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Paolo Serventi Longhi è intervenuto al convegno della Fnsi

"Servono regole e non soldi"

E dice no ai referendum sociali

di Chiara Settingiano


"E' stata la più grande manifestazione che il sindacato abbia mai fatto": è il commento, a caldo, fatto dal segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Paolo Serventi Longhi, al termine dell'assemblea che oggi a Milano ha riunito centinaia di giornalisti, insieme per discutere 'i diritti negati dagli editori, la difesa della qualità dell'informazione e la tutela dei cittadini', problemi legati al rinnovo del contratto di lavoro che hanno portato allo sciopero nazionale di dicembre.

"La notizia non è un pacco di pasta. Oggi - ha detto Serventi Longhi - voglio parlare di quei tanti colleghi con la schiena dritta, se permettete dei direttori con la schiena dritta, che sanno vedere e contrastare ciò che accade in tante aziende, l'affermarsi sempre maggiore della logica del marketing, dell'informazione asservita alla pubblicità o agli interessi esterni all'impresa".
Il rischio grande, infatti, è che "si arriva a confondere i messaggi pubblicitari con la verità. Nel contratto - ha aggiunto il segretario della Fnsi - non chiediamo tanto aumenti di stipendio, quanto regole".

Ma il messaggio di Serventi Longhi ai colleghi conteneva indicazioni concrete: "Regole legislative e contrattuali che stabiliscano i limiti alla pubblicità, che diano difesa a quell'esercito di free lance oggi in continuo aumento, che regolamentino l'attuale anarchia informativa di Internet, che si oppongano allao sregolamento contrattuale in atto in tutto il settore dell'emittenza". E ha proseguito con gli esempi: "Che i siti su Internet dei principali editori che fanno informazione siano registrati in Tribunale con un marchio di qualità Fnsi-Fieg a garanzia di chi consulta quel sito. Oppure che sia data dignità contrattuale ai circa 20 mila giornalisti free lance che oggi un contratto non hanno".

Infine, Serventi Longhi ha preso posizione sui referendum sociali: "La mia opinione è che la Fnsi debba schierarsi in maniera aperta, responsabile, anche attraverso l'adesione ai comitati per il no, contro referendum che intendono minare un sistema di regole che ha consentito, tra mille contraddizioni, la tutela dei lavoratori".

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(12 gennaio 2000)

   

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