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Promettono
di rivoluzionare la vita quotidiana di milioni di persone.
In parte, lo stanno già facendo. Poter vedere la televisione
sul cellulare, navigare via internet dal televisore di casa,
scaricare un film dal web o fare tutte queste cose insieme
con una console per videogiochi sono solo alcune delle meraviglie
che già oggi si possono sperimentare. Una convergenza
tra mezzi di comunicazione che li sta progressivamente trasformando
in ibridi, sempre più capaci di svolgere più
funzioni in uno. Televisione digitale, banda larga, cellulari
di terza generazione: ecco le parole chiave del nuovo millennio.
La televisione digitale, già una realtà in
milioni di case, nel prossimo decennio sostituirà quasi
del tutto le tradizionali trasmissioni analogiche. Non sarà
solo la tv dei 1.000 canali, ma sposterà il centro
dell’organizzazione dei palinsesti a quella dei contenuti,
permettendo al telespettatore di gestire, con un semplice
“click” del telecomando, il tempo di informazione
e intrattenimento in modo interattivo. E così durante
una partita di calcio potrà ricevere, se vuole, una
serie di informazioni supplementari, come l’accesso
alla banca dati degli atleti in campo o agli schemi tattici
piuttosto che i risultati parziali.
I perché del boom
L’anno di debutto è il 1994, negli Stati Uniti.
Da allora ad oggi il mercato mondiale ha sfiorato la cifra
di 100 milioni di abitazioni. E nel 2010 si stima che saranno
quasi 400 milioni le case raggiunte dal digitale. In Europa
ci sono già qualcosa come 27 milioni di famiglie su
un bacino complessivo di oltre 200 milioni e fra soli quattro
anni se ne prevedono almeno il triplo.
Il boom si poggia sulla capacità di risolvere alcuni
problemi propri dell’analogico. Su tutti, pochi canali
e scarsa varietà di offerta. Il digitale offre ai telespettatori
ciò che vogliono: più scelta, prodotti esclusivi
e in anteprima.
Punta di diamante di ogni offerta digitale, infatti, sono
i canali di pay tv, cioé i servizi a pagamento. Ce
ne sono di due tipi, tematici o generalisti. Si pensi alla
francese Canal
Plus, che ha costruito il proprio successo con la strutturazione
di un palinsesto misto, fatto di film, sport e grandi documentari
non presenti nelle emittenti gratuite e con caratteristiche
uniche (come la messa in onda di film a formato allungato
come avviene al cinema). E offrendo, grazie al principio di
rotazione dei programmi con una determinata frequenza sulle
diverse emittenti in gestione, l’opportunità
di accedere ai contenuti senza la schiavitù di palinsesti
prefissati, potendo decidere come, dove e quando vedere ciò
che si desidera. Nel settore tematico, un caso tipico è
quello di Ventiquattrore.tv,
il canale del Sole24ore.
La tecnologia digitale
Nel mondo televisivo, introdurre il digitale non è
stato semplice. Ogni immagine è composta da una miriade
di informazioni che la descrivono nei dettagli, poi trasmessi
in video tramite piccoli punti uniti in lunghe linee. Il tutto
integrato dalla parte audio, naturalmente.
Col tempo ci si è accorti che il sistema analogico
ha degli svantaggi. Le trasmissioni occupano molto spazio
per essere diffusi (e come si sa le frequenze disponibili
sono poche) e sono soggette a “rumori” ambientali:
quindi immagini e suoni non sempre sono perfetti. Basta un
temporale per degradare il segnale e vedere sullo schermo
il classico effetto “neve”, così come la
presenza di più canali uno dopo l’altro può
creare interferenze che possono rendere difficile la ricezione
in determinate aree geografiche.
Il digitale offre una valida alternativa a questi problemi.
Si pensi all’inquadratura di un conduttore tg: per diversi
secondi (ogni secondo in tv è composto da 25 singole
immagini che nello standard di colore utilizzato in Italia,
il Pal, sono a loro volta composte da 625 linee orizzontali
di punti, detti pixel) l’immagine che vediamo ha pochissime
variazioni, come per esempio la testa del presentatore che
parla. Sfondo e contorni rimangono sostanzialmente gli stessi.
In un sistema analogico quel frammento di trasmissione contiene
molte informazioni ripetitive, col digitale si possono eliminare
le ridondanze del segnale attraverso un sistema complesso
di algoritmi detto di “compressione
digitale”, senza perdere qualità. Immediati i
vantaggi: nella stessa frequenza e con una qualità
sempre perfetta è possibile diffondere segnali di un
numero maggiore di canali.
Lo standard di compressione digitale adottato in Europa nel
1993 – l’Mpeg3 – consente ad esempio di
trasmettere in una frequenza prima occupata da un solo canale
analogico fino a otto canali tv digitali.
Nascono così canali dedicati ai temi più vari
e si sviluppano servizi di televisione a consumo dove l’utente
paga per vedere solo ciò che lo interessa (come la
pay per view per eventi sportivi o film). Per cogliere i segnali
digitali, l’utente deve prima dotarsi di un apposito
apparecchio, il cosiddetto set-top-box, (che prende il nome
di decoder quando serve a vedere la pay tv) e poi decidere
se sottoscrivere le offerte a pagamento. In alternativa, potrà
accedere solo alle offerte trasmesse gratuitamente in chiaro.
L'offerta: satellitare o digitale
terrestre?
Così
nel mondo
Piccolo
vocabolario del telespettatore
(23 febbraio 2004)
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