RISORSE:
Giornali Italiani | Giornali esteri | Radio e Tv italiane | Radio e Tv straniere| Agenzie italiane |
Scuole di giornalismo italiane | Scuole estere | Istituzioni professionali | Sindacato e associazioni

Sede e Corsi
  Studi
  Stage
  Docenti
  Allievi
  Bando
  Domanda di iscrizione

Ducato tv
  Radio Ducato
  Ducato Notizie
  Il Ducato

  Scrivi alla redazione
  Scrivi alla segreteria

   
I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
  I lavori di fine corso del biennio 2000-2002

 

Trasatti: "Anche noi cambiamo il mondo". Gnocchi: "Ma senza fare rivoluzioni"

Giornalisti a scuola di sociale

I dieci anni del seminario di Capodarco

di Chiara Righetti

Alla parola redattore si può affiancare un aggettivo? La domanda non è ovvia se Ferruccio De Bortoli, Enrico Mentana e Ryszard Kapuscinski (in momenti diversi degli ultimi dieci anni) sono venuti fin qui per discuterne. “Qui” è Capodarco di Fermo, presso la comunità di accoglienza per disabili che è sede, ormai dal 1994, del seminario “Redattore sociale”. Lo scopo ufficiale del convegno è molto semplice: “E’ quello di contribuire, a lungo termine, alla costruzione di un giornalismo dall’atteggiamento più ‘sociale’, quali che siano le notizie trattate” .

Sociale è sinonimo di migliore? La polemica è antica quanto il mestiere di giornalista. Non ha dubbi – ovviamente – Stefano Trasatti, direttore dell’agenzia di stampa “Redattore sociale” che organizza e ospita il seminario: “Essere ‘sociale’ è avere un approccio aperto, non discriminatorio. Che anche un cronista sportivo dovrebbe avere”.
Sceglie invece l’interpretazione restrittiva Carlo Giorgi, direttore di Terre di mezzo: “Se un giornalista si occupa di sociale semplicemente sceglie una specializzazione. Sarà poi il modo in cui si occupa di quei temi (ad esempio se sente tutte le fonti o no, se cita dati impropri o no) a dirci se un giornalista è o no obiettivo. Poi – aggiunge – ma è un altro discorso, tutto il giornalismo ha un ruolo ‘sociale’, perché aumenta la conoscenza di un pezzo di realtà prima nascosta; e questo arricchisce tutti e cambia, nel suo piccolo, la società”.

Il dibattito si ripropone in sordina fra gli stessi partecipanti al convegno, con un dualismo di fondo che investe anche il programma del seminario. Dove accanto alle lezioni di esperti di vari temi sociali, che offrono veri e propri strumenti tecnici (insegnano come si legge una statistica, illustrano la legislazione sui minori) ha preso con gli anni sempre più piede l’aspetto dell’autoesame e del dibattito: di colleghi che si ritrovano attorno a un tavolo per riscoprire la passione per il proprio mestiere.

C’era quest’anno anche Paolo Rumiz, editorialista di Repubblica, che ha scelto di parlare della lentezza e del gusto di guardare le cose da vicino. Di camminare a piedi per vedere i volti delle persone, per sfatare con l’esperienza i luoghi comuni, per ascoltare la voce di chi non ha voce. E dalla passione del cronista è rinata l’eterna domanda sui perché del mestiere: cosa deve (o può fare) il giornalista? Si può dire che abbia una missione?

Qualcuno in sala parla di rivoluzione dal basso. “Pensare di cambiare il mondo è un assunto sbagliato” ribatte Laura Gnocchi, direttrice del Venerdì di Repubblica. “Il male è che troppe volte si oscilla tra voler cambiare il mondo e crearsi alibi per la poca serietà. Il primo è la mancanza di tempo: una scusa fin troppo facile da smontare. Poi è vero che i giornalisti, come tutti, sono espressione della propria società; ma non possono autoassolversi se il sistema va male. A cambiare idea sarà un lettore, magari due. E già questo va considerato un successo”.

Resta poi almeno un altro aspetto, quello di staccarsi dalla schermata fitta di agenzie per ritrovare il tempo di riflettere sul mestiere. Idea rilanciata provocatoriamente da Roberto Morrione, direttore di Rai News 24: “Anni fa alla Rai si faceva, ci ritrovavamo sulle colline di Fiesole. Oggi spesso il giornalista è troppo preso in un vortice. Per questo vengo qui tutti gli anni. E torno a casa sempre pieno di idee”.
.

Link

Dieci anni di seminario

Intervista a Stefano Trasatti

Intervista a Carlo Giorgi

(4 dicembre 2003)

[inizio]


[torna alla home page]

 

 


Copyright © 1998-2003
Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino Universitą degli studi di Urbino
Ordine dei giornalisti delle Marche


Via della Stazione, 61029 Urbino Tel 0722 - 350581 Fax 0722-328336