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Con la riforma dell'Ordine anche i 'free' potranno accedere al praticantato

Free-lance: un esercito in aumento

Poche le tutele di questa figura, ma qualcosa si sta muovendo

di Stefania Cuccato

La professione è mia.. e me la gestisco io

Non sono legati in esclusiva a nessuna testata giornalistica. Si trovano sul mercato come liberi professionisti, alcuni per scelta, altri per necessità. Sono i free-lance, dall’inglese “lancia libera”, un esercito di soldati di ventura in continuo aumento. Cani sciolti pronti a spostarsi a proprie spese per inseguire la notizia. Molti, iscritti all’albo dei giornalisti professionisti o almeno pubblicisti, vivono in condizioni frustranti in attesa di un contratto. Altri, viceversa, sfruttano la completa autonomia professionale per offrire prestazioni di qualità in base a cachet anche succulenti.

I numeri

Secondo una recente indagine, condotta dalla Federazione nazionale della stampa, i giornalisti “free”, che svolgono regolare attività, sarebbero più di 7000. Un numero che si accorda con i dati forniti da Assostampa romana: “Su 15 mila giornalisti tesserati”, spiega il segretario-consigliere, Silvia Garambois,” più della metà sono free”. Altre le cifre sostenute dal Presidente della Flip (Free lance international press), Virgilio Violo: “I colleghi dichiarati superano le 12.000 unità - spiega - se si contano le prestazioni “in nero” si arriva fino a 25.000 lavoratori”.

L’esperienza sul campo

Dopo qualche anno trascorso tra la cronaca e lo sport dell’edizione milanese di Repubblica, Alessandro Gandolfi, giornalista professionista uscito dall'Ifg di Urbino, viene trasferito agli esteri: “Da quel momento la quotidianità andava perdendo fascino - afferma - la passione per la fotografia e la voglia di viaggiare mi hanno spinto ad abbandonare il posto sicuro e diventare free-lance”. Con ottimi risultati, si direbbe, a visitare il sito personale , dove sono esposti alcuni dei lavori giornalistici realizzati agli angoli del globo.
Quali i vantaggi di una professione totalmente priva di sicurezze, ma al tempo stesso così affascinante? “Prima di tutto la libertà di gestire il proprio lavoro, non avere orari e poter vendere a più testate il proprio reportage -racconta Gandolfi - bisognerebbe, però, istituire un tariffario dignitoso, ma soprattutto, sicuro”.

La casa del free-lance

Un circolo stampa riservato ai liberi collaboratori, nel quale affittare un desk a prezzi competitivi, per non rinunciare a quell'energia vitale che si respira in redazione. Questo il progetto che Assostampa romana sta portando avanti da qualche anno. Le contrattazioni proseguono con gli enti amministrativi comunali e provinciali. Il luogo ideale: una centro stampa inutilizzato dal Giubileo. È prevista una scrivania, un computer collegato in rete, l’accesso alle agenzie stampa e una postazione telefonica per i giornalisti indipendenti. Nel progetto non mancano un ristorante e un bar come punti di ritrovo “necessari”.

Una medaglia a due facce

Mentre il mondo dell’informazione avverte la necessità di un restyling radicale delle proprie figure professionali (come annunciato dalla riforma dell’Ordine), il mercato dell’editoria punta sui liberi collaboratori, in bilico tra la crisi della carta stampata e l’avanzamento delle nuove tecnologie. L’amara realtà per molti di loro però è la completa assenza di tutele, lo sfruttamento e il precariato decennale. Emergono pertanto numerose contraddizioni su una professione che sembra rispecchiare pienamente i valori di libertà ed etica giornalistica.
La Flip, l’Associazione internazionale dei giornalisti liberi professionisti, ha attivato un coordinamento interno per tutelare la deontologia professionale ed economica di chi opera in questo campo: “La quota annuale di iscrizione è di 65 euro - spiega Violo - in cambio si è assistiti da legali, commercialisti e da rappresentanti regionali”. Gli iscritti possono inserire il proprio curriculum on-line e usufruire di una tessera valida in Italia e all’estero. La Flip, in aperta polemica con l’ordine professionale, sposa la linea dell’Antitrust, a favore di un sistema alternativo: “In quel caso sopravviverebbero solamente gli ordini connessi alla tutela di un diritto costituzionalmente garantito (medici e avvocati), mentre tutti gli altri sarebbero trasformati in libere associazioni sul modello di una organizzazione anglosassone”.

Rischio querela

Chi vuole lavorare senza condizionamenti, deve fare i conti con le eventuali condanne civili. In caso di querela, infatti, il free-lance deve rispondere con il proprio patrimonio personale. Ma qualcosa si sta muovendo anche su questo fronte: “Stiamo mettendo a punto un servizio 'SoS querele' studiato appositamente per questa categoria - racconta Garambois - un filo diretto con un pool di avvocati da contattare in rete; alcune compagnie assicurative, inoltre, sembrano disposte a coprire il rischio”.

Il contratto di lavoro collettivo

"A partire da marzo 2001 è stato inserito un protocollo allegato che riguarda strettamente il lavoro autonomo - dichiara il direttore della Fnsi, Giancarlo Tartaglia - con il rinnovamento contrattuale, previsto per febbraio 2005, la normativa sarà probabilemente ampliata". Le norme sono state accettate dalla Fieg (Federazione italiana editori giornali) e Aer-Anti-Corallo, l'associazