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Un investimento da 300 milioni di dollari

Gara con Al Jazeera

Al Arabiyya è il progetto più ambizioso

di Igor Fiatti

Da Londra al Golfo Persico. I giornalisti e gli investitori arabi cercano, impegnando tutte le proprie capacità e risorse, di sottrarre il primato ad Al Jazeera, il canale satellitare del Qatar che professionalmente, e qualche volta anche attraverso trasmissioni sensazionalistiche 24 ore su 24 ha stuzzicato l'appetito per l'informazione libera nel mondo arabo. L'inizio della concorrenza è un cambiamento che trasforma i media panarabi, limitati, spiritualmente se non per iscritto, da una legge dell'impero Ottomano del 1865 che pretendeva dai giornalisti "rapporti sulla preziosa salute del sultano".
Una compagnia saudita prevede di iniziare a trasmettere news 24 ore al giorno, e col tempo-attendendo la guerra all'Iraq-diventare la diretta concorrente di Al Jazeera, "la Penisola". Il canale all news di Doha ha distrutto un equilibrio, costrigendo tutti i paesi arabi a correre ai ripari per non subire la Cnn regionale. Un cambiamento epocale che ha sconvolto i palinsesti delle emittenti "sorelle": Mbc, Art, Ann, Lbc, Al Manar, Nile Tv, Abu Dhabi, Dubai Television e Future Tv, hanno allargato lo spazio news, invadendo il campo dell'intrattenimento; per esempio, la Lbc, la tv libanese legata ai cristiano maroniti e conosciuta per i suoi varietà, ha mandato i suoi inviati in Afghanistan.

Concorrenza alla Cnn

Al Jazeera, che per gli occidentali è arrivata con l'11 settembre, mentre per gli arabi è una compagnia quotidiana da quando è incominciata la seconda Intifada, ha intenzione di rispondere ai suoi concorrenti. Dopo aver irritato tutti i paesi della regione in arabo, infrangendo il tabù delle news controllate dai singoli regimi all'interno delle tv nazionali, adesso prevede di espandere la propria attività in lingua inglese, offrendo così un'alternativa alla visione unilaterale dei media occidentali. A partire dal prossimo mese verrà aperto un sito web in inglese e, a partire dall'anno prossimo, l'emittente aprirà un canale televisivo in inglese, in aperta concorrenza con la Cnn e la Bbc.
Il tentativo più ambizioso di spodestare la tv della "Penisola" è di Al Arabiyya: l'inizio delle trasmissioni è previsto per il prossimo 20 febbraio. Con sede nei nuovi e immensi studi di Dubai, la rete ha investito molti soldi per poter ingaggiare i migliori talenti. Salah Nigm, veterano della Bbc e capo redattore di Al Jazeera fino al 2001, dirigerà le news. Sono state fatte 15 offerte ai giornalisti della tv di Doha, per alcuni di loro erano previsti stipendi due o tre volte superiori. In cinque hanno accettato.
Il genero del re Fahd dell'Arabia Saudita, proprietario del centro mediorientale di produzione, investirà, insieme ad altri sauditi, kuwaitiani e libanesi, 300 milioni di dollari; 500 dipendenti realizzeranno le trasmissioni di Al Arabiyya e dei due canali Mbc già esistenti.

Trasmissioni "incendiarie"

Le scelte diventano molteplici. La tv di Abu Dhabi trasmette già notizie per otto ore al giorno e, sinora, con i suoi 25 inviati, è la più grande concorrente di Al Jazeera. Distanziati, e non di poco, sono gli altri notiziari, nazionali e satellitari, che però cercano di cambiare stile: rendere più accattivanti le notizie; nuovi giornalisti, perlopiù giovani provenienti dalla carta stampata. I managers della "Penisola" si aspettano anche la concorrenza del canale iraniano e del progetto di Dubai.
Al Jazeera, che ha aperto il suo ufficio a Bagdad nel 1997, prepara da mesi la copertura della guerra. Il suo direttore generale, Mohamed Jasem, ha speso molto tempo nella sede irachena nella speranza d'incontrare Saddam Hussein. Dieci giornalisti si uniranno ai quattro già in loco. "L'Iraq sarà la prova del nove per la concorrenza", afferma il direttore.
Dopo l'attacco terorristico dell'11 settembre, lo State Department ha definito "biased" prevenute le trasmissioni di Al Jazeera e ha inoltrato le proprie proteste al Qatar per la messa in onda dei messaggi di Bin Laden. Nel novembre del 2001, gli americani hanno bombardato il suo ufficio a Kabul; il Pentagono l'ha definito un caso sfortunato, un danno collaterale.
La sua programmazione, specialmente i talk-shows che danno molto spazio ai nazionalisti arabi e alle opposizioni di stampo islamista, ha creato problemi diplomatici tra il Quatar e gli altri paesi arabi. A dicembre l'Arabia Saudita ha boicottato la riunione del Consiglio per la cooperazione nel Golfo che si è tenuta a Doha, per le trasmissioni di Al Jazeera. Un mese più tardi, il ministro per l'informazione del Bahrein ha accusato la rete di essere "al soldo dei sionisti". Il presidente egiziano Hosni Mubarak, ironizzando sulle dimensioni dell'unico studio della rete televisiva, ha commentato: "Una scatola di fiammiferi! Tutto questo rumore per una scatola di fiammiferi!"
Salah Kalab, ex ministro per l'informazione della Giordania e futuro direttore generale di Al Arabiyya, ha chiarito che la rete non avrà il ruolo di provocatore. "Non creeremo problemi ai paesi arabi", dice Kalab, "terremo conto solo della verità, ma niente sensazionalismi".
I giornalisti della "Penisola", tutti di scuola Bbc, subiscono continue pressioni, soprattutto dai loro colleghi arabi; le scelte editoriali della rete sono sempre oggetto di polemiche. Jan Jakubi, curdo iracheno che lavora come produttore ad al Jazeera afferma: "Nessuno ci può fare concorrenza. Non perché siamo geniali. Abbiamo una sola arma segreta che gli altri non hanno: la libertà".

(18 Febbraio 2003)

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