| Citare
la fonte. È quanto raccomanda, nel caso della
stampa economica, una direttiva dell’Unione
europea sugli abusi di mercato, approvata
il 28 gennaio 2003. Entro il 12 ottobre di quest’anno
tutti i Paesi membri dell’Unione dovranno trasformare
il documento in legge.
L’idea di fondo di questa direttiva, la 2003/6/CE (per
vedere di cosa si tratta clicca
qui) consiste nell’esigere dai giornalisti che si
occupano di economia la stessa trasparenza
che devono avere gli analisti finanziari quando danno indicazioni
sulla compravendita di un titolo. Questo verrebbe fatto per
proteggere gli investitori. I giornalisti così sarebbero
implicitamente invitati, nella maggior parte dei casi, a svelare
le loro fonti. Niente più scoop?
Se un giornalista sapesse da una fonte confidenziale che -
ad esempio - Telecom Italia sta per compiere un'importante
transazione, come si dovrebbe comportare?
I giornalisti economici non ci stanno e la protesta è
cresciuta. Prima la Fnsi
– federazione nazionale stampa italiana – ha preso
una posizione precisa: la libertà di stampa deve avere
il sopravvento quando le notizie economiche giungono a un
giornalista. Senza dimenticare che gli articoli sono sottoposti
a numerosi controlli, ante ed ex post (deontologici e di mercato).
Poi è sceso in campo anche Guido Gentili,
direttore del Sole
24 Ore. “Avrei preferito che si optasse per l’autodisciplina,
che dovrebbe essere la regola fondamentale di tutti i giornali”
ha dichiarato al quotidiano francese Le
Figaro e riportato da Ilte.net.
Ma con questa direttiva si otterrà veramente trasparenza?
Teme il contrario Fred Kempe, del Wall
Street Journal Europe, che sottolinea come gli scandali
finanziari siano imputabili alla gestione sbagliata di determinate
imprese e non certo alla stampa specializzata.
L’Unione europea, però, pare essersi imposta
sulla condotta dei giornalisti. “Forse perché
ci si è resi conto di quanto siano complicati i meccanismi
dei mercati finanziari” spiega Stefano Righi,
caposervizio di Corriere Economia.
È giusto tutelare il mercato ma anche la tutela
delle fonti è fondamentale. “Se la direttiva
diventerà legge, limiterà drasticamente il lavoro”
chiarisce Righi. E prosegue: “Con l’inaridimento
delle fonti il giornalismo perderebbe efficacia, si troverebbe
limitato. Soprattutto il giornalismo economico che a differenza
di cronaca o sport, non ha manifestazioni”.
Forse non è chiara l’importanza di questa direttiva.
Non sempre le transazioni finanziarie avvengono alla luce
del sole e sapere in anticipo le decisioni di compravendita
di una società, può influire sull’andamento
del titolo stesso.
Tanto per capire, se domani la Juventus decide di vendere
Del Piero, la notizia non solo va in prima pagina sulla Gazzetta
dello Sport, ma anche sul Sole 24 Ore o sugli altri quotidiani
finanziari, perché la Juve ha il titolo quotato in
borsa. E paventare la cessione del numero 10 bianconero avrebbe
sicuramente ripercussioni sul titolo. Ed ecco che il giornalismo
sportivo va a sovrapporsi a quello economico. “Per questo
– prosegue Righi – è giusto che ci siano
delle regole. Ma devono essere per tutti,
non deve esserci distinzione tra giornalisti economici e altri”.
Certo è che la stampa economica ha nelle mani un enorme
potere: un giornalista potrebbe pubblicare informazioni scorrette
per trarne profitto. Ma proprio per evitare questo la legge
prevede il reato di aggiotaggio o insider trading.
E con questo provvedimento l’Unione Europea forse vorrebbe
dare una tutela in più.
“Il vero problema – conclude Righi – non
è quello di citare la fonte, bensì
di avere strumenti di controllo che non vengono applicati.
E, alla fine, tutto sta nelle mani del giornalista che deve
essere onesto con il lettore, l’editore e se stesso,
svolgendo il suo lavoro con coscienza e professionalità”.
E i caso Enron prima e Parmalat poi hanno dimostrato come
la stampa finanziaria debba stare sempre all’erta.
(9 febbraio 2004)
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