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Scambi di accuse dopo l'annuncio del ricorso al Tar contro il bando del nuovo concorso per l'assunzione dei giornalisti Rai

Rai e Ordine dei giornalisti
guerra a colpi di comunicati stampa

Tre repliche in meno di 24 ore


di
Andrea Biondi


Botta e risposta tra i vertici della Rai e l'Ordine nazionale dei giornalisti. Sotto accusa il bando di concorso per le assuzioni di giornalisti in Rai di cui, in precedenza, si è già occupato il Ducato online.

L'Ordine, con una decisione a maggioranza del suo Consiglio, ha deciso ieri di ricorrere al Tar, contestando principalmente il punto del bando in cui viene specificato che "potranno partecipare alla selezione giornalisti professionisti in possesso del diploma di laurea conseguito presso università italiane". Non si tratta di una novità, dal momento che un precedente bando Rai era rivolto ai giovani praticanti in possesso di una laurea, peraltro conseguita col massimo dei voti.

La legge però non prevede che si debba esser laureati per diventare giornalisti professionisti regolarmente iscritti all'Albo e per questo l'Ordine ritiene il requisito inaccettabile perchè discriminatorio nei confronti dei giornalisti professionisti non laureati.

La replica dei vertici dell'emittente pubblica è affidata a un comunicato stampa emesso ieri stesso alle 20.12.
"Si ricorda che sui criteri con cui un'azienda assume le risorse di suo interesse, nessuno dall'esterno è abilitato a intervenire. Quersto è pacifico a tutti, tranne che all'Ordine dei giornalisti. Che equivoca (forse ad arte?) tra i requisiti sanciti dall'Ordine per esercitare la professione giornalistica e i criteri autonomi aziendali nelle procedure di selezione (...) Vorremmo che l'Ordine capisse che non è nelle sue disponibilità dettare leggi alle aziende".

A questo punto è il presidente dell'Ordine, Petrina, a intervenire con un comunicato poco dopo le 12.30 di oggi, in cui contesta innanzitutto "l'ora poco potabile per i giornali" in cui la Rai ha replicato all'annuncio del ricorso al Tar.
Un attacco alla dirigenza Rai le cui "sintetiche frequentazioni sindacali non sono servite ad approfondire i perché, con la legge dello Stato, esiste un ente di diritto pubblico preposto alla tutela dell'informazione e del modo di esercitarla in questo Paese".

Riguardo all'autonomia nella scelta del personale da assumere, "Zaccaria e Celli, persone amabili, hanno parzialmente ragione(...) E difatti non sono mai intervenuto sui criteri stabiliti da Mediaset, Tmc o altri network nazionali. Dimenticano gli amabili dirigenti Rai che esiste un'espressione da loro spesso usata, 'servizio pubblico', in nome della quale chiedono un canone agli italiani attraverso il volto piacevoile di Gigi Proietti(...) La qualità e l'obiettività sono argomenti inerenti la funzione dell'Ordine. Con rispetto - da parte mia sì - di ruoli e funzioni credo che sia doverosa una riflessione più approfondita di Zaccaria, Celli e dei loro colleghi del Consiglio d'amministrazione. Da qualche tempo infatti l'informazione Rai appare una 'navicella in gran tempesta'. E non per colpa dell'Ordine".

Botta e rispostra. Sono, infatti, le 16.34 e dall'ufficio stampa Rai un nuovo comunicato attacca Mario Petrina.
"Come immaginavamo il presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, non avendo argomenti per rispondere, la butta sui massimi sistemi".
Viene ribadita la convinzione che la richiesta di bloccare la selezione di giornalisti impugando il bando, sia un'interferenza nell'attività di un'azienda "che per quanto concessionaria di servizio pubblico, è pur sempre una Spa regolata dal codice civile. Il resto degli svolazzi su 'navicelle e tempeste' appartiene solo a una vena poetica scadente".

Il bando per il nuovo concorso Rai è stato accompagnato da subito da propositi per nulla pacifici. Ma nell'arco di poco più di una giornata ha assunto le sembianze di un vero e proprio duello di ormai lontana memoria.

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(26 gennaio 2001)

   

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