|
| La
crisi dell'editoria stimola
la nascita di nuove piattaforme
e siti d'informazione. A lanciarle sono gli stessi giovani
freelance, che così reinventano
il proprio ruolo.
|
|
Ugo e Giorgio sono due giovani professionisti con un’idea
in testa: il giornalismo può diventare impresa partendo dal
basso. Circa quattro mesi fa hanno deciso di creare una piattaforma
web per far incontrare la domanda e l’offerta di contenuti
giornalistici professionali anche al di fuori delle grandi testate
tradizionali: un giornalista produce un’inchiesta, ne pubblica
un estratto e la mette all'asta sul sito, chi paga meglio e più
velocemente ha l’esclusiva su quella notizia e il sito prende
il dieci per cento.
Si chiama To Report, “riferire, riportare” in inglese
ed è solo uno di una serie di progetti che in questo periodo
stanno nascendo in Italia per organizzare e rifondare dal basso
il mestiere del giornalista, indebolito dalla crisi del settore.
Il Ducato online ne ha contati almeno cinque, nati nel giro di pochi
mesi: vere e proprie piattaforme che intermediano la domanda e l'offerta,
come To Report, o organizzazioni più o meno strutturate di
giovani free lance. Insomma sembra che un giornalismo “diverso”
non sia impensabile e che qualcuno in Italia stia provando a realizzarlo.
Il progetto To Report, un'impresa con molti investimenti finanziari
e cinque soci, è nato durante i turni di notte all'Agenzia
Italia di Ugo Barbàra e Giorgio
Baglio: "Il principio è facile - spiega al
Ducato Ugo Barbàra - Se un giornalista per piazzare un pezzo
deve proporlo personalmente a un quotidiano e aspettare una risposta,
perde un sacco di tempo. Il pezzo diventa vecchio. Invece così
il meccanismo è veloce”. E' stato lanciato a novembre
e ora attende la verifica del mercato.
(guarda qui il
loro progetto in alcune slides).
Un’idea simile l'hanno avuta quelli di Pulitzer. Anche questa
è una piattaforma digitale che ospiterà inchieste,
servizi d’iniziativa, notizie. Il progetto di business però
è basato sul community funded reporting, ossia la produzione
di contenuti giornalistici finanziata dalla community: la redazione,
il giornalista o addirittura il fruitore del prodotto propongono
un’inchiesta, un approfondimento. Parte un’asta preliminare
nella community, nella quale si verifica l’interesse verso
la realizzazione di quel prodotto e l'investimento necessario. Poi
i giornalisti pubblicano una loro proposta che presenta e spiega
in che modo vorrebbero svolgere il lavoro. Da lì parte la
vera e propria asta. Una volta conclusa, il giornalista riceve quanto
stabilito e Pulitzer prende il dieci per cento. Un sistema mutuato
direttamente dall'esperienza americana di Spot.us, che ha recentemente
piazzato un'inchiesta sul New York Times.
“Il nostro sistema crea concorrenza e non tutti lo gradiscono”,
spiega Nicola Boccardi, uno degli ideatori. “Quando
ho parlato del progetto la prima volta al Festival di Perugia i
professionisti presenti mi hanno osteggiato. In un momento non roseo
come questo, noi offriamo l’opportunità di fare un
giornalismo più libero. Del resto i grandi giornali sono
legati mani e piedi all’editore”. L'attivazione di Pulitzer,
che in questo momento non ha un sito pubblico, è prevista
per la fine di gennaio, almeno in via sperimentale.
To Report e Pulitzer sono progetti molto costosi, che hanno o hanno
avuto bisogno di importanti finanziamenti per la loro creazione
e che avranno bisogno di ingenti risorse per la manutenzione: nel
caso di To Report ci sarà bisogno di una banda larga molto
veloce; di un tecnico che verificherà costantemente il funzionamento
dei server; di un gestore del flusso che regoli il traffico inopportuno
e lo spamming. Antonio Rossano, per Pulitzer, ha
recentemente chiesto un aiuto finanziario e di marketing a Telecom
(guarda
il video di presentazione del progetto al Working Capital).
