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I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
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Un nuovo software farà sparire i vecchi ferri del mestiere di giornalista

Incubo o mito?
La fine della macchina per scrivere


L'esame di aprile potrebbe essere l'ultimo al ritmo dei tasti meccanici

di Pierpaolo Poggianti

Mai più ricerche affannate in soffitte polverose. Mai più nastri strappati o tasti inceppati. Mai più pesanti ferri vecchi da trascinare sulle pendici del sacro monte Ergife. Il rito della macchina per scrivere all’esame per giornalisti professionisti sembra avere le ore contate.
Quello che fino a ieri era l’ennesima angheria perpetrata ai danni degli aspiranti redattori potrebbe finalmente terminare. A riporre definitivamente nel cassetto il vecchio mezzo meccanico dovrebbe essere un semplice software in grado di rendere un qualsiasi avveniristico computer simile ad una banalissima macchina per scrivere. Niente internet, niente risorse da consultare, niente file preconfezionati.

Il software contro i furbi
La legge vieta per gli esami di stato l’utilizzo di macchine dotate di memoria. Questo aveva sempre costituito un scoglio insormontabile per la modernizzazione delle prove scritte dell’esame. Adesso l’ostacolo sembra poter essere aggirato. “Agli esaminandi sarà consegnato un floppy disk che conterrà un particolare software per la gestione dell’intera prova” racconta Marco Tau, autore del programma. “Una volta avviato, questo prenderà il controllo della macchina, impedendo l’accesso alle risorse interne e offrendo un ambiente di videoscrittura, simile a Word, con le funzioni più tradizionali: copia e incolla e poco altro. Il nuovo applicativo costringerà a vedere solo la schermata sulla quale si scrive fino alla conclusione della prova. Qualsiasi tentativo di aggiramento del sistema sarà rilevato e potrà portare all’annullamento della prova”.

Cosa manca?
Tutto risolto? Neanche per sogno. “I problemi non mancano e sono di natura pratica, tecnica e legislativa” ricorda Vittorio Roidi, segretario dell’Ordine dei giornalisti. “Ad esempio c’è bisogno di prevedere al termine della sessione una modalità di stampa di tutti gli elaborati. Qualcuno ha calcolato 50 stampanti: un’assurdità. Servono, inoltre, dei tecnici pronti a risolvere i problemi sorti durante la prova. Infine, da non sottovalutare, l’esigenza che la novità sia codificata legislativamente”.
Per rendere effettiva l’innovazione è, infatti, necessario un intervento del parlamento che modifichi la precedente normativa e preveda la possibilità di utilizzare computer purché con le modalità introdotte dal nuovo software. Non più, quindi, righe dattiloscritte, come previste dall’art.32 del Dpr 384/’93.

Nel 2004 la svolta?
I tempi per rendere operativa la novità, nonostante tutti i problemi, potrebbero comunque essere estremamente ragionevoli. “Questa proposta è al ministero da circa 20 giorni – dice Roidi - e generalmente i tempi per queste cose sono molto lunghi, ma abbiamo ragione di pensare che in questo caso la situazione potrebbe sbloccarsi velocemente. Questo ci consentirebbe di far partire la sperimentazione già entro l’anno”.

La fine di un mito
Tramonta così l’ultimo barlume romantico della professione giornalistica anche se, ci ricorda Tau: “quella che offriamo è solo una possibilità visto che sarà consentito fare gli esami con i mezzi più tradizionali”.
La Lettera 22 sta per rimanere una pagina scritta, o meglio, dattiloscritta nel libro dei ricordi. Con lei sparisce anche quell’ipnotico rumore che per decenni aveva riempito l’aria di ogni redazione. Con lei scompare per sempre l’odore dell’inchiostro dalle mani dei giornalisti. Chissà cosa ne penserebbe quell’Indro Montanelli che seduto su uno scalino con la macchina sulle ginocchia aveva scritto una delle pagine più indimenticabili della storia del giornalismo.

 

Intervista a Vittorio Roidi

Intervista a Marco Tau

 

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(27 febbraio 2004)

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