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Le regole, i linguaggi e gli spazi per parlare correttamente ai minori

Quando anche loro vogliono sapere

La guerra riaccende le polemiche sull'informazione per i ragazzi

di Chiara Righetti

È un articolo di Repubblica a lanciare l'allarme, il 31 marzo: oltre tre milioni di bambini incollati davanti alla televisione, a guardare lo spettacolo della guerra. Un calcolo basato sui dati Auditel della prima settimana dall'attacco in Iraq. Dati in base ai quali, nella generale lievitazione degli ascolti, la fascia che registra una crescita maggiore è proprio quella dei bambini dai 4 ai 14 anni. Lasciati soli davanti allo schermo, esposti a immagini di violenza non filtrate in barba a tutti i codici e le carte.

Il tutto a soli quattro mesi dall'approvazione del nuovo Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori in Tv, che amplia le precedenti normative, a cominciare dalla Carta di Treviso, siglata nel 1995, e introduce alcune novità:

  • si estende la fascia dei minori da tutelare da 14 a 18 anni;
  • si stabilisce che ai ragazzi sia dedicata una programmazione specifica dalle 16 alle 19;
  • si istituisce un Comitato di controllo e un sistema di sanzioni.

Ma davvero la situazione è così drammatica?
Secondo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori, questi dati vanno letti con cautela: "l'Auditel, si sa, è poco affidabile. Il problema vero è che i bambini sono quotidianamente sovraesposti alla Tv, in tempo di guerra come in tempo di pace". E' d'accordo anche Marina D'Amato, che insegna Sociologia delle comunicazioni di massa all'Università di Roma Tre. Ma se per Marziale il problema primario è proteggere i bambini dalle scene traumatiche, la D'Amato tiene soprattutto a sottolineare che per i bambini sapere della guerra è fondamentale: "loro vivono la loro realtà, il loro tempo, per cui possono e devono sapere. Anzi, togliere loro la storia è un danno irreparabile per la loro formazione".

Parlare o tacere?
Emidio Carboni, direttore di Erasmo, l'unico quotidiano italiano per bambini, racconta che dopo l'11 settembre scrisse ai suoi lettori, spiegando che la redazione non sapeva che fare: parlare o tacere? E fu sommerso di lettere di risposta in cui i ragazzini dicevano: "No, devi dirci la verità, non vogliamo essere imbrogliati". Quindi via con due numeri speciali per spiegare il nuovo terrorismo, partendo dalla storia di Israele. "Perché ai bambini le cose vanno spiegate" ribadisce Rossana Sisti, responsabile di Popotus, il tabloid d'informazione per bambini che esce giovedì e sabato con l'Avvenire (questo mese in edicola tutti i giorni). Anche Maria Teresa Saccone, giornalista del GT Ragazzi, in onda su Raitre tutti i pomeriggi, è sicura che ne valga la pena.
Così passa anche la paura. Racconta Rossana Sisti che nelle prime settimane di guerra a Popotus erano perplessi. Non si spiegavano perché arrivassero "poche" lettere di bambini spaventati: "poi abbiamo capito. Forse i nostri lettori non hanno paura proprio perché sono informati".

Quell'informazione che non c'è
A questo punto il problema non è più se informare i bambini, ma come farlo e chi lo fa. Per la televisione, il Codice Gasparri prevede l'impegno delle emittenti a creare programmi d'informazione espressamente dedicati ai bambini. Eppure molte indagini rivelano il disinteresse delle reti rispetto a questa fascia di pubblico. Secondo Marziale "non faranno mai un palinsesto ad hoc, e sa perché? Perché nei programmi per minori c'è un tetto di inserzioni pubblicitarie da non superare. E ormai sono loro, gli inserzionisti, i veri padroni del palinsesto".

Come parlare ai bambini?
C'è anzitutto un problema di linguaggio, racconta Carboni, che prima di esordire col giornale ha trascorso anni tra i bambini delle elementari per imparare le "loro" parole. Anche il GT Ragazzi, da qualche tempo, ha inventato il Vocabolarietto della guerra, per spiegare i concetti più difficili. Ma ai bambini si può dire proprio tutto? Vanno evitate le immagini più crude, ma senza nascondere il dolore. "Insomma non li complichiamo più del dovuto", spiega il direttore di Erasmo: "loro chiedono solo semplicità". Ma non troppa: "ci sforziamo di dare l'idea della complessità - precisa la Sisti - di non ridurre tutto a una dicotomia tra buoni e cattivi. Ma senza indulgere alle dietrologie, anche perché coi bambini non attaccano". A loro interessano le storie.

Il segreto dunque è colpire la fantasia, inventare spazi di partecipazione, come l'ultima iniziativa del GT Ragazzi: una raccolta di lettere e disegni da spedire ai bambini iracheni. Infine tutti concordano nel dire che informare è il solo modo per educare all'impegno, per far rinascere nei bambini la curiosità. Spiega Carboni: "abbiamo capito che il solo modo per far venire la voglia di leggere è agire sui piccoli, a 13 anni la partita è già chiusa. Quindi avanti tutta - conclude - magari con un pizzico di follia".

Intervista a Antonio Marziale

Intervista a Marina D'Amato

Intervista a Emidio Carboni

Intervista a Rossana Sisti

Intervista a Maria Teresa Saccone

Link esterni

Articolo

Codice di autoregolamentazione Tv e minori

Carta di Treviso

Osservatorio dei minori

GT Ragazzi

Popotus

Erasmo

(14 aprile 2003)

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