| Il sindacato
dei giornalisti aveva salutato la sua chiusura con profonda
preoccupazione: “Lasciar morire un prodotto editoriale
così prezioso senza seri interventi imprenditoriali
– si leggeva in un comunicato della Fnsi
– è un esplicito segnale che l’informazione
corre oggi, più che mai, un serio rischio di appiattimento”.
Perché Punto.com, il primo quotidiano
interamente dedicato alla comunicazione,
era considerato “un’esperienza unica non solo
in Italia ma in Europa”.
Ma ora, dopo otto mesi di assenza, è di nuovo in edicola,
dal lunedì al venerdì al prezzo di due euro.
Otto pagine a colori messe a punto da una redazione di nove
giornalisti (sei a Roma e tre a Milano); nuovo direttore,
Gianluca Marchi, già direttore della
Padania e del Giornale d’Italia; nuovo editore, Massimo
Bassoli, da tempo attivo nel mondo della carta stampata
come editore dei periodici Tuttociclismo e Tuttifrutti, che
ha rilevato la testata e l’ha affittata alla Abrond
House, cooperativa giornalistica con sede a Roma. E un nuovo
logo: .Com tuttifrutti della comunicazione.
Storia di un’avventura editoriale
Fondato, con il nome di .Com, nel febbraio del 2001
dall’ex giornalista del Sole 24 Ore e di Mondo Economico
Marco Barbieri, il giornale si propone di
raccontare vecchia e nuova comunicazione e s’inserisce
nel mercato dell’editoria specializzata. A editarlo
inizialmente è una società omonima con a capo
Gianni Pecci (fondatore di Nomisma assieme a Romano Prodi).
Nel settembre del 2002 arrivano le prime
novità: la testata cambia logo (diventa Punto.com)
e rinnova la sua veste grafica: meno titoli in pagina e una
maggior cura delle fotografie. Ma soprattutto passa all’Hdc
(Holding della comunicazione) di Luigi Crespi
– il sondaggista di Silvio Berlusconi – cui fa
capo anche la concessionaria ‘Centunesima’ che
subentra alla precedente società di pubblicità.
Dopo pochi giorni il cambio alla direzione: Marco Barbieri
lascia
“per il venir meno del rapporto fiduciario con l’editore”
e, si mormora, per pressioni politiche; gli subentra Emanuele
Bruno, giornalista con una grande esperienza nel
mondo dei nuovi media. Poi, colpo di scena: a fine 2002 il
presidente di Hdc decide inaspettatamente di non completare
l’acquisizione della testata. Di conseguenza anche la
concessionaria del gruppo rinuncia alla gestione pubblicitaria.
Il risultato è: giornalisti senza stipendio, foliazione
ridotta (da 16 a 8 pagine) e sospensione del sito. Il 17
febbraio 2003 Punto.com esce in edicola per l’ultima
volta. “Per l’inattesa interruzione dei ricavi
pubblicitari” dichiara l’editore in uno scarno
comunicato apparso in prima pagina; “per errori e inadempienze”
affermano direttore e redazione in comunicati paralleli.
Il nuovo Punto.com
La nuova versione di Punto.com guarda, per certi versi, al
passato. L’impaginazione è simile a quella precedente
il restyling, con una quantità di scrittura superiore
di quando le pagine erano più piccole. La grafica è
vivace, lineare e completamente a colori. E il proposito del
direttore Gianluca Marchi è quello di recuperare lo
spirito originario del primo quotidiano interamente
dedicato al mondo della comunicazione, con una particolare
attenzione verso i risvolti politici del
mondo dei media, della comunicazione d’impresa e della
nuova economia. All’insegna dell’indipendenza:
“Perché il nostro giornale non ha coloritura
politica – afferma il direttore Marchi – e questo
ci permette di lavorare in condizione di estrema libertà,
invidiata talvolta anche da qualche giornale generalista”.
I due cavalli di battaglia del nuovo Punto.com sono editoria
e televisione da una parte, pubblicità
e marketing dall’altra. Internet e telecomunicazioni
occupano uno spazio minore rispetto alla prima versione –
nata nel pieno boom della new economy – ma non sono
trascurati.
I punti forti sono l’attenzione alle strategie
televisive e alle dinamiche politiche che agiscono
nel mondo della carta stampata per quanto riguarda spostamenti,
cessioni, acquisizioni e cambi di direzione; Punto.com vuole
essere anche un punto di analisi critica del lavoro
dei giornalisti: una rassegna stampa giornaliera
fornisce un confronto, a volte simpatico a volte cattivo,
su quello che scrivono i quotidiani. Il lunedì, invece,
sono i maggiori settimanali ad essere passati al vaglio. “A
breve – afferma Marchi – vorremmo arricchire il
giornale con elaborazioni nostre di dati auditel
giorno per giorno, corredate dai conseguenti riflessi pubblicitari.
Si è d'altronde ancora in fase di rodaggio. Siamo ripartiti
di corsa e un po’ impreparati, quando la logica voleva
che si aspettasse ancora un po’. Ma i riscontri nel
mondo di giornalismo, pubblicità e televisione sono
stati buoni, soprattutto se si considera che il nostro ritorno
non è stato accompagnato da alcuna campagna pubblicitaria”.
Il sito internet
La testata è attualmente distribuita in tutte le edicole
di Roma e Milano e su abbonamento nel resto
d’Italia. Ma la tappa fondamentale per la diffusione
capillare sarà il ritorno su internet.
Entro gennaio la redazione conta di riattivare il sito
su cui si potrà leggere il giornale. “Titoli,
sommari e sunti saranno accessibili a tutti – spiega
il direttore – mentre per la lettura integrale si pagherà
un abbonamento iperscontato di 40 centesimi al giorno. E’
sulla fruizione via internet che puntiamo per raggiungere
il più alto numero di persone e soprattutto i giovani”.
Fascia, quella giovanile, effettivamente penalizzata dal costo
raddoppiato del cartaceo e per la quale si progettano anche
promozioni nelle università.
Parola d’ordine: prudenza
La prospettiva nel breve e medio periodo è quella di
trattare anche l’aspetto economico e finanziario
del mondo globale dei media: “Ora non
siamo in grado di farlo anche perché non disponiamo
delle forze professionali necessarie” chiarisce Gianluca
Marchi. “Ma se Borsa, nuovi mercati e tlc torneranno
a correre, come già stanno accennando, faremo questo
salto e implementeremo il giornale verso questo settore. Con
Barbieri, che veniva dal Sole 24 Ore, l’elemento economico
era molto presente. Ma era anche un altro momento”.
Chissà, dunque, che il giornale non cresca anche in
foliazione e ritorni alle 16 pagine dei tempi d’oro.
Per ora, comunque, si va con i piedi di piombo: “Tra
i reduci (dei nove giornalisti dell’attuale redazione,
i riassunti sono sei, ndr) c’è molta fiducia:
sanno che questo giornale per piccolo che sia – e non
è sua missione varcare i grandi numeri di copie –
incide molto nei settori a cui si rivolge” conclude
il direttore. “Resta tuttavia, essendo reduci da un
fallimento editoriale, un po’ di paura”. E se
gli si chiede perché stavolta Punto.com dovrebbe sopravvivere,
risponde: “Perché questa volta si procede con
molta più prudenza. Se prima i soldi
sono stati bruciati nel giro di due anni, ora l’equilibrio
si regge quasi al millimetro. Diciamo, insomma, che siamo
partiti un po’ più da poveri”.
(10 dicembre 2003)
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