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Tredici pagine per spiegare esattamente cosa possono e cosa
non possono fare i giornalisti embedded - "incastonati", letteralmente
- nelle unità delle Forze armate che operano in Iraq.
Sono le
linee guida del dipartimento della Difesa americano, a
diffusione interna, datate 3 febbraio, per
la prima volta tradotte in italiano. "Nessuno ha mai controllato
i miei pezzi" dice Monica Maggioni, del Tg1, unica giornalista
italiana "embedded", raggiunta da "Il Ducato online"
per posta elettronica nel deserto iracheno a sud di Karbala,
dove è al seguito di un'unità di aviazione.
Nell'intervista,
la Maggioni afferma di essersi finora semplicemente limitata
a rispettare regole ispirate al buon senso, già seguite altrove
pur in assenza di obblighi formali. Certo, i militari controllano,
ma regolano l'accesso ai dettagli operativi e alle altre informazioni
sensibili che l'esercito vuole proteggere per non compromettere
l'efficacia delle operazioni, fino a che queste non si sono
concluse. Al di fuori di questo tipo di informazioni, i giornalisti
possono in teoria riferire quello che vogliono.
La filosofia del dipartimento della Difesa
In Iraq si combattono due guerre: una sul campo, l'altra
di comunicazione. "Abbiamo bisogno di raccontare le cose come
sono - buone o cattive - prima che altri seminino nei media
disinformazione e distorsioni, come senza dubbio continueranno
a fare", scrive il dipartimento della Difesa. Gli americani,
insomma, ritengono vantaggioso che si racconti quello che
succede: ecco perché hanno portato con loro gli embedded",
alcuni dei quali scortati fino alla prima linea.
La sicurezza alla fonte
L'operazione è ovviamente delicata: si tratta - come si legge
nel documento - di "bilanciare l'esigenza di apertura ai media"
e "le esigenze di sicurezza delle operazioni". Una sicurezza
che il dipartimento della Difesa afferma di voler tutelare
alla fonte: il filtro dei militari deve agire a livello dell'accesso
dei giornalisti alle informazioni, non con controlli ex-post
su articoli e servizi televisivi confezionati. Poiché le interviste
con i membri dell'esercito devono essere tutte "on the record",
ovvero riferibili nella loro interezza, diventa cruciale ciò
che i militari dicono e lasciano vedere ai giornalisti.
Le regole di comportamento
Il dipartimento della Difesa individua a questo proposito
due categorie di informazioni: la prima comprende dati che
si possono diffondere, la seconda elementi "sensibili" che
non possono essere diffusi fino a quando la loro pubblicazione
o trasmissione può pregiudicare l'efficacia delle operazioni
militari e mettere in pericolo vite umane.
Alcuni dati che si possono diffondere:
- Cifre approssimative sulle forze amiche
- Cifre approssimative sulle perdite amiche
- Cifre confermate sul personale nemico detenuto o catturato
Informazioni e posizione degli obiettivi militari precedentemente
sotto attacco
- Data, ora e posizione di precedenti missioni e azioni
militari convenzionali, in termini generici
- Numero di combattimenti aerei o missioni di ricognizione
o sortite di singoli velivoli
- Tipo di forze coinvolte (difesa aerea, fanteria, unità
blindate, marines)
Alcuni dati che non possono essere diffusi fino a quando
ciò non pregiudichi le operazioni:
- Numero esatto di truppe nelle unità al di sotto del livello
dei corpi d'armata
- Numero esatto dei velivoli nelle unità al livello (o sotto)
dei corpi di spedizione aerea
- Numeri esatti su altri equipaggiamenti o dotazioni tecniche
critiche (artiglieria, carri armati, mezzi da sbarco, radar,
camion, acqua, ecc.)
- Nomi delle installazioni militari o di specifiche posizioni
geografiche di unità militari
- Informazioni riguardanti future operazioni
- Informazioni sui combattimenti in corso, a meno che siano
autorizzate dal comandante sul campo
- Informazioni specifiche su movimenti di truppe amiche,
schieramenti tattici e disposizioni che pregiudicherebbero
la sicurezza delle operazioni o vite umane
I due elenchi, uniti alle norme su come riferire notizie
sui feriti, costituiscono le cosiddette "regole di comportamento"
(ground rules), sottoscritte dai giornalisti. In sostanza
non possono essere riportati i dettagli operativi. Chi infrange
le regole di comportamento rischia l'allontanamento. "So che
un paio di giornalisti che hanno rivelato con precisione millimetrica
la località in cui si trovavano sono stati espulsi dall'embedding"
conferma Monica Maggioni.
Il controllo successivo
Gli elenchi forniti dal dipartimento della Difesa, però,
non esauriscono tutte le situazioni che si possono presentare
sul teatro di guerra. L'osservazione di movimenti di truppe,
preparativi per la battaglia, potenzialità di materiali possono
preludere alla diffusione di dati sensibili che i militari
hanno il compito di evitare, principalmente attraverso un
avvertimento preventivo dei giornalisti. Se questi sono inavvertitamente
esposti a informazioni del genere, possono essere invitati
a rimuoverle dai loro pezzi, o a non trasmetterli fino a quando
non perderanno il loro carattere di riservatezza. Ma c'è anche
una terza possibilità: per seguire un'operazione ritenuta
interessante dal dipartimento della Difesa, il comandante
può offrire al giornalista l'accesso a uno scenario di guerra
potenzialmente fonte di informazioni sensibili, chiedendo
in cambio di accettare una revisione successiva del proprio
articolo o servizio. "Nessun cambiamento editoriale", si legge
nel documento: il giornalista dovrà rimettere mano al proprio
lavoro solo per cancellare informazioni sensibili. "Il lavoro
sottoposto a controllo più stretto - conferma Monica Maggioni
- è quello dei giornalisti Usa che vengono portati sulla primissima
linea di combattimento".
Link
Il
documento originale della Difesa Usa (file .pdf)
Le linee guida tradotte in italiano
Intervista a Monica Maggioni
(8 aprile 2003)
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