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Vengono distribuiti per strada da coloro che la strada, per
scelta o per necessità, la vivono in prima persona. Rappresentano
un'importante opportunità di lavoro per le persone senza fissa
dimora o con problemi di dipendenze, una valida alternativa
all'elemosina. Trattano i temi dell'emarginazione trascurati
dai grandi giornali e cercano di dare voce a chi normalmente
non ne ha. La definizione comunemente accordata a questo genere
di stampa alternativa è "giornali di strada". In alcuni casi
sono redatti dagli stessi venditori, testimoni diretti delle
realtà di cui parlano e protagonisti delle loro rivendicazioni,
in altri casi sono scritti per loro da giornalisti professionisti.
Il primo in Europa
In principio fu "The
Big Issue". Il primo street paper europeo nasce
a Londra nel settembre del 1991, sovvenzionato dalla Body
Shop Foundation. Scritto da giornalisti professionisti
e venduto per le strade dai senzatetto, il giornale conferisce
dignità alle persone senza fissa dimora e offre loro un reddito
minimo. Il successo è grande e apre le porte ad esperienze
analoghe in altri paesi. Nel 1994 nasce così l'International
network of street papers (Insp), che oggi comprende 49
testate di 27 paesi, tra Europa, Stati Uniti, Australia e
Africa. L'Insp offre consulenza ai giornali che ne fanno parte
e i suoi membri aderiscono ad una Carta dei giornali di strada.
Il periodico inglese è ora di proprietà della Big Issue Company
Ltd., la quale finanzia anche la fondazione a scopo caritatevole
che porta lo stesso nome.
I giornali di strada italiani
In Italia esistono più giornali di strada e si dividono tra
quelli distribuiti ad offerta libera e quelli con prezzo di
copertina fisso. Tra i primi, generalmente autofinanziati,
molti ne sono spariti nel corso degli ultimi anni - tra questi
"Noi sulla strada" di Padova, "Punto d'incrocio" di Pisa e
"Strada viva" di Catania - a causa delle difficoltà di autogestione.
La Federazione giornali di strada italiani ha un proprio statuto
che pone come prima regola che il giornale sia autoprodotto
e distribuito ad offerta libera da persone oggetto di discriminazione,
ma è ormai solo una realtà nominale e non è composta che da
due giornali: "Piazza Grande" e "Fuori Binario".
Piazza Grande
È il primo giornale di strada italiano e nasce a Bologna
nel 1993, per iniziativa del dormitorio di via Sabbatucci.
Oggi la tiratura è di 5000 copie; i diffusori (una trentina,
per l'80% extracomunitari) pagano il giornale 50 centesimi
e lo rivendono ad offerta libera. La redazione è composta
da due persone fisse più una quindicina di collaboratori con
storie di tossicodipendenza o alcolismo alle spalle. Oltre
alle tre pagine istituzionali dedicate ai senzatetto, la pubblicazione
è composta da inchieste e interviste su temi sociali. Tra
le sue iniziative c'è il progetto Avvocato di strada,
consulenza gratuita offerta da un gruppo d'avvocati alle persone
senza fissa dimora per la tutela dei loro diritti, e un corso
di giornalismo improntato su tematiche di esclusione sociale.
Fuori Binario
Nato a Firenze nell'estate del '94, è l'altro giornale autofinanziato
scampato alla chiusura. La proprietaria effettiva della testata
è l'associazione Periferie al centro Fuori Binario,
protagonista di diverse iniziative solidali. Immigrazione,
casa, lavoro e carcere sono i temi principali delle 12 pagine
del mensile, che a volte esce con inserti speciali. Le 7-8
persone che lo scrivono sono le stesse che lo distribuiscono
per strada, tutti fiorentini in condizione di disagio. La
tiratura è di 4000 copie, ma - secondo la coordinatrice Maria
Pia Passigli, ex infermiera - potrebbero raddoppiare se ci
fossero più venditori. "Distribuiamo il giornale in luoghi
fissi, quali supermercati e poste - spiega la Passigli - per
creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti".
Anche in questo caso, gli "strilloni" pagano la rivista 50
centesimi e la rivendono ad offerta libera.
Terre di Mezzo
Una definizione diversa di giornale di strada viene da "Terre
di Mezzo", nato nell'ottobre del '94 a Milano e distribuito
oggi anche a Roma, Genova, Trieste, Udine, Padova e Piacenza.
È l'unico giornale italiano associato all'Insp. "Far parte
della federazione internazionale - dichiara il direttore Carlo
Giorgi - è garanzia di qualità. I giornali che ne fanno parte,
infatti, si impegnano a creare un prodotto di alto livello,
di cui gli stessi venditori vadano fieri". I redattori sono
tutti giornalisti professionisti e i diffusori sono una sessantina,
per la maggior parte senegalesi; ogni mese vengono vendute
dalle 9 alle 15 mila copie (dipende dal tempo, sostiene Giorgi),
al costo fisso di 2 euro e 10, di cui 95 centesimi vanno al
venditore. "Terre di Mezzo" si è costituito in Srl, vive di
vendite e di altre iniziative editoriali, in minima parte
di pubblicità. E sta celebrando l'uscita del centesimo numero,
traguardo importante per un giornale di strada.
Scarp de' Tenis
Prezzo di copertina fisso anche per il milanese "Scarp de'
Tenis", sovvenzionato dalla Caritas ambrosiana. Il costo è
di 2 euro, di cui una metà va al venditore, l'altra metà alla
cooperativa editoriale Oltre, proprietaria nominale
della testata. Nato nel '94, il giornale prende il nome da
una canzone di Enzo Jannacci dedicata a un clochard della
periferia di Milano ("El purtava i scarp de' tenis"). I distributori
sono una cinquantina (per l'80% italiani) tra Milano, Torino
e Napoli; a ciascuna città vengono dedicate 4 pagine locali.
Vi lavorano giornalisti professionisti, ma il mensile si avvale
anche della collaborazione degli emarginati stessi e pubblica
poesie scritte da loro. Non solo: la rubrica Speaker's
corner offre loro la possibilità di esprimersi liberamente,
in stile Hyde Park. Altre sezioni sono dedicate ai mercatini
dell'usato e a storie particolari.
Dai sondaggi svolti tra i lettori abituali, risulta che i
giornali di strada vengono letti per lo più da giovani di
buona cultura e intelligenza vivace, in generale da persone
di ceto medio e vicine alla sinistra, soprattutto donne.
(25 Febbraio 2003)
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