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Viaggio nel mondo della tecnologia digitale: cos'è, quanto costa, quali cambiamenti porterà

Al via i canali da sfogliare

Dalle news allo sport, dal tempo libero alla musica, la tv del futuro è accesa

di Mariangela Bisanti

Promettono di rivoluzionare la vita quotidiana di milioni di persone. In parte, lo stanno già facendo. Poter vedere la televisione sul cellulare, navigare via internet dal televisore di casa, scaricare un film dal web o fare tutte queste cose insieme con una console per videogiochi sono solo alcune delle meraviglie che già oggi si possono sperimentare. Una convergenza tra mezzi di comunicazione che li sta progressivamente trasformando in ibridi, sempre più capaci di svolgere più funzioni in uno. Televisione digitale, banda larga, cellulari di terza generazione: ecco le parole chiave del nuovo millennio.

La televisione digitale, già una realtà in milioni di case, nel prossimo decennio sostituirà quasi del tutto le tradizionali trasmissioni analogiche. Non sarà solo la tv dei 1.000 canali, ma sposterà il centro dell’organizzazione dei palinsesti a quella dei contenuti, permettendo al telespettatore di gestire, con un semplice “click” del telecomando, il tempo di informazione e intrattenimento in modo interattivo. E così durante una partita di calcio potrà ricevere, se vuole, una serie di informazioni supplementari, come l’accesso alla banca dati degli atleti in campo o agli schemi tattici piuttosto che i risultati parziali.

I perché del boom

L’anno di debutto è il 1994, negli Stati Uniti. Da allora ad oggi il mercato mondiale ha sfiorato la cifra di 100 milioni di abitazioni. E nel 2010 si stima che saranno quasi 400 milioni le case raggiunte dal digitale. In Europa ci sono già qualcosa come 27 milioni di famiglie su un bacino complessivo di oltre 200 milioni e fra soli quattro anni se ne prevedono almeno il triplo.
Il boom si poggia sulla capacità di risolvere alcuni problemi propri dell’analogico. Su tutti, pochi canali e scarsa varietà di offerta. Il digitale offre ai telespettatori ciò che vogliono: più scelta, prodotti esclusivi e in anteprima.
Punta di diamante di ogni offerta digitale, infatti, sono i canali di pay tv, cioé i servizi a pagamento. Ce ne sono di due tipi, tematici o generalisti. Si pensi alla francese Canal Plus, che ha costruito il proprio successo con la strutturazione di un palinsesto misto, fatto di film, sport e grandi documentari non presenti nelle emittenti gratuite e con caratteristiche uniche (come la messa in onda di film a formato allungato come avviene al cinema). E offrendo, grazie al principio di rotazione dei programmi con una determinata frequenza sulle diverse emittenti in gestione, l’opportunità di accedere ai contenuti senza la schiavitù di palinsesti prefissati, potendo decidere come, dove e quando vedere ciò che si desidera. Nel settore tematico, un caso tipico è quello di Ventiquattrore.tv, il canale del Sole24ore.

La tecnologia digitale

Nel mondo televisivo, introdurre il digitale non è stato semplice. Ogni immagine è composta da una miriade di informazioni che la descrivono nei dettagli, poi trasmessi in video tramite piccoli punti uniti in lunghe linee. Il tutto integrato dalla parte audio, naturalmente.
Col tempo ci si è accorti che il sistema analogico ha degli svantaggi. Le trasmissioni occupano molto spazio per essere diffusi (e come si sa le frequenze disponibili sono poche) e sono soggette a “rumori” ambientali: quindi immagini e suoni non sempre sono perfetti. Basta un temporale per degradare il segnale e vedere sullo schermo il classico effetto “neve”, così come la presenza di più canali uno dopo l’altro può creare interferenze che possono rendere difficile la ricezione in determinate aree geografiche.
Il digitale offre una valida alternativa a questi problemi. Si pensi all’inquadratura di un conduttore tg: per diversi secondi (ogni secondo in tv è composto da 25 singole immagini che nello standard di colore utilizzato in Italia, il Pal, sono a loro volta composte da 625 linee orizzontali di punti, detti pixel) l’immagine che vediamo ha pochissime variazioni, come per esempio la testa del presentatore che parla. Sfondo e contorni rimangono sostanzialmente gli stessi. In un sistema analogico quel frammento di trasmissione contiene molte informazioni ripetitive, col digitale si possono eliminare le ridondanze del segnale attraverso un sistema complesso di algoritmi detto di “compressione
digitale”, senza perdere qualità. Immediati i vantaggi: nella stessa frequenza e con una qualità sempre perfetta è possibile diffondere segnali di un numero maggiore di canali.
Lo standard di compressione digitale adottato in Europa nel 1993 – l’Mpeg3 – consente ad esempio di trasmettere in una frequenza prima occupata da un solo canale analogico fino a otto canali tv digitali.
Nascono così canali dedicati ai temi più vari e si sviluppano servizi di televisione a consumo dove l’utente paga per vedere solo ciò che lo interessa (come la pay per view per eventi sportivi o film). Per cogliere i segnali digitali, l’utente deve prima dotarsi di un apposito apparecchio, il cosiddetto set-top-box, (che prende il nome di decoder quando serve a vedere la pay tv) e poi decidere se sottoscrivere le offerte a pagamento. In alternativa, potrà accedere solo alle offerte trasmesse gratuitamente in chiaro.

L'offerta: satellitare o digitale terrestre?

Così nel mondo

Piccolo vocabolario del telespettatore


 

(23 febbraio 2004)

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