trust, selezionando i componenti
in base al criterio dell’alta competenza e moralità.
I soggetti designati hanno il compito di indicare priorità
e strategie che rendano la bbc davvero servizio pubblico. Ad applicare
e a vigilare sull’applicazione delle loro indicazioni è
poi un comitato esecutivo nominato dal trust, ma da esso assolutamente
autonomo.
Simile la scelta del Frankfurter Allgemeine. Il più
importante quotidiano tedesco non risponde delle sue scelte alla
proprietà, ma a una fondazione, la Fazit. Ne fanno parte
sei “illustri” componenti che fanno da supervisori rispetto
all’indipendenza del giornale e al suo andamento economico.
La sostituzione dei membri della fondazione non avviene su nomina
della proprietà, ma per cooptazione degli stessi membri.
Inoltre, affinché l’autonomia editoriale sia salvaguardata
a pieno, il Frankfurter si è dotato di cinque direttori.
Modello quasi unico è quello di Le Monde, ibrido
fra cooperativa e public company. Il 30% del quotidiano francese
(terzo per numero di copie vendute) appartiene ai redattori del
giornale, riuniti nell “società dei redattori”.
Il resto invece si divide tra “società dei lettori”
(coloro che individualemente sostengono le monde dall’esterno)
e azionisti classici, tra cui: Air France, la banca francese Bnp,
la Danone, la Total, insomma il capitalismo tradizionale.
Servizi collegati:
Progetto Einaudi-Albertini
La fotogalleria dell'evento
Lo speciale televisivo
Diretta web
della prima giornata
Il mini-sito
con le schede dei partecipanti
Il video di Daniele Manca (Corriere della
Sera)
Guida alla rete:
Università degli
Studi di Urbino
Istituto per la formazione
al giornalismo di Urbino
(26
marzo 2009)
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