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Previsto uno sciopero il 16 gennaio contro la selezione

"Le polemiche sommergono il concorso Rai"

Le posizioni dei precari e dell'Usigrai


di
Simona Manna


E' uscito il bando per il nuovo concorso Rai. Tutti contenti? Manco per niente. Proteste e rabbia esplodono proprio all'interno degli edifici di Saxa Rubra: chi si lamenta sono i precari Rai, che definiscono il concorso addirittura illegittimo.

Il bando comincia così: "La Rai - Radiotelevisione Italiana effettuerà una selezione riservata a giornalisti professionisti, finalizzata alla creazione del bacino di reperimento del personale giornalistico da assumere con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato o determinato, in qualità di redattore". La prima contestazione che portano avanti i precari, che chiedono di non essere citati, è proprio in riferimento ai propositi della Rai sopracitati: la selezione, per la maggioranza, sarebbe solo la conferma di una condizione già esistente, di precariato. I posti sicuri sono solo 30. Gli altri 320 contratti, a tempo determinato, possono essere una buona opportunità solo per chi accede per la prima volta alle sedi di mamma Rai.

La protesta non è rivolta soltanto alla Rai, ma colpisce anche l'Usigrai, accusato di aver contrattato le quote di assunzioni in privato, senza tenere conto della posizione di assoluto dissenso che i precari avevano sostenuto, nei confronti del concorso, in tre assemblee precedenti alla pubblicazione del bando.

E' tanta la tensione, dunque, tra precari e sindacato. Gli uni sostengono che il concorso è una farsa, e che le poche agevolazioni di cui beneficiano sono inutili. L'altro sostiene esattamente il contrario. Roberto Natale, segretario dell'Usigrai, afferma che i precari hanno ottenuto molti elementi di favore: non devono conoscere perfettamente una lingua straniera e non devono essere laureati, possono scegliere di presentarsi con un video-curriculum (che è elemento preferenziale e di difficile realizzazione per chi non ha già pratica in questo mestiere) e, per chi ha collaborato per più di 500 giorni dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2000, è garantita la possibilità di continuare a collaborare.

I precari però non sono contenti. Vogliono una selezione solo se questa consente loro di accedere a un posto sicuro. Diversamente, concorrere per ciò che già hanno è un assurdo e anzi, secondo loro, la compartecipazione a questo concorso di precari e esterni limiterebbe sia l'una che l'altra schiera: l'esterno potrebbe ridurre le possibilità al precario di un posto sicuro, così come potrebbe essere travolto da un'ondata di precari che verranno sicuramente riconfermati. E' difficile, però, scindere in categorie gli aspiranti al posto in Rai. E' più facile, magari, selezionare tutti con un criterio meritocratico.

Gli unici a gioire sono gli studenti delle scuole di giornalismo riconosciute dall'Ordine, che possono accedere al concorso anche se non possiedono titolo di laurea. Finalmente i requisiti richiesti non sono solo relativi alla cultura ma puntano soprattutto sulle competenze, tant'è vero che una delle prove è la redazione di un testo e di uno stand up.

Il polverone sollevato non è destinato a posarsi velocemente. Il 16 gennaio è previsto uno sciopero bianco dei precari, che utilizzeranno la paga della giornata per istituire un fondo comune. Entro breve infatti è prevista una spesa: è stato incaricato uno studio legale di una perizia giuridica del bando di concorso, al termine della quale è previsto che scatteranno molti ricorsi. Natale, commentando la scelta dello sciopero, risponde che i colleghi sono stati tutelati e che sono stati riservati loro trattamenti di favore. La selezione, però, deve esserci per forza. Diversamente, è lui a chiederlo, se non la selezione, quale può essere il criterio?

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(12 gennaio 2001)

   

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