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ascoltano in pochi, ma la ascoltano quelli che contano. Le
prestano molta attenzione e la citano spesso. Perché
è una voce un po’ fuori dal coro, che dice di
detestare la demagogia e preferire l’analisi. Lavoce.info,
sito di informazione economico-politica,
ha festeggiato il primo anno di attività e traccia
il bilancio di quanto fatto finora.
L’iniziativa è partita a metà dell’anno
scorso, sotto la spinta di un gruppo di docenti universitari,
tra cui Tito Boeri, Francesco Giavazzi
e Pietro Ichino. “In Italia è
difficile essere obiettivi e indipendenti – si legge
nel manifesto di lavoce.info – e c’è inoltre
una pericolosa concentrazione del potere mediatico. Siamo
entrati in una campagna elettorale permanente, in cui ogni
demagogia è concessa e ogni informazione viene guardata
con sospetto”. Da qui l’idea di riportare
in vita l’approfondimento, con l’obiettivo di
proporre analisi indipendenti di fatti e notizie, offrendo
spunti di riflessione a prescindere dall’uso politico
che verrà poi fatto di quanto divulgato.
La redazione oggi conta 16 membri “stabili” e
più di 160 collaboratori. Nessun giornalista in senso
stretto, ma professori universitari, economisti, premi
Nobel. Che in un anno hanno prodotto più di
350 articoli, studi e analisi. Si spazia dalla concorrenza
al fisco, dall’informazione al lavoro, dalla politica
monetaria alla ricerca, fino alla giustizia, all’immigrazione
e all’inflazione. Nessun articolista è
remunerato e la lista dei finanziatori è pubblicata
sul sito (finora sono stati raccolti oltre 42mila
euro). Anche la parte tecnica e quella grafica sono state
curate da due società intervenute a titolo volontario.
Oggi gli iscritti alla newsletter sono circa 11.700
e il sito conta in media 16mila pagine scaricate al giorno.
“Sembrano pochi, in realtà – spiega Lorenzo
Fazio, membro della redazione di lavoce.info e di professione
dirigente editoriale – pensavamo di arrivare al massimo
intorno ai 5mila. Certo il nostro pubblico rimane
un’élite. Soprattutto giornalisti, sindacalisti,
politici e dirigenti di istituzioni pubbliche. Ma
abbiamo scoperto con piacere che ci leggono anche imprenditori
e studenti, gente che cerca un’informazione diversa”.
La necessità di alzare il livello qualitativo è
dimostrata, secondo Fazio, da numerosi segnali, ad esempio
il successo di trasmissioni come Report, delle letture dantesche
pubbliche o dei dibattiti filosofici nelle piazze. Ma non
c’è il rischio di autoghettizzarsi, di lanciare
dei messaggi che non vengono poi recepiti dalle masse? “Questo
– risponde Fazio – è un problema che mi
pongo solo come editore. Certamente alcune questioni complesse
non possono essere banalizzate. Possiamo solo puntare a rendere
più chiaro il messaggio”. E l’obiettivo
di lavoce.info, spiega, è proprio quello di riuscire
a togliere i tecnicismi degli economisti, “che
spesso parlano solo a se stessi”.
Da pochi giorni è uscito anche un volume, edito da
Laterza e curato da Tito Boeri, che raccoglie una selezione
dei testi pubblicati nel primo anno di vita del sito. Questo
comunque non significa che sia in progetto la trasformazione
di lavoce.info in una rivista cartacea: “Ci sarebbero
troppi costi – spiega Lorenzo Fazio – e finora
Internet si è dimostrato il mezzo ideale per divulgare
i nostri contenuti, ad esempio per la possibilità
di aprire dibattiti e fare confronti. Su carta forse saremmo
ancora più ghettizzati”.
Ma rimane ancora un dubbio. Perché gli approfondimenti
non trovano più molti spazi nei media tradizionali?
Forse colpa dei giornalisti che non sono adeguatamente competenti?
“Non credo sia un problema di preparazione – conclude
Fazio – quanto piuttosto di tempi. Oggi sono sempre
più ristretti. E poi c’è il vizio
tutto italiano di non stare dietro ai problemi, ma ai commenti
sui problemi”.
(4 dicembre 2003)
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