|
La televisione italiana? Inguardabile. E i giornali? Meglio
non parlarne. Dopo l'attacco sferzato dal Financial Times
contro la tv, anche dalla Germania si sono levate critiche
che hanno preso di mira il sistema informativo nazionale,
non risparmiando quasi nessuno.
Sul Financial Times del 16 gennaio, Tobias Jones intitolava
"Il mio inferno televisivo italiano" (My
Italian TV hell) un lungo articolo sulla tv nostrana.
Colpevole, secondo lui, di produrre solo programmi spazzatura,
infarciti di quiz e veline seminude, e di insinuare spot pubblicitari
all'interno dei programmi, all'insaputa degli spettatori più
ingenui. "Per familiarizzare con la televisione italiana",
scrive Jones, "c'è una parola chiave da imparare: canzonissima".
Sostantivo che riassumerebbe l'essenza stessa degli Italiani,
ai quali piace molto cantare, e che per questo hanno infarcito
di canzonette tutti i programmi. L'accusa di Jones scivola
sulla critica politica quando viene tirato in ballo il Presidente
del Consiglio: "grazie a Berlusconi, la televisione è un vuoto
ideologico".
Di diversa natura sono le critiche che Tobias Piller rivolge
ai giornalisti. In un articolo pubblicato su Internazionale
del 17 gennaio, il corrispondente del quotidiano Frankfurter
Allgemeine Zeitung parte dall'analisi degli articoli pubblicati
sui principali giornali nazionali. E nota come spesso le notizie
pecchino di superficialità: "non è molto lo spazio dedicato
a temi che non siano di stretta attualità o a irresistibili
fatti di cronaca". Gli esteri in special modo vengono trascurati,
"chi ha sentito parlare del Kosovo o dell'Albania, paesi molto
vicini all'Italia, da quando è finito lo stato di emergenza?"
Le cause di tale superficialità potrebbero essere tante:
la ricerca di sensazionalismo, la competizione con i telegiornali,
la strumentalizzazione dei quotidiani da parte degli editori,
le barriere poste dall'Ordine dei giornalisti…su quest'ultimo
punto l'articolo di Piller non spiega molto, lasciando aperta
la strada alle interpretazioni. Ma di fronte alla domanda
di chiarimento, l'inviato tedesco spiega il suo pensiero,
prendendo il suo Paese come termine di paragone.
"In Germania non esiste un Ordine dei giornalisti. E' stato
abolito dopo la Seconda Guerra Mondiale, e da allora mai più
ricostituito"." Il sistema è semplice: se a un quotidiano
serve un redattore, lo assume, e basta". Non c'è bisogno quindi
di essere professionisti, di aver fatto il praticantato, oppure
di essere iscritti nella lista di un ordine nazionale. "Se
manca un giornalista economico, il giornale lo va a cercare
direttamente all'interno di una banca; se serve un esperto
che curi la rubrica dell'arte, viene assunto il direttore
di una casa d'aste". In tal modo i redattori sono degli specialisti
nei diversi campi, ancor prima di essere giornalisti. "Il
giornale assume il redattore con un contratto a tempo determinato,
ad esempio un anno, e poi gli insegna a scrivere. Alla fine
dell'anno è quasi sicuro che il neo-giornalista avrà imparato
il mestiere". E sarà in grado di approfondire il proprio campo
culturale con maggior professionalità di un collega non specialista.
Tobias Piller parte dalla convinzione che la difficoltà maggiore
per un giornalista sia la padronanza della materia di cui
si occupa. E che il saper scrivere sia una cosa secondaria,
non troppo difficile da imparare. "In Italia i vostri giornalisti
hanno tutti conoscenze simili, perché studiano nelle stesse
scuole. Da noi, invece, attingiamo da un serbatoio di talenti
molto più grande".
Un altro ostacolo alla buona informazione è la necessità
per i giornali italiani di vendere il maggior numero di copie
possibile.
"La Frankfurter Allgemeine Zeitung, è venduta per i due terzi
in abbonamento. Questo ci permette di produrre un tipo di
informazione più analitica, e non ci obbliga a ricercare lo
scoop per vendere di più". In Italia, al contrario, i giornali
venduti in abbonamento sono pochi, e le testate hanno la necessità
di attirare lettori ogni giorno, proponendo le notizie più
di attualità.
Anche in Germania, comunque, esistono le eccezioni. Tobias
Piller parla di Bild, tabloid che riassume tutte le critiche
da lui fatte al giornalismo italiano: ricerca la notizia del
momento, pecca nelle analisi, "propone interviste a Schroeder
con una sola domanda e una risposta". E vende quattro milioni
di copie, più di ogni altro quotidiano tedesco.
(30 gennaio 2003)
[inizio]
[torna alla home page]
|

|