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La riforma della legge 416 e le novità sul reato di diffamazione Editoria: si va verso il multimediale Niente
appello per chi diffama: le proteste |
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Sono almeno due le novità che presto potrebbero investire il mondo dei media. La prima è il disegno di legge per la riforma della legge 416 approvato martedì dal consiglio dei ministri. La seconda riguarda la possibile modifica dellart. 593 del codice di procedura penale che negherebbe ai giornalisti accusati in primo grado del reato di diffamazione la possibilitàdi ricorrere in appello. Il tutto è quasi coronato dalla promessa del governo di emanare un testo unico di razionalizzazione delle normative sulleditoria. Il prodotto
editoriale. La riforma della legge 416, emanata
nel 1981, mira anzitutto a ridefinire il prodotto
editoriale: questo includerà, oltre alla tradizionale
editoria cartacea, anche le opere multimediali e i libri.
Verranno esclusi solo film e dischi. I link
Linsieme di modifiche al codice di procedura penale in discussione in Parlamento prevede per una serie di reati minori, tra cui appunto la diffamazione a mezzo stampa, il giudizio di un unico magistrato e limpossibilità per i giornalisti, quando in primo grado siano stati condannati ad una pena esclusivamente pecuniaria, di fare ricorso in appello. Effettivamente quasi tutti i procedimenti penali di questo tipo si concludono con una multa pecuniaria per i giornalisti ritenuti responsabili di questo reato. Il provvedimento, dunque, finirebbe per togliere ai cronisti la possibilità di un secondo grado di giudizio una volta condannati a pagare. Giuliano Pisapia, del gruppo misto della sinistra, ha firmato un emendamento per reintrodurre la possibilità di ricorrere allappello per i giornalisti rei di aver diffamato qualcuno, dando loro una seconda possibilità in tribunale. Questo dibattito arriva proprio nel momento in cui lIstituto internazionale per la stampa (Ipi), con sede a Vienna, rende pubblico il suo rapporto annuale sullo stato della libertà di stampa nel mondo. E a proposito dellItalia individua proprio nella normativa sul reato di diffamazione a mezzo stampa un "pesante rischio per la libertà di stampa". Tra i casi più recenti cè la condanna del tribunale civile di Roma di Marco Travaglio, giornalista de La Repubblica, a pagare 80 milioni di risarcimento al deputato di Forza Italia Cesare Previti. Oltre al risarcimento di tre miliardi chiesto in tribunale dal presidente del consiglio Massimo DAlema per una vignetta di Giorgio Forattini, pubblicata nellottobre scorso su La Repubblica. Tra le soluzioni possibili per impedire che la normativa italiana sulla diffamazione minacci lindipendenza dei giornalisti cè la proposta sostenuta dal presidente della Camera Luciano Violante. La sua soluzione punta a rivalutare listituto della rettifica come adempimento adeguato non solo a soddisfare la pretesa risarcitoria della persona danneggiata, ma anche come strumento capace, in certe condizioni, di estinguere il reato stesso, evitando il ricorso al procedimento penale. I link (16 febbraio 2000) Copyright © 1998-2003 "il Ducato on line" testata giornalistica multimediale della Scuola di giornalismo di Urbino (Ifg), via della Stazione 61029 Urbino. Tel 0722 - 350581 Fax 328336 |
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