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La scienza Usa si autocensura. Venti riviste e dodici associazioni
scientifiche hanno stretto a Denver un patto
per introdurre maggiori controlli sulle pubblicazioni dedicate
alla microbiologia. Il motivo: gli esperimenti pubblicati
potrebbero servire a chi costruisce strumenti di sterminio
di massa. I magazine come “Nature”
o “Science”
potrebbero essere una potenziale arma per bioterroristi.
I giornalisti scientifici, divulgatori per il grande pubblico,
esprimono la loro opinione su cosa è accaduto.
Silvia Rosa Brusin, caposervizio di Tg
Leonardo, trasmissione sulla scienza prodotta negli studi
Rai di Torino sottolinea: “Già dall'11 settembre c’è stato
un andirivieni di email tra ricercatori che discutono sulla
necessità di diminuire lo scambio di informazioni,
un processo che si sta accelerando oggi alla vigilia di guerra”.
Brusin teme un rallentamento della “circolazione vorticosa
di informazioni cresciuta negli ultimi dieci anni, con la
nascita di molte riviste specializzate”. La biologia in particolare
era stata protagonista di una iperspecializzazione con nuove
aree di studio, dalla biotecnologia alla nanogenetica, che
avevano trovato spazi di discussione sia su carta che on line.
La giornalista spiega come il lavoro del divulgatore si basi
solo in parte sulle riviste: “Testate di quel genere sono
fatte soprattutto di formule e sequenze. Spesso si tratta
di risultati scientifici ad uso di altri scienziati".
Per Piero Bianucci, responsabile di Tutto
Scienze settimanale del mercoledì de La Stampa, il no
alla censura è deciso: “Sono contro l’embargo di queste notizie,
mi sembra che sia un gesto politicamente propagandistico -
secondo Bianucci le conseguenze potranno ricadere anche sul
divulgatore - in questo modo c’è l’omissione della notizia:
non si sa cosa viene nascosto”. Il giornalista non teme una
reale limitazione della circolazione delle informazioni tra
gli esperti: “Gli scienziati parlano tra loro, le informazioni
continueranno a circolare con i seminari e i congressi, con
paper inviati da persona a persona”.
“Censura preventiva - per il vicedirettore di Focus
Mauro Gaffo - un modo per evitare che il governo americano
sull’onda delle emozioni possa prendere delle decisioni di
censura reale”. Quindi una strategia per continuare a lavorare
in modo (quasi) indipendente.
Possibilista sulla censura, Domitilla Benini, caporedattore
di tg2 scienza: “Certo che se in nome della libertà di stampa
si mette a rischio la sicurezza del paese non sono d’accordo”.
Benini fa un’analisi anche del tipo di informazione che si
predilige per un telegiornale scientifico: “Ad esempio una
notizia come quella dell’autocensura non è a rapida presa
sul grande pubblico. Avrebbe potuto trovare spazio all’interno
di un dossier, o di un pezzo su ciò che sta accadendo negli
Stati Uniti”.
Per Francesco Marabotto, responsabile sanità e medicina di
Ansa
si tratta di un segnale preoccupante di come la temperatura
sia alta negli Stati Uniti: “Non vedo come questo genere di
limitazionepossa essere efficace contro il bioterrorismo .
Tutte le scoperte scientifiche corrono il rischio di essere
utilizzate in modo pericoloso. Ma le informazioni non devono
essere fermate, infatti “Lancet”,
una tra le più importanti riviste del settore medico, ha respinto
l’accordo”.
(21 febbraio 2003)
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