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I giornali dei senza fissa dimora

L'informazione che scende in strada

Da Londra a Milano, undici anni di stampa alternativa

di Vittoria Scarpa



Vengono distribuiti per strada da coloro che la strada, per scelta o per necessità, la vivono in prima persona. Rappresentano un'importante opportunità di lavoro per le persone senza fissa dimora o con problemi di dipendenze, una valida alternativa all'elemosina. Trattano i temi dell'emarginazione trascurati dai grandi giornali e cercano di dare voce a chi normalmente non ne ha. La definizione comunemente accordata a questo genere di stampa alternativa è "giornali di strada". In alcuni casi sono redatti dagli stessi venditori, testimoni diretti delle realtà di cui parlano e protagonisti delle loro rivendicazioni, in altri casi sono scritti per loro da giornalisti professionisti.

Il primo in Europa

In principio fu "The Big Issue". Il primo street paper europeo nasce a Londra nel settembre del 1991, sovvenzionato dalla Body Shop Foundation. Scritto da giornalisti professionisti e venduto per le strade dai senzatetto, il giornale conferisce dignità alle persone senza fissa dimora e offre loro un reddito minimo. Il successo è grande e apre le porte ad esperienze analoghe in altri paesi. Nel 1994 nasce così l'International network of street papers (Insp), che oggi comprende 49 testate di 27 paesi, tra Europa, Stati Uniti, Australia e Africa. L'Insp offre consulenza ai giornali che ne fanno parte e i suoi membri aderiscono ad una Carta dei giornali di strada. Il periodico inglese è ora di proprietà della Big Issue Company Ltd., la quale finanzia anche la fondazione a scopo caritatevole che porta lo stesso nome.

I giornali di strada italiani

In Italia esistono più giornali di strada e si dividono tra quelli distribuiti ad offerta libera e quelli con prezzo di copertina fisso. Tra i primi, generalmente autofinanziati, molti ne sono spariti nel corso degli ultimi anni - tra questi "Noi sulla strada" di Padova, "Punto d'incrocio" di Pisa e "Strada viva" di Catania - a causa delle difficoltà di autogestione. La Federazione giornali di strada italiani ha un proprio statuto che pone come prima regola che il giornale sia autoprodotto e distribuito ad offerta libera da persone oggetto di discriminazione, ma è ormai solo una realtà nominale e non è composta che da due giornali: "Piazza Grande" e "Fuori Binario".

Piazza Grande

È il primo giornale di strada italiano e nasce a Bologna nel 1993, per iniziativa del dormitorio di via Sabbatucci. Oggi la tiratura è di 5000 copie; i diffusori (una trentina, per l'80% extracomunitari) pagano il giornale 50 centesimi e lo rivendono ad offerta libera. La redazione è composta da due persone fisse più una quindicina di collaboratori con storie di tossicodipendenza o alcolismo alle spalle. Oltre alle tre pagine istituzionali dedicate ai senzatetto, la pubblicazione è composta da inchieste e interviste su temi sociali. Tra le sue iniziative c'è il progetto Avvocato di strada, consulenza gratuita offerta da un gruppo d'avvocati alle persone senza fissa dimora per la tutela dei loro diritti, e un corso di giornalismo improntato su tematiche di esclusione sociale.

Fuori Binario

Nato a Firenze nell'estate del '94, è l'altro giornale autofinanziato scampato alla chiusura. La proprietaria effettiva della testata è l'associazione Periferie al centro Fuori Binario, protagonista di diverse iniziative solidali. Immigrazione, casa, lavoro e carcere sono i temi principali delle 12 pagine del mensile, che a volte esce con inserti speciali. Le 7-8 persone che lo scrivono sono le stesse che lo distribuiscono per strada, tutti fiorentini in condizione di disagio. La tiratura è di 4000 copie, ma - secondo la coordinatrice Maria Pia Passigli, ex infermiera - potrebbero raddoppiare se ci fossero più venditori. "Distribuiamo il giornale in luoghi fissi, quali supermercati e poste - spiega la Passigli - per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti". Anche in questo caso, gli "strilloni" pagano la rivista 50 centesimi e la rivendono ad offerta libera.

Terre di Mezzo

Una definizione diversa di giornale di strada viene da "Terre di Mezzo", nato nell'ottobre del '94 a Milano e distribuito oggi anche a Roma, Genova, Trieste, Udine, Padova e Piacenza. È l'unico giornale italiano associato all'Insp. "Far parte della federazione internazionale - dichiara il direttore Carlo Giorgi - è garanzia di qualità. I giornali che ne fanno parte, infatti, si impegnano a creare un prodotto di alto livello, di cui gli stessi venditori vadano fieri". I redattori sono tutti giornalisti professionisti e i diffusori sono una sessantina, per la maggior parte senegalesi; ogni mese vengono vendute dalle 9 alle 15 mila copie (dipende dal tempo, sostiene Giorgi), al costo fisso di 2 euro e 10, di cui 95 centesimi vanno al venditore. "Terre di Mezzo" si è costituito in Srl, vive di vendite e di altre iniziative editoriali, in minima parte di pubblicità. E sta celebrando l'uscita del centesimo numero, traguardo importante per un giornale di strada.

Scarp de' Tenis

Prezzo di copertina fisso anche per il milanese "Scarp de' Tenis", sovvenzionato dalla Caritas ambrosiana. Il costo è di 2 euro, di cui una metà va al venditore, l'altra metà alla cooperativa editoriale Oltre, proprietaria nominale della testata. Nato nel '94, il giornale prende il nome da una canzone di Enzo Jannacci dedicata a un clochard della periferia di Milano ("El purtava i scarp de' tenis"). I distributori sono una cinquantina (per l'80% italiani) tra Milano, Torino e Napoli; a ciascuna città vengono dedicate 4 pagine locali. Vi lavorano giornalisti professionisti, ma il mensile si avvale anche della collaborazione degli emarginati stessi e pubblica poesie scritte da loro. Non solo: la rubrica Speaker's corner offre loro la possibilità di esprimersi liberamente, in stile Hyde Park. Altre sezioni sono dedicate ai mercatini dell'usato e a storie particolari.

Dai sondaggi svolti tra i lettori abituali, risulta che i giornali di strada vengono letti per lo più da giovani di buona cultura e intelligenza vivace, in generale da persone di ceto medio e vicine alla sinistra, soprattutto donne.

(25 Febbraio 2003)

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