Ma ci sono anche giovani freelance che si organizzano in modo da
sostenere insieme i costi, comunque meno forti. Si sono dati nomi
come Il Carattere, Fps Media, Il Picco.
Il Carattere,
ad esempio, per adesso è ancora un blog gratuito dietro al
quale c’è un’idea che unisce cinque giornalisti
e che porta molto più lontano. “E' partita quando ho
visto la cooperativa Smart News - spiega Federico Formica
- e mi era piaciuta l'idea del service, una sorta di agenzia giornalistica
dove il reporter pubblica parte dell’inchiesta e con un meccanismo
di offerte la testata la compra. Solo che la cooperativa per noi
adesso è troppo cara”. I giornalisti avevano dei contenuti
già pronti e il blog era un modo veloce ed economico per
pubblicarli subito. Ma il blog si trasformerà presto in un
sito con un proprio dominio, da usare come vetrina delle proprie
inchieste. Per adesso il lavoro su Il Carattere è collaterale
alle collaborazioni che ognuno degli autori ha con altre testate.
Eppure già un paio di servizi sono stati ripresi da Antefatto
(il sito web del Fatto Quotidiano) e da Alessandro Gilioli
sul suo blog dell’Espresso, dove la notizia ha ricevuto oltre
2.300 visite in un solo giorno. In un momento come questo vendere
è complicato e Il Carattere punta sulla pubblicità
per rientrare delle spese. Intanto il materiale viene spedito alle
testate, una mailing list con duecento contatti.
C’è, invece, chi la cooperativa di service l’ha
costituita da subito. Si chiama FPS Media ed è stata fondata
da 18 giornalisti, quasi tutti ex allievi della scuola di giornalismo
De Martino di Milano. Il lancio vero e proprio avverrà il
prossimo gennaio, ma il sito è già online, ha una
pagina su Facebook e canali su Twitter e Friendfeed. Su Facebook,
dove ha già oltre 350 fan, promuove le sue ultime iniziative
e i progressi dello start-up. L’agenzia ha già fornito
contenuti a Radio24 e ad alcuni house organs (cioè bollettini
e riviste interni alle aziende). Il principio che muove la cooperativa
è che ci sia bisogno di professionalità capaci e di
spazi nuovi sui quali operare. La “freschezza” e la
gioventù dei soci, la loro capacità di lavorare su
tutti i mezzi tecnologici rappresentano un valore aggiunto. La grande
sfida, spiegano, è sapersi “vendere”, saper fare
anche marketing sulla propria attività giornalistica.
Altri cinque giovani giornalisti praticanti hanno creato ilPicco.it,
definendolo un “portale d’informazione, attualità,
politica e cultura”. Il loro scopo è mettere al servizio
dei lettori competenza e professionalità. “Non più
solo inchieste e servizi realizzati per giornali e network televisivi
– si legge nel sito - ma anche la possibilità di pubblicare
online i risultati di indagini proposte e sostenute dai cittadini,
senza condizionamenti o pressioni editoriali”. Le notizie
non sono prodotte ogni giorno, come si può vedere dal sito,
il che fa pensare che per i giovani giornalisti quella de ilPicco.it
sia ancora un’attività collaterale rispetto alle occupazioni
principali di ciascuno.
Dall’altra parte dell’oceano il famoso editorialista
Jeff Jarvis, sul suo blog BuzzMachine, sostiene
da tempo che “il futuro del giornalismo è imprenditoriale”.
In Italia, a quanto pare, lo sta diventando anche il presente.
Guida alla rete:
To Report
Il Picco
Il Carattere
Fps Media
Spot.us
Smart News
(11 dicembre 2009)
|