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I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
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Se non passa il provvedimento, Rete 4 e Raitre in pericolo

La legge Gasparri bloccata al Colle

Ciampi: “Può dare luogo a posizioni dominanti”

di Valentina Campus

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha detto no al disegno di legge Gasparri sulle telecomunicazioni. Era stato proprio il Capo dello Stato a chiedere il 23 luglio 2002 una legge che risolvesse il problema del pluralismo, disciplinasse il sistema dell'informazione, salvaguardasse il ruolo del servizio pubblico e desse voce alle Regioni.
Sono passati quindici mesi prima che il provvedimento studiato ad hoc dal Consiglio dei ministri approdasse al Quirinale. Quindici mesi di dure battaglie in Camera e Senato e di continui rinvii. Alla fine Ciampi ha rispedito la legge al mittente per una nuova delibera.

In cinque cartelle di accompagnamento il presidente della Repubblica spiega l’irregolarità di alcuni articoli del ddl rispetto alla giurisprudenza della Corte costituzionale in materia radiotelevisiva. Ciampi sottolinea in particolare il contrasto del provvedimento con la sentenza 466/2002 relativa al trasferimento sul satellite o via cavo dei programmi che superano i limiti antitrust fissati dall’Authority, e con la 231/1985 sulla raccolta pubblicitaria.

Le Camere potrebbero riapprovare la legge così com’è e il Capo dello Stato sarebbe costretto a firmarla. In questo caso però non è escluso che quei soggetti che hanno ottenuto la concessione a trasmettere in modalità analogia ma sono esclusi di fatto dalle frequenze terrestri in quanto occupate da Rai e Mediaset, sollevino una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale.

Articolo 25: il digitale terrestre

Secondo la sentenza 466/2002, il principio costituzionale del pluralismo informativo non era all’epoca garantito perché vigeva il duopolio di Rai e Mediaset. Secondo la Corte, quella situazione doveva cessare entro il 31 dicembre 2003, giorno in cui Rete4 sarebbe dovuta passare sul satellite e Raitre avrebbe dovuto rinunciare alla raccolta pubblicitaria, per liberare risorse finanziarie e canali terrestri e dar vita a un pluralismo accettabile. Invece di prendere atto della insuperabilità di questo termine, la legge Gasparri punta sulla moltiplicazione dei canali grazie alla tecnica del digitale terrestre. In questo caso, in un panorama televisivo più ampio, il sacrifico di Rete4 e Raitre sarebbe inutile. Il ddl fissa un anno di proroga al termine del quale l’Autorità per le comunicazioni dovrà intervenire per accertare che, in base allo sviluppo delle nuove forme di trasmissione, il pluralismo sia davvero cresciuto. La legge Gasparri, nota il Quirinale, non detta nessun principio per stabilire cosa accadrebbe se al termine di questa verifica il Garante dovesse stabilire che il digitale non ha fatto passi sostanziali. Resta dunque il rischio che la Corte costituzionale ribadisca il suo rilievo.

Articolo 15: il Sic (Sistema integrato delle Comunicazioni)

“Per stabilire il limite antitrust – dice Stefano Merlini, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Firenze – la legge Gasparri ha sostanzialmente compiuto una falsificazione, perché ha creato un paniere, un sistema di riferimento del pluralismo del tutto irrazionale ed eccessivo”. Il limite che lo Stato stabiliva per quanto riguarda la trasmissione televisiva terrestre era, fino alla legge Gasparri, del 20%. Questa percentuale rimane, ma sono moltiplicate le risorse che i singoli operatori della comunicazione possono sfruttare. Con il nuovo provvedimento sarebbe pressoché impossibile controllare che un singolo operatore non superi il 20% delle risorse del Sistema integrato della comunicazione, all’interno del quale non c’è soltanto la televisione digitale o terrestre, ma anche la telefonia, la carta stampata, il cinema. E’ un calderone talmente vasto, che chi arrivasse a detenere il 20% della torta – il punto sottolineato dal presidente della Repubblica – sarebbe in una posizione dominante. L’esistenza di posizioni dominanti sul mercato, economico o dell’informazione, è vietata anche dalla legislazione comunitaria.

Articolo 23: le telepromozioni

Il problema del pluralismo non va visto solo all’interno del mercato radiotelevisivo ma anche in rapporto all’equilibrio tra l’informazione radiotelevisiva e quella della carta stampata. Per evitare l’effettiva sottrazione di risorse pubblicitarie alla stampa e il riversamento di queste risorse pubblicitarie nel sistema radiotelevisivo, la Corte (sentenza 231/1985) aveva posto limiti complessivi giornalieri e orari. La legge Gasparri sottrae le telepromozioni al limite orario. “E’ una questione tecnica – spiega Merlini – ma molto importante, perché il massimo dell’ascolto si concentra soprattutto in alcune fasce orarie, e se non c’è un limite alla concentrazione di pubblicità il prezzo degli spazi potrebbe salire in modo vertiginoso. La legge Gasparri, non facendo rientrare le telepromozioni nei limiti orari della pubblicità, finisce per facilitare l’acquisizione di risorse attraverso pubblicità e telepromozioni della televisione, a discapito della carta stampata. Ciampi si è preoccupato di riequilibrare il mercato”.

La posizione dominante

Secondo il professor Merlini il ddl Gasparri ha altri difetti costituzionali: le norme che riguardano la nuova composizione del Cda della Rai e quelle che riguardano la privatizzazione della Rai che dovrebbe avvenire entro il 31 gennaio del 2004. Rispetto alla nuova composizione del Cda Rai, le norme della legge Gasparri danno un surplus di rappresentanza al governo e alla maggioranza di governo. Su questo la Corte si era già espressa in modo contrario. “Il panorama dell’informazione – spiega – sarebbe sconvolto perché al soggetto più forte, che è Mediaset, si darebbe la possibilità, almeno teorica, di arrivare al 20% del sistema integrato delle comunicazioni, e quindi di raggiungere una posizione sicuramente dominante, che sarebbe poi rafforzata da una privatizzazione della Rai (anche se solo formale perché nessuno può detenere più dell’1%) e dal sicuro predominio della maggioranza di governo nel Consiglio di amministrazione della Rai. Quindi ci sarebbe una distorsione del sistema informativo italiano contraria non solo alla giurisprudenza della Corte e alla legislazione comunitaria, ma anche contraria ai più elementari principi della democrazia politica. Il difetto sarebbe reso ancora più evidente dal fatto che i grandi gestori televisivi potrebbero fare incetta di giornali, perché sarebbero gli unici a disporre delle risorse finanziarie necessarie da comprare i grandi quotidiani nazionali”.

Link esterni:

Testo integrale della legge (in .pdf)
Il messaggio di Ciampi


(17 dicembre 2003)

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