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Un vecchia catena di S.Antonio continua a circolare in rete. E spesso finisce sui giornali

Quando la solidarietà diventa "bufala"

Stavolta è Panorama a pubblicare l'appello di Nunzio Incorvaia. Ma lui non c'entra (quasi) nulla

di Germano Antonucci

Bufale, catene di S.Antonio, iniziative di solidarietà telematica: gli utenti di Internet sono ormai abituati a ricevere nella propria casella di posta elettronica richieste di aiuto più o meno veritiere. Di solito gli utenti più scaltri sanno che si tratta di leggende metropolitane o, al massimo, di inutili messaggi nella bottiglia lanciati nel mare magnum della rete. Qualche volta, però, abboccano pesci grossi. Tipo giornali importanti, radio e televisioni.  
L'ultimo a cadere in trappola è stato Cesare Lanza. Sul numero di questa settimana di Panorama, nella rubrica "Veline e Veleni", il giornalista lancia un appello per salvare la vita di una ragazza: si cerca un donatore di midollo osseo, con gruppo sanguigno B positivo.In calce, sono riportati il nome e il numero di telefono di Nunzio Incorvaia, del dipartimento di fisica del Politecnico di Milano, che appare così come il responsabile dell'iniziativa, o quantomeno il referente.

L'appello pubblicato su Panorama

Il buon Cesare Lanza afferma di aver ricevuto l'appello tramite e-mail e di aver voluto "partecipare a un'iniziativa importante". Il fatto è che l'appello è piuttosto vecchio. Fu lanciato parecchi anni fa e la ragazza in questione è stata operata nell'aprile '99. Questa sorta di catena di S.Antonio, a quanto pare, riemerge periodicamente senza motivo, forse ripescata da qualche utente un po' distratto. E molti giornalisti continuano a cascarci.

La cosa buffa è che Nunzio Incorvaia con quel messaggio non c'entra nulla. O quasi. Lui è solo uno dei tanti che hanno partecipato alla catena. Per uno strano scherzo del destino il suo nome è stato associato all'intera iniziativa e così, periodicamente, la sua casella di posta elettronica viene inondata da offerte di aiuto. Per non parlare delle telefonate. "Non è la prima volta - afferma l'involontario protagonista della vicenda - che il mio nome e il mio numero di telefono vengono pubblicati a sproposito. È successo anche con il Corriere della Sera, con l'Espresso, con Repubblica e con alcuni network radiofonici nazionali, oltre a numerosi giornali e tv locali". Eppure basterebbe una rapida ricerca in rete o una semplice telefonata per verificare che l'appello è vecchio e che contiene numerose imprecisioni. Quello che ha fatto, ad esempio, Repubblica.it: la redazione on line del quotidiano è stata la prima a contattare Nunzio Incorvaia e a segnalare il caso.

Tempo fa è intervenuta anche l'Admo (Associazione Donatori di Midollo Osseo) per tentare di fermare la divulgazione del messaggio. "Il gruppo sanguigno - spiegano all'Admo - non è assolutamente indicativo per la ricerca di un midollo osseo compatibile. La compatibilità tra non consanguinei è rarissima, circa 1 su 100.000". Al di là delle buone intenzioni, insomma, il messaggio, così come circola adesso in rete, e così come viene riportato dai giornali, è praticamente inutile.

Se dagli utenti normali qualche leggerezza può essere perdonata, da parte dei giornalisti ci si aspetterebbe una maggiore attenzione. "Continuano a pubblicare il mio nome e il mio numero di telefono - dice Incorvaia - alla faccia della privacy. Senza fare i necessari accertamenti. Non mi pare molto professionale, soprattutto per una questione così importante come la salute di una ragazza".

Nunzio Incorvaia ha chiesto ad alcuni dei maggiori quotidiani nazionali di pubblicare una rettifica in proposito. Il povero malcapitato, inoltre, non ha cambiato né indirizzo di posta elettronica né numero di telefono: rispondendo alle offerte di aiuto e alle richieste di informazioni, spera di porre fine, prima o poi, alla incontrollata propagazione dell'appello. "Non ho intrapreso azioni legali - sostiene Incorvaia - solo perché si presuppone che dietro comportamenti di questo tipo da parte dei giornalisti ci sia buona fede. Oltre a tanta superficialità".

Insomma, le vie della rete sono lastricate di buone intenzioni. Certe volte, però, bisogna stare attenti a non scivolarci sopra.

(3 aprile 2001)

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