| Mai più
ricerche affannate in soffitte polverose. Mai più nastri
strappati o tasti inceppati. Mai più pesanti ferri
vecchi da trascinare sulle pendici del sacro monte Ergife.
Il rito della macchina per scrivere all’esame per giornalisti
professionisti sembra avere le ore contate.
Quello
che fino a ieri era l’ennesima angheria perpetrata ai
danni degli aspiranti redattori potrebbe finalmente terminare.
A riporre definitivamente nel cassetto il vecchio mezzo meccanico
dovrebbe essere un semplice software in grado di rendere un
qualsiasi avveniristico computer simile ad una banalissima
macchina per scrivere. Niente internet, niente risorse da
consultare, niente file preconfezionati.
Il software contro i furbi
La legge vieta per gli esami di stato l’utilizzo di
macchine dotate di memoria. Questo aveva sempre costituito
un scoglio insormontabile per la modernizzazione delle prove
scritte dell’esame. Adesso l’ostacolo sembra poter
essere aggirato. “Agli esaminandi sarà consegnato
un floppy disk che conterrà un particolare software
per la gestione dell’intera prova” racconta Marco
Tau, autore del programma. “Una volta avviato, questo
prenderà il controllo della macchina, impedendo l’accesso
alle risorse interne e offrendo un ambiente di videoscrittura,
simile a Word, con le funzioni più tradizionali: copia
e incolla e poco altro. Il nuovo applicativo costringerà
a vedere solo la schermata sulla quale si scrive fino alla
conclusione della prova. Qualsiasi tentativo di aggiramento
del sistema sarà rilevato e potrà portare all’annullamento
della prova”.
Cosa manca?
Tutto risolto? Neanche per sogno. “I problemi non mancano
e sono di natura pratica, tecnica e legislativa” ricorda
Vittorio Roidi, segretario dell’Ordine dei giornalisti.
“Ad esempio c’è bisogno di prevedere al
termine della sessione una modalità di stampa di tutti
gli elaborati. Qualcuno ha calcolato 50 stampanti: un’assurdità.
Servono, inoltre, dei tecnici pronti a risolvere i problemi
sorti durante la prova. Infine, da non sottovalutare, l’esigenza
che la novità sia codificata legislativamente”.
Per rendere effettiva l’innovazione è, infatti,
necessario un intervento del parlamento che modifichi la precedente
normativa e preveda la possibilità di utilizzare computer
purché con le modalità introdotte dal nuovo
software. Non più, quindi, righe dattiloscritte, come
previste dall’art.32
del Dpr 384/’93.
Nel 2004 la svolta?
I tempi per rendere operativa la novità, nonostante
tutti i problemi, potrebbero comunque essere estremamente
ragionevoli. “Questa proposta è al ministero
da circa 20 giorni – dice Roidi - e generalmente i tempi
per queste cose sono molto lunghi, ma abbiamo ragione di pensare
che in questo caso la situazione potrebbe sbloccarsi velocemente.
Questo ci consentirebbe di far partire la sperimentazione
già entro l’anno”.
La fine di un mito
Tramonta
così l’ultimo barlume romantico della professione
giornalistica anche se, ci ricorda Tau: “quella che
offriamo è solo una possibilità visto che sarà
consentito fare gli esami con i mezzi più tradizionali”.
La Lettera 22 sta per rimanere una pagina scritta, o meglio,
dattiloscritta nel libro dei ricordi. Con lei sparisce anche
quell’ipnotico rumore che per decenni aveva riempito
l’aria di ogni redazione. Con lei scompare per sempre
l’odore dell’inchiostro dalle mani dei giornalisti.
Chissà cosa ne penserebbe quell’Indro Montanelli
che seduto su uno scalino con la macchina sulle ginocchia
aveva scritto una delle pagine più indimenticabili
della storia del giornalismo.
Intervista
a Vittorio Roidi
Intervista
a Marco Tau
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ESTERNI
Ordine
dei giornalisti
(27 febbraio 2004)
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