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I commenti dei cronisti in trasferta al Bpa Palace di Pesaro al Congresso dei Ds

Quando le firme parlano

Il tavolo ovale, l'aperitivo mancato, i discorsi-fiume: le impressioni dei giornalisti

di Stefania Zani

Il congresso dei Ds ha radunato il solito circo di giornalisti. Tutti insieme chiusi in una fumosa sala stampa: strette di mano, un occhio alle agenzie e un orecchio alle battute del vicino sui discorsi di Fassino e compagni. Ogni quotidiano ha inviato le sue penne più famose. Lavorando gomito a gomito, capita di fare proprie battute altrui. E infatti, nei loro lavori, alcuni giornalisti si sono citati a vicenda, come Ellekappa, vignettista di Repubblica, che ha preso a prestito una battuta su Fassino dell'inviato del Corriere della Sera Gian Antonio Stella. Diversi i loro commenti sulla tre giorni pesarese: qualcuno si è soffermato sulla scenografia, altri sugli applausi, c'è chi ha espresso un giudizio politico e chi ha parlato anche di...aperitivi (mancati).

Per Curzio Maltese, di Repubblica, questo congresso "è diverso dagli altri, più povero. C'è stata anche maggiore schiettezza. Prima era evidente una "guerra" tra Veltroni e D'Alema, i diarchi, ora si preferisce il compromesso. Dai discorsi di Coffertati e Bassolino è emerso il loro spirito di veri combattenti. Più in generale, come in tutti i partiti sconfitti, anche qui si nota una maggiore ricerca di dialogo con la stampa. Ricordo che ai tempi di D'Alema i giornalisti erano relegati in "gabbia". Ora invece gli stessi relatori citano noi giornalisti nei loro interventi".

Paolo Franchi, opinionista del Corriere della Sera nota che "la novità sta nel fatto che le mozioni e le diversità questa volta sono dichiarate, trasparenti, e questo sgombera il campo dagli orpelli propri del Pci prima e del Pds poi. Nuovo è poi il fatto che il congresso si sia aperto con l'elezione di Fassino: la tradizione vorrebbe che fosse in chiusura dei lavori".

Crtitica la posizione di Cristina Boschetti di Stream Tv: "Il tavolo ovale rappresenta un tentativo di offrire una comunicazione circolare, non verticale, tentativo a mio parere rimasto tale. Le vere comunicazioni sono state in realtà a latere, quando i singoli correntisti avvicinavano la stampa. E, purtroppo, i politici parlano solo con i giornalisti noti".

Per Sandro Curzi, direttore di Liberazione, "qui ci sono due partiti con due diverse idee di riformismo, e temo che la platea, applaudendo, non sempre abbia colto le divergenze. Col paradosso della battuta sui ladri di biciclette di Amato, che ha detto la cosa più di sinistra finora".

"Il clima è più rigoroso rispetto al congresso del Lingotto, e lo si vede anche dal fatto che al bar l'unico alcolico presente è la birra. Altro che aperitivi!" nota Lorenzo Paolini dell'Unione sarda.

Francesco Verderami, del Corriere della Sera afferma che "la democratizzazione qui è maggiore ma anche il disfacimento. La scelta di abolire il palco non è nuova, già al congresso di Roma nel '97 mancava. L'ulitima manifestazione scenografica del Politburo, con un distacco proprio fisico tra la base e i dirigenti risale al congresso di Rimini del '90. Comunque non bisogna lasciarsi trarre in inganno dalla scenografia: il mio collega Francesco Merlo aveva fatto notare anni fa come la disposizione circolare delle sedie a un congresso - erano gli anni di D'Alema - faceva pensare più alla corte di Luigi XIV che a un ritrovo democratico".

"Tanti luoghi comuni, nessuna novità" è il lapidario commento di Maria Laura Rodotà, firma della Stampa.

Per Paola Sacchi di Panorama questo congresso è stato "di rottura ma freddo, paradossalmente meno vivace di altri. Mi ha poi colpito che nessuno abbia fischiato quando Amato ha nominato il partito socialista".

"Un grande interminabile funerale": non usa mezzi termini Gianni Pennacchi del Giornale che aggiunge: "Tutti parlano facendo finta di ignorare il defunto. Per il resto, ho visto cose scontate e grottesche".

Gian Antonio Stella, firma del Corriere, lancia una delle sue battute. "La reazione di noi giornalisti? C'è anche troppa attenzione per quello che dicono! Fassino si ripete, e poi c'è da dire che tutto qui è autoreferenziale. Dov'è la svolta?".

Elisabetta Fusco, di Radio 24 sostiene che " la platea è cupa, al Lingotto c'erano emozioni, qui no".

Concorda Goffredo De Marchis: "c'è meno enfasi, si è preferito dare spazio ai contenuti."

(20 novembre 2001)

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