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Per meriti speciali acquisiti sul campo, ieri il direttore
del "Corriere della Sera" Ferruccio de Bortoli l'ha promossa
inviata speciale: Maria Grazia Cutuli, dal 1999 e fino a ieri
redattrice ordinaria del quotidiano di via Solferino, su quel
campo - di battaglia, in Afghanistan - ieri ci ha rimesso
la vita. Con lei sono stati uccisi tre uomini tra cui il giornalista
de "El Mundo" ed ex corrispondente dall'Italia Julio Fuentes.
Proprio con Fuentes aveva condiviso l'ultimo scoop: lunedì
sul "Corriere della Sera" lei e su "El Mundo" lui (con la
collaborazione di Burton) avevano raccontato dei depositi
di gas nervino trovati nelle basi abbandonate di Al Qaeda.
Circolava un sospetto, ieri al Corriere: che l'agguato fatale
sia stato una ritorsione per quegli articoli di lunedì.
Nel commento a lei dedicato, intitolato "Il fiore della passione",
oggi Ferruccio de Bortoli scrive: "Noi non abbiamo elementi
per ritenere che le domande poste da Maria Grazia e da Julio
Fuentes (con Harry Burton) per scrivere il loro ultimo articolo
possano averli messi ulteriormente in pericolo". Maria Grazia
Cutuli, catanese, era stata assunta nel 1999 dal "Corriere
della Sera": "Effettivamente è arrivata da noi un po' tardi"
ha detto ieri Antonio Ferrari.
Laureatasi in Filosofia nella sua città, si era trasferita
a Milano dove era stata allieva della scuola di giornalismo;
in seguito era stata assunta a "Centocose" prima e ad "Epoca"
poi. Proprio per quest'ultimo periodico riesce ad andare in
altre zone di guerra: Bosnia, Congo, Sierra Leone, Cambogia,
Afghanistan. E per "Epoca" aveva intervistato i genitori di
Ilaria Alpi, la giornalista della Rai uccisa in Somalia nel
1994. L'Africa era la sua grande passione: il suo sogno, però,
era diventare corrispondente da Gerusalemme.
Finita l'esperienza a "Epoca" per la crisi del periodico,
si iscrive a un corso di peacekeeping alle Nazioni
Unite e poi parte per il Ruanda come volontaria per l'Alto
Commissariato per i diritti umani. Nel 1997, tornata in Italia,
accetta un contratto a termine al "Corriere".
"Maria Grazia è stata uccisa tra Jalalabad e Kabul": la
voce è arrivata al quotidiano milanese verso le 11 del mattino
di ieri e nelle redazioni milanese e romana del quotidiano
è cominciata subito la ricerca di una conferma (o di una smentita)
ufficiale.
È stato il ministro degli Esteri, Renato Ruggiero,
a certificare la veridicità dell'accaduto intorno alle 17:
"E' con grande tristezza e dolore che confermiamo le notizie
di testimonianze secondo le quali in Afghanistan sono morti
quattro inviati, tra cui una giornalista italiana". In precedenza
lo stesso ministro aveva telefonato al direttore del quotidiano
di via Solferino, Ferruccio de Bortoli, per confermare la
notizia dell'agguato teso da talebani armati di kalashnikov.
Maria Grazia Cutuli aveva 39 anni, non era sposata e non aveva
figli. Come ha riferito ieri una collega al Tg1, con Julio
Fuentes era stata a lungo fidanzata. Si erano ritrovati in
Afghanistan dove lei aveva festeggiato l'ultimo compleanno
poche settimane fa. Era laggiù da un mese e mezzo per raccontare
la guerra, e voleva arrivare a Kabul, la capitale, prima di
tornare in Italia. Peraltro "Il Corriere della Sera" le aveva
già chiesto di rientrare, ma la giornalista aveva chiesto
di poter restare nella zona di guerra. Arrivata la conferma
ufficiale della sua uccisione, ieri de Bortoli alle 18 l'ha
ricordata davanti ai redattori, accomunandone il destino ad
un altro collega ucciso, Walter Tobagi. "Era una giornalista
entusiasta che amava essere in prima linea" ha detto de Bortoli.
Oggi, al congresso di Montesilvano, il segretario della Federazione
nazionale della stampa, Paolo Serventi Longhi, ha ricordato
la collega uccisa, chiedendo un minuto di silenzio in memoria
di Maria Grazia Cutuli.
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