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Pino
Scaccia (Tg1) è uno che nella sua vita ne ha viste
di tutti i colori, e non ha dubbi: la sua isola sul web non
può che chiamarsi Inquestomondodisquali.
Luca
Sofri (conduttore di Otto e mezzo, su La7), forse per
esorcizzare, la butta sul filosofico, e si fa chiamare Wittgenstein,
mentre Christian Rocca (caporedattore de Il Foglio)
evoca la storia, e sceglie Camillo,
in onore del conte di Cavour. E c'è invece chi, come Claudio
Sabelli Fioretti (Il Corriere della Sera e Sette)
preferisce, semplicemente, utilizzare il proprio nome.
Opzioni
diverse, per una passione comune. Quella per i blog (per
saperne di più, clicca qui), i diari personali
interattivi che sul web spopolano. E che i giornalisti stanno
lentamente scoprendo. Ma perché professionisti dell'informazione
che hanno quotidianamente a disposizione ampi spazi su giornali
e tv di primissimo piano decidono di mettersi in proprio e
sbarcare sul web?
"Innanzitutto è un mezzo molto utile", dice Christian
Rocca, caporedattore de Il Foglio. "Nel blog puoi
reperire e commentare notizie di ogni genere, che nei tradizionali
mezzi di comunicazione non vengono sempre trattate, come quelle
riguardanti la politica internazionale".
Ma c'è anche un altro aspetto da non sottovalutare, ossia
l'immediatezza con cui possono essere gestiti i dati. Pino
Scaccia, inviato del Tg1, lo sottolinea: "Il blog non
solo dà la possibilità di interagire con una comunità molto
allargata, ma anche di operare in maniera più diretta rispetto
al sito, che rimane una vetrina. Soprattutto è facilissimo
da usare, e l'aggiornamento è automatico".
Il fenomeno, però, pone anche qualche problema: "C'è un rischio
enorme", commenta Pino Scaccia. "Chiunque può sentirsi
in diritto di dire quello che vuole. Chi come me è giornalista
da tanto tempo, sa che scrivere significa prendersi delle
responsabilità. Il giornalismo ufficiale rispetta delle regole".
E' anche vero, però, che, secondo Christian Rocca, il blog
"permette a tutti, anche a chi non è professionista, di scrivere
e argomentare. Il senso vero del giornalismo è qualcosa di
più di un tesserino o un'iscrizione all'Ordine".
Ma dietro al fenomeno dei "giornalisti bloggisti"
c'è forse qualcosa di più. Claudio Sabelli Fioretti
lo aveva confessato, qualche mese fa, a Il Barbiere della
Sera: "Sono soprattutto narciso e vanitoso". Vanità o
no, il blog può però diventare un vero e proprio strumento
di analisi giornalistica. Lo pensa Scaccia: "Tramite l'interesse
che si crea attorno a un avvenimento, è possibile farsi un'idea
di ciò che ha più rilevanza per l'opinione pubblica".
(10 gennaio 2003)
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