Un triennio fortunato per i quotidiani
economici, regionali e provinciali: fatturato in crescita
e diffusione costante o in lieve rialzo. Nel complesso,
dal 1996 al '98, tutta la stampa italiana ha dato segni
di ripresa: il bilancio è infatti tornato in attivo. Ma
se il trend negativo delle vendite che ha caratterizzato
gli anni '90 sembra essersi finalmente arrestato, restano
gravi problemi strutturali, dall'inefficiente
organizzazione distributiva alla scarsa propensione degli
italiani alla lettura dei giornali.
Questo il quadro che emerge dallo studio annuale della Fieg, la Federazione degli editori, e
della Deloitte & Touche, presentato ieri. Quotidiani
Dopo un periodo di stagnazione del settore, a cui hanno
contribuito un'economia statica e una domanda interna
debole, l'andamento delle vendite sembra aver invertito
direzione. Nel '98 il numero dei quotidiani venduti è
aumentato dello 0,1% e, se le stime per il '99 saranno
confermate, la cifra potrebbe salire a quota 2%, ovvero 6
milioni di copie vendute al giorno. L'utile d'esercizio
delle aziende editrici, a sua volta, è passato dai 121
miliardi del '97 ai 261 del '98, anche grazie a strategie
commerciali più aggressive e client-oriented, come
sezioni e rubriche specialistiche, supplementi e cd in
allegato. Il dato, però, va letto alla luce del ruolo
determinante giocato dai ricavi pubblicitari, la cui
espansione (+11,9%) è stata in grado di bilanciare il
netto declino dei ricavi da vendita (-6,5%) e
l'accelerazione dei costi di produzione (+4,7%) e dei
servizi (+8,7%). "Si tratta di cifre preoccupanti -
spiega il direttore generale della Fieg Sebastiano
Sortino - perché i conti delle imprese editoriali stanno
migliorando solo grazie alla pubblicità, quindi a un
mercato esterno non controllabile. Servirebbe invece un
incremento nel numero di lettori"
Periodici
I nuovi media stanno stimolando bisogni di informazione
specifici e la risposta del mercato mondiale è stata una
vera esplosione di testate specializzate, in particolare
di settimanali economici (+86% delle vendite in Italia),
informatici (+19%) e di mensili gastronomici (+58%) e
sulla salute (+54%). Nel suo insieme, però, il comparto
dei settimanali ha fatto registrare un calo nella
diffusione del 2,5% (triennio '96-'98), contro un aumento
della diffusione dei mensili del 2,7%. Un trend difforme
accomunato da un fatturato in crescita (+12,2%
complessivamente) e da un andamento più che positivo
degli investimenti pubblicitari.
Distribuzione
La struttura del mercato editoriale continua a risentire
di due annosi problemi organizzativi: una rete di vendita
poco sviluppata e servizi postali inefficienti. La
diffusione di testate al di fuori del canale edicola,
partita in maggio con l'approvazione della legge
n.108/99, stenta infatti a prendere piede. Dei 7mila
punti vendita previsti per la sperimentazione, solo 2.900
sono stati attivati. Inoltre, gli acquisti di giornali
negli esercizi promiscui (bar, tabaccherie, supermercati,
benzinai) sono per lo più d'impulso, cioè non
premeditati e sporadici. Per quanto riguarda, invece,
l'incidenza delle copie vendute in abbonamento, l'Italia
(8,6%) si attesta agli ultimi posti nella graduatoria
europea (media 48%), davanti solo a Grecia, Portogallo e
Spagna.
La distribuzione per abbonamento presenterebbe invece
numerosi vantaggi: stabilizzazione delle vendite,
programmazione dei livelli di produzione, focalizzazione
delle strategie di marketing, consistenti risorse
finanziarie anticipate.
Lettura
Anche se a ritmi contenuti, la diffusione di testate
provinciali e regionali sta crescendo, mentre continuano
a calare le vendite dei giornali nazionali. Un trend
complessivamente meno negativo che in passato, ma
l'Italia, con 102 copie diffuse ogni mille abitanti,
continua a essere il fanalino di coda nel panorama
europeo. In Norvegia si vendono 588 copie di giornali
ogni mille abitanti, in Austria 402, in Gran Bretagna
317. Peggio di noi sono solo il Portogallo (72 copie ogni
mille abitanti) e la Grecia (64 copie).
"Il dato della lettura in Italia - continua Sortino
- va disaggregato. Anche nei livelli di diffusione si
ripresenta la duplicità del nostro sistema, con il Nord
vicino alla media europea e il Sud, fatta eccezione per
la Sardegna, in cui non si vendono più di 50 giornali
ogni mille abitanti. Un problema non solo scolastico, ma
anche economico, perché nel Mezzogiorno anche 1.500 lire
sono qualcosa".
Internet
Lo studio della Fieg non poteva tacere i cambiamenti
rapidissimi indotti da Internet nel mondo dell'editoria.
Cambia il modo di lavorare, con forte decentramento dei
compiti e strette collaborazioni esterne e cambia il
modello di impresa, sempre più integrata e flessibile,
la "multiple media company" che sfrutta i dati
in formato digitale su ogni mezzo (carta, sito, cd, tv,
radio). Per capire il fenomeno basta un dato: le testate
quotidiane con pagine web sono passate in due anni (dal
'97 al '99) da 17 a 62.
[inizio]
(27
gennaio 2000)
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