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| Per
lo storico del giornalismo
"ci vorrebbe una soluzione
senza monopoli che eviti
le posizioni dominanti”
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Industriali, banchieri, grandi assicuratori, immobiliaristi. Sono
questi i maggiori azionisti dei gruppi editoriali italiani. È
il quadro che emerge dall’analisi degli assetti proprietari
dei più diffusi media presenti in Italia. Una situazione
che, a causa dei consistenti interessi politici ed economici in
gioco, pone forti limiti alla libertà di informazione.
“In un panorama mondiale dove si determina una grande concentrazione
dei media e quindi una limitazione della libertà di informazione,
l’Italia ha una situazione ancora peggiore” afferma
Nicola Tranfaglia, storico, politico e docente
universitario di Storia del giornalismo all’università
di Torino. “Le cause – aggiunge Tranfaglia - sono sia
la sussistenza di un grande conflitto d’interessi, che investe
lo stesso presidente del Consiglio dei ministri, e sia il fatto
che i quotidiani sono usati dagli industriali o finanzieri per avere
una merce di scambio con i detentori del potere politico. Tutto
ciò rende ancora più difficile l’esercizio della
libertà d’informazione e fa dell’Italia un paese
che, sotto questo punto di vista, assomiglia di più ai paesi
sottosviluppati”.
L’articolo 21 della Costituzione italiana, che sancisce
la libertà di stampa e di informazione, al comma 5 stabilisce
che devono essere resi noti i mezzi di finanziamento della stampa
periodica. Una scelta di trasparenza fatta a garanzia dei lettori.
Molti mezzi di comunicazione sono riuniti in società editrici
più ampie, quotate in borsa e i cui assetti proprietari sono
divisi tra vari azionisti. Molto spesso uno stesso azionista è
presente con proprie quote in diverse società editrici.
“Questo incrocio – afferma Tranfaglia
- è un ulteriore fattore di confusione. Ci sono gruppi che
perseguono politiche opposte, ma allo stesso tempo sono legati a
vincoli azionari; in tal modo la linea che seguono questi gruppi
non è più chiara. Basta guardare come l’attuale
quotidiano più diffuso, il Corriere della Sera, cerca di
essere in equilibrio tra l’attuale maggioranza parlamentare
e le minoranze dell’opposizione: non può scegliere
né l’una né l’altra perché, nel
gruppo azionario Rcs, esistono diverse posizioni e diversi punti
di vista”. Se parliamo di equilibrio, questa compresenza di
stessi finanziatori in più di una società editrice
non dovrebbe rappresentare, paradossalmente, una forma di garanzia
per l’indipendenza del giornalismo? Secondo Nicola Tranfaglia
non è così: “Questa situazione fa sì
che i quotidiani siano al limite più liberi nella pubblicazione
dei commenti, ma non nel pubblicare inchieste e notizie, che sono
poi le cose più importanti per un quotidiano”.
Protagonisti finanziari e politici dominanti sono presenti anche
nell’ambito televisivo. Delle quattordici Tv nazionali, tre
appartengono al servizio pubblico della Rai e tre sono gestite dal
gruppo Mediaset. L’avvento del digitale ha aperto il mercato
a nuovi protagonisti dell’informazione che, però, non
hanno cambiato più di tanto gli equilibri già esistenti
nel panorama nazionale. “Sky più che rompere
il duopolio Rai-Mediaset già esistente,
ha messo in atto un triopolio, poiché la politica che sta
portando avanti Murdoch è sempre più
forte e predominante”.
Oggi, quindi, l’indipendenza dei media italiani è
sotto continua minaccia dalla pressioni finanziare e politiche.
Ma, come spiega Tranfaglia, c’è stato
un periodo in cui, anche se non si poteva parlare di maggiore libertà,
si aveva tuttavia una situazione più delineata. “Nei
decenni della guerra fredda la cosa era più semplice, anche
se non migliore. Da un lato vi erano coloro che difendevano l’Alleanza
atlantica e dall’altro quelli che difendevano il cosiddetto
mondo socialista. Oggi le cose si sono complicate. Si ha una situazione
più monotona e non c’è nessuna possibilità
dialettica. Per superare questa situazione ci vuole una soluzione
antimonopolistica che vada a minare le posizioni dominanti. La Gasparri
non procede in questa direzione, per cui va assolutamente superata.
Una possibile soluzione era il disegno di legge Gentiloni,
che purtroppo è stato ostacolato da forze politiche interne
al governo Prodi”.
Servizi collegati:
Progetto Einaudi-Albertini
La fotogalleria dell'evento
Lo speciale televisivo
Diretta web
della prima giornata
Il mini-sito
con le schede dei partecipanti
Il video di Daniele Manca (Corriere della
Sera)
Guida alla rete:
Università degli
Studi di Urbino
Istituto per la formazione
al giornalismo di Urbino
(26
marzo 2009)
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