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Il sito di informazione economico-politica festeggia un anno di attività

Una Voce fuori dal coro

Lorenzo Fazio: "Basta con i tecnicismi degli economisti, serve chiarezza e analisi"

di Roberto Tallei

La ascoltano in pochi, ma la ascoltano quelli che contano. Le prestano molta attenzione e la citano spesso. Perché è una voce un po’ fuori dal coro, che dice di detestare la demagogia e preferire l’analisi. Lavoce.info, sito di informazione economico-politica, ha festeggiato il primo anno di attività e traccia il bilancio di quanto fatto finora.
L’iniziativa è partita a metà dell’anno scorso, sotto la spinta di un gruppo di docenti universitari, tra cui Tito Boeri, Francesco Giavazzi e Pietro Ichino. “In Italia è difficile essere obiettivi e indipendenti – si legge nel manifesto di lavoce.info – e c’è inoltre una pericolosa concentrazione del potere mediatico. Siamo entrati in una campagna elettorale permanente, in cui ogni demagogia è concessa e ogni informazione viene guardata con sospetto”. Da qui l’idea di riportare in vita l’approfondimento, con l’obiettivo di proporre analisi indipendenti di fatti e notizie, offrendo spunti di riflessione a prescindere dall’uso politico che verrà poi fatto di quanto divulgato.

La redazione oggi conta 16 membri “stabili” e più di 160 collaboratori. Nessun giornalista in senso stretto, ma professori universitari, economisti, premi Nobel. Che in un anno hanno prodotto più di 350 articoli, studi e analisi. Si spazia dalla concorrenza al fisco, dall’informazione al lavoro, dalla politica monetaria alla ricerca, fino alla giustizia, all’immigrazione e all’inflazione. Nessun articolista è remunerato e la lista dei finanziatori è pubblicata sul sito (finora sono stati raccolti oltre 42mila euro). Anche la parte tecnica e quella grafica sono state curate da due società intervenute a titolo volontario.

Oggi gli iscritti alla newsletter sono circa 11.700 e il sito conta in media 16mila pagine scaricate al giorno. “Sembrano pochi, in realtà – spiega Lorenzo Fazio, membro della redazione di lavoce.info e di professione dirigente editoriale – pensavamo di arrivare al massimo intorno ai 5mila. Certo il nostro pubblico rimane un’élite. Soprattutto giornalisti, sindacalisti, politici e dirigenti di istituzioni pubbliche. Ma abbiamo scoperto con piacere che ci leggono anche imprenditori e studenti, gente che cerca un’informazione diversa”. La necessità di alzare il livello qualitativo è dimostrata, secondo Fazio, da numerosi segnali, ad esempio il successo di trasmissioni come Report, delle letture dantesche pubbliche o dei dibattiti filosofici nelle piazze. Ma non c’è il rischio di autoghettizzarsi, di lanciare dei messaggi che non vengono poi recepiti dalle masse? “Questo – risponde Fazio – è un problema che mi pongo solo come editore. Certamente alcune questioni complesse non possono essere banalizzate. Possiamo solo puntare a rendere più chiaro il messaggio”. E l’obiettivo di lavoce.info, spiega, è proprio quello di riuscire a togliere i tecnicismi degli economisti, “che spesso parlano solo a se stessi”.

Da pochi giorni è uscito anche un volume, edito da Laterza e curato da Tito Boeri, che raccoglie una selezione dei testi pubblicati nel primo anno di vita del sito. Questo comunque non significa che sia in progetto la trasformazione di lavoce.info in una rivista cartacea: “Ci sarebbero troppi costi – spiega Lorenzo Fazio – e finora Internet si è dimostrato il mezzo ideale per divulgare i nostri contenuti, ad esempio per la possibilità di aprire dibattiti e fare confronti. Su carta forse saremmo ancora più ghettizzati”.

Ma rimane ancora un dubbio. Perché gli approfondimenti non trovano più molti spazi nei media tradizionali? Forse colpa dei giornalisti che non sono adeguatamente competenti? “Non credo sia un problema di preparazione – conclude Fazio – quanto piuttosto di tempi. Oggi sono sempre più ristretti. E poi c’è il vizio tutto italiano di non stare dietro ai problemi, ma ai commenti sui problemi”.

 

(4 dicembre 2003)

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