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La riforma della legge 416 e le novità sul reato di diffamazione

Editoria: si va verso il multimediale

Niente appello per chi diffama: le proteste

di
Filomena Greco


Cosa bolle in pentola nel mondo dell’editoria?
Sono almeno due le novità che presto potrebbero investire il mondo dei media. La prima è il disegno di legge per la riforma della legge 416 approvato martedì dal consiglio dei ministri. La seconda riguarda la possibile modifica dell’art. 593 del codice di procedura penale che negherebbe ai giornalisti accusati in primo grado del reato di diffamazione la possibilitàdi ricorrere in appello. Il tutto è quasi coronato dalla promessa del governo di emanare un testo unico di razionalizzazione delle normative sull’editoria.

I PUNTI DELLA RIFORMA

Il prodotto editoriale. La riforma della legge 416, emanata nel 1981, mira anzitutto a ridefinire il prodotto editoriale: questo includerà, oltre alla tradizionale editoria cartacea, anche le opere multimediali e i libri. Verranno esclusi solo film e dischi.
Il credito agevolato. Ma il cuore del Ddl "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali" è il sistema di agevolazioni creditizie e fiscali destinato in particolare alle nuove iniziative multimediali. Stop, dunque, alla erogazione diretta di aiuti, come succede soprattutto per i giornali di partito: il governo punta piuttosto sugli aiuti indiretti alle aziende editoriali, tutto in nome, naturalmente, della multimedialità. La legge prevede infatti la riconversione di risorse dal sostegno diretto all’attività editoriale in credito agevolato (concessione di contributi in conto interessi sui finanziamenti, della durata massima di dieci anni, deliberati da soggetti autorizzati all’attività bancaria, nella misura del 50% degli interessi sull’importo ammesso a contributo) e sgravi fiscali per chi investe nel rinnovamento del prodotto. In parallelo saranno ridotti gli interventi diretti dello Stato a favore dell’editoria, cioè gli aiuti a fondo perduto, a eccezione delle testate italiane all'estero, dell’editoria speciale periodica per non vedenti e dell’editoria delle associazioni dei consumatori. Il credito agevolato sarà esteso a tutte le imprese partecipanti al ciclo di produzione, distribuzione e commercializzazione del prodotto editoriale e l’importo dei programmi finanziabili sarà elevato da 15 a 30 miliardi.
La previdenza. Le novità riguarderanno anche la previdenza dei giornalisti: i pubblicisti con rapporto di lavoro subordinato, per esempio, potranno passare all’Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza prima riservato solo ai giornalisti professionisti. Inoltre è in programma l’ampliamento del trattamento di cassa integrazione anche a pubblicisti e praticanti, lo sbarramento ai prepensionamenti per i poligrafici, la facoltà, per gli iscritti all'Inpgi in cassa integrazione, di optare, in un numero ammesso dal ministero del Lavoro, per il trattamento anticipato di pensione (poligrafici) e l'anticipata liquidazione della pensione a 58 anni (giornalisti). Sarà anche costituito un fondo per la mobilità e la riqualificazione dei giornalisti con facilitazioni per chi decide di uscire da aziende con esubero di personale.
Semplificazione amministrativa. La riforma inoltre favorisce la semplificazione amministrativa: viene infatti abolito l’obbligo della doppia registrazione presso i tribunali e nel registro degli operatori della comunicazione.

I link
Fnsi (federazione nazionale della stampa)
Fieg (federazione italiana editori giornali)
Dipartimento per l'informazione e l'editoria

DIFFAMAZIONE SENZA APPELLO

Il ‘pacchetto sicurezza’ ha una parola anche per i giornalisti. In particolare per quelli denunciati o condannati per aver diffamato qualcuno dalle colonne di un giornale o dai microfoni di radio e tv.

L’insieme di modifiche al codice di procedura penale in discussione in Parlamento prevede per una serie di reati minori, tra cui appunto la diffamazione a mezzo stampa, il giudizio di un unico magistrato e l’impossibilità per i giornalisti, quando in primo grado siano stati condannati ad una pena esclusivamente pecuniaria, di fare ricorso in appello.

Effettivamente quasi tutti i procedimenti penali di questo tipo si concludono con una multa pecuniaria per i giornalisti ritenuti responsabili di questo reato. Il provvedimento, dunque, finirebbe per togliere ai cronisti la possibilità di un secondo grado di giudizio una volta condannati a pagare. Giuliano Pisapia, del gruppo misto della sinistra, ha firmato un emendamento per reintrodurre la possibilità di ricorrere all’appello per i giornalisti rei di aver diffamato qualcuno, dando loro una seconda possibilità in tribunale.

Questo dibattito arriva proprio nel momento in cui l’Istituto internazionale per la stampa (Ipi), con sede a Vienna, rende pubblico il suo rapporto annuale sullo stato della libertà di stampa nel mondo. E a proposito dell’Italia individua proprio nella normativa sul reato di diffamazione a mezzo stampa un "pesante rischio per la libertà di stampa". Tra i casi più recenti c’è la condanna del tribunale civile di Roma di Marco Travaglio, giornalista de ‘La Repubblica’, a pagare 80 milioni di risarcimento al deputato di Forza Italia Cesare Previti. Oltre al risarcimento di tre miliardi chiesto in tribunale dal presidente del consiglio Massimo D’Alema per una vignetta di Giorgio Forattini, pubblicata nell’ottobre scorso su ‘La Repubblica’.

Tra le soluzioni possibili per impedire che la normativa italiana sulla diffamazione minacci l’indipendenza dei giornalisti c’è la proposta sostenuta dal presidente della Camera Luciano Violante. La sua soluzione punta a rivalutare l’istituto della rettifica come adempimento adeguato non solo a soddisfare la pretesa risarcitoria della persona danneggiata, ma anche come strumento capace, in certe condizioni, di estinguere il reato stesso, evitando il ricorso al procedimento penale.

I link
L'Istituto internazionale della stampa
Il rapporto sulla libertà di stampa

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(16 febbraio 2000)

   

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