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Nuova legge sull'informazione del governo Putin, la federazione dei giornalisti protesta

La libertà russa è media

Tv e radio scomode per il governo, Cecenia blindata alla stampa

di Anna Bressanin

Già prima di arrivare alla Duma la nuova proposta del governo russo per riformare la legge sui media ha preoccupato la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) , che ha inviato pochi giorni fa una lettera di protesta a Putin.

Il nuovo progetto del governo riguarda soprattutto radio e tv, con una serie di provvedimenti tecnici:

  • Fissa un complesso sistema di registrazione e licenze per la trasmissione. Sono elencate numerose ragioni per bloccare la licenza. Esempi: "..se il nome è proprietà della storia e cultura della Federazione russa", ma anche "...se è simile al nome che il media possedeva prima di essere registrato nella Federazione".
  • Divide le responsabilità del media in un triangolo tra il proprietario, che possiede i mezzi e provvede all’accesso al multimediale, il publisher, l'editore che pubblica e distribuisce e il direttore. La responsabilità dei contenuti non va solo al direttore, ma anche all'editore.
  • Elimina la figura del “fondatore”, presente nella legge del 91, e la sostituisce con quella del proprietario, creando delle difficoltà per collettivi, associazioni di cittadini e strutture pubbliche, che sono fondatori ma non proprietari dei media.
  • Non parla più del giornalista come “detentore di un dovere pubblico” e pone una serie di norme per la selezione delle fonti.
  • Ostacola, se non impedisce l'entrata di capitali stranieri nel mercato dei media.

La protesta dell'Ifj

Nella lettera di protesta a Putin, Aidan White, segretario generale dell’Ifj, scrive: la nuova legge sui media è “generica, potenzialmente pericolosa e capace di creare ostacoli burocratici alla libertà di stampa”; interferisce “nel processo di selezione e definizione di contenuto dei media”, impedisce ai giornalisti di proteggere le proprie fonti con “appropriate misure di autoregolazione”, mentre “le complesse procedure di registrazione e licenza possono dare il via ad abusi da parte del governo”.

Il teatro di Mosca

Il parlamento ha messo mano alla legge sui media per la prima volta subito dopo la strage del teatro moscovita a ottobre. I network trasmettevano in tempo reale le immagini delle operazioni di salvataggio, mentre all’interno del teatro i terroristi ceceni potevano vedere in televisione i militari entrare. Secondo le autorità, le televisioni sono state in parte responsabili della strage, cioè della morte di più di cinquanta sequestratori e oltre cento ostaggi, perché la trasmissione delle immagini ostacolava il lavoro della polizia.

Ntv e la lettura del labiale di Putin

Nella stessa occasione, mentre 700 persone erano tenute in ostaggio nel teatro di Mosca, Ntv mandava in onda un video senza sonoro in cui Putin parlava con ufficiali di sicurezza; dalla lettura labiale si capiva che il Cremlino voleva irrompere nel teatro subito, senza tentare il negoziato.

Il veto di gennaio

La prima modifica alla legge sui mass media del 91 proibiva le notizie considerate dannose per le operazioni antiterrorismo e la messa in onda di dichiarazioni dei ribelli o di “propaganda estremista”. Non solo gli organi internazionali, ma gli stessi media russi, per la prima volta riuniti nell’Unione dei giornalisti, chiesero e ottennero a gennaio il veto di Putin ad una modifica che avrebbe notevolmente limitato la libertà di stampa.

La libertà dell’audience

Nonostante le proteste dell'Ifj, “non c’è nessun pericolo per la libertà dei media in Russia” spiega Alexey Bukalov, dell'agenzia di stampa russa Itar Tass a Roma. La stessa diretta tv dal teatro di Mosca ad ottobre sarebbe la prova dell’indipendenza dei media. “La libertà di parola esiste - continua - è l’unica conquista della rivoluzione pacifica”. A fare pressione sulle tv locali sarebbero soprattutto le amministrazioni regionali, tanto che un intervento del governo può al contrario ampliarne la libertà di parola. “La tv è libera perché ha un pubblico reale, deve tenere conto di audience e pubblicità- spiega il giornalista Ansa a Mosca Alessandro Logroscino - non è pensabile un ritorno al regime sovietico. Certo, il ‘rubinetto’ del controllo governativo può essere più o meno chiuso”.(vedi anche Le monde Diplomatique) .

Gli oligarchi della tv

“Il governo - continua Bukalov - non ostacola le televisioni solo per questioni di ordine ideologico. Interessa anche evitare l’arrivo di capitali ‘da fuori’”. E’ il caso del passaggio di Ntv dal magnate Gusinsky al colosso russo del gas a partecipazione statale Gazprom. Ntv, la tv più critica del Cremlino è passata almeno in parte sotto l’influenza governativa. A seguito del passaggio di proprietà è cambiata la direzione della tv, l’anchorman più popolare Leonid Parfyonov è in aspettativa per una polemica con i vertici, “ma la situazione - spiega Alessandro Logroscino, giornalista Ansa a Mosca - non è così cambiata; anche prima del passaggio di proprietà la Ntv non era esattamente più obiettiva, stava semplicemente in aperta battaglia politica con il governo”.

La repressione in Cecenia

Il vero limite alla libertà di parola dei media in russia rimane la questione cecena. Lo stato di guerra oggi non è dichiarato, ma lo è di fatto. Dalla prima guerra in Cecenia, nel 1994, sono morti complessivamente intorno alle 100mila persone, mentre i profughi sono più di 200mila. Nel bilancio dei morti tra i soldati russi, le cifre del Ministero della difesa, quelle degli ufficiali militari e quelle del gruppo Madri dei soldati di Russia. (cfr. International Herald Tribune del 18/02/03 ). A marzo il governo filorusso della ‘regione autonoma cecena’ dovrebbe indire un referendum sulla costituzione della Repubblica di Cecenia, sotto la supervisione dell’organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (Osce). Una mediazione con il presidente ceceno Mashkadov non è presa in considerazione da Mosca. I campi profughi di Inguscenza sono stati smantellati e il Cremlino tenta di rimandare indietro i profugi in Cecenia.

I giornalisti possono entrare

Ottenere un permesso per la Cecenia è praticamente impossibile per le televisioni private e anche per le pubbliche. “ Danno il permesso solo a chi vogliono ‘loro’ - dice Bukalov - giustificando queste limitazioni come misure di sicurezza per i giornalisti stessi”. Alcune tv hanno una redazione fissa in Cecenia, come la Trs e la Tvc (nata dai giornalisti che hanno lasciato la Ntv, quando ha cambiato direzione). “Il filtro all’informazione - dice Logroscino - in Cecenia è più robusto. A noi giornalisti stranieri andare a Grozny non è permesso. L’unica possibilità è affiancarsi a giornalisti russi, ma è estremamente pericoloso; basta pensare che ci sono 80 mila militari concentrati in una regione grande come il Molise”.

(24 Febbraio 2003)

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