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Le linee guida (tradotte) del Dipartimento della Difesa americano

Embedded: ecco le regole

Cosa è permesso e cosa no ai giornalisti aggregati alle truppe Usa

di Alessandro Papayannidis

Tredici pagine per spiegare esattamente cosa possono e cosa non possono fare i giornalisti embedded - "incastonati", letteralmente - nelle unità delle Forze armate che operano in Iraq. Sono le linee guida del dipartimento della Difesa americano, a diffusione interna, datate 3 febbraio, per la prima volta tradotte in italiano. "Nessuno ha mai controllato i miei pezzi" dice Monica Maggioni, del Tg1, unica giornalista italiana "embedded", raggiunta da "Il Ducato online" per posta elettronica nel deserto iracheno a sud di Karbala, dove è al seguito di un'unità di aviazione.

Nell'intervista, la Maggioni afferma di essersi finora semplicemente limitata a rispettare regole ispirate al buon senso, già seguite altrove pur in assenza di obblighi formali. Certo, i militari controllano, ma regolano l'accesso ai dettagli operativi e alle altre informazioni sensibili che l'esercito vuole proteggere per non compromettere l'efficacia delle operazioni, fino a che queste non si sono concluse. Al di fuori di questo tipo di informazioni, i giornalisti possono in teoria riferire quello che vogliono.

La filosofia del dipartimento della Difesa

In Iraq si combattono due guerre: una sul campo, l'altra di comunicazione. "Abbiamo bisogno di raccontare le cose come sono - buone o cattive - prima che altri seminino nei media disinformazione e distorsioni, come senza dubbio continueranno a fare", scrive il dipartimento della Difesa. Gli americani, insomma, ritengono vantaggioso che si racconti quello che succede: ecco perché hanno portato con loro gli embedded", alcuni dei quali scortati fino alla prima linea.

La sicurezza alla fonte

L'operazione è ovviamente delicata: si tratta - come si legge nel documento - di "bilanciare l'esigenza di apertura ai media" e "le esigenze di sicurezza delle operazioni". Una sicurezza che il dipartimento della Difesa afferma di voler tutelare alla fonte: il filtro dei militari deve agire a livello dell'accesso dei giornalisti alle informazioni, non con controlli ex-post su articoli e servizi televisivi confezionati. Poiché le interviste con i membri dell'esercito devono essere tutte "on the record", ovvero riferibili nella loro interezza, diventa cruciale ciò che i militari dicono e lasciano vedere ai giornalisti.

Le regole di comportamento

Il dipartimento della Difesa individua a questo proposito due categorie di informazioni: la prima comprende dati che si possono diffondere, la seconda elementi "sensibili" che non possono essere diffusi fino a quando la loro pubblicazione o trasmissione può pregiudicare l'efficacia delle operazioni militari e mettere in pericolo vite umane.

Alcuni dati che si possono diffondere:

  • Cifre approssimative sulle forze amiche
  • Cifre approssimative sulle perdite amiche
  • Cifre confermate sul personale nemico detenuto o catturato Informazioni e posizione degli obiettivi militari precedentemente sotto attacco
  • Data, ora e posizione di precedenti missioni e azioni militari convenzionali, in termini generici
  • Numero di combattimenti aerei o missioni di ricognizione o sortite di singoli velivoli
  • Tipo di forze coinvolte (difesa aerea, fanteria, unità blindate, marines)

Alcuni dati che non possono essere diffusi fino a quando ciò non pregiudichi le operazioni:

  • Numero esatto di truppe nelle unità al di sotto del livello dei corpi d'armata
  • Numero esatto dei velivoli nelle unità al livello (o sotto) dei corpi di spedizione aerea
  • Numeri esatti su altri equipaggiamenti o dotazioni tecniche critiche (artiglieria, carri armati, mezzi da sbarco, radar, camion, acqua, ecc.)
  • Nomi delle installazioni militari o di specifiche posizioni geografiche di unità militari
  • Informazioni riguardanti future operazioni
  • Informazioni sui combattimenti in corso, a meno che siano autorizzate dal comandante sul campo
  • Informazioni specifiche su movimenti di truppe amiche, schieramenti tattici e disposizioni che pregiudicherebbero la sicurezza delle operazioni o vite umane

I due elenchi, uniti alle norme su come riferire notizie sui feriti, costituiscono le cosiddette "regole di comportamento" (ground rules), sottoscritte dai giornalisti. In sostanza non possono essere riportati i dettagli operativi. Chi infrange le regole di comportamento rischia l'allontanamento. "So che un paio di giornalisti che hanno rivelato con precisione millimetrica la località in cui si trovavano sono stati espulsi dall'embedding" conferma Monica Maggioni.

Il controllo successivo

Gli elenchi forniti dal dipartimento della Difesa, però, non esauriscono tutte le situazioni che si possono presentare sul teatro di guerra. L'osservazione di movimenti di truppe, preparativi per la battaglia, potenzialità di materiali possono preludere alla diffusione di dati sensibili che i militari hanno il compito di evitare, principalmente attraverso un avvertimento preventivo dei giornalisti. Se questi sono inavvertitamente esposti a informazioni del genere, possono essere invitati a rimuoverle dai loro pezzi, o a non trasmetterli fino a quando non perderanno il loro carattere di riservatezza. Ma c'è anche una terza possibilità: per seguire un'operazione ritenuta interessante dal dipartimento della Difesa, il comandante può offrire al giornalista l'accesso a uno scenario di guerra potenzialmente fonte di informazioni sensibili, chiedendo in cambio di accettare una revisione successiva del proprio articolo o servizio. "Nessun cambiamento editoriale", si legge nel documento: il giornalista dovrà rimettere mano al proprio lavoro solo per cancellare informazioni sensibili. "Il lavoro sottoposto a controllo più stretto - conferma Monica Maggioni - è quello dei giornalisti Usa che vengono portati sulla primissima linea di combattimento".


Link

Il documento originale della Difesa Usa (file .pdf)

Le linee guida tradotte in italiano

Intervista a Monica Maggioni

 

(8 aprile 2003)

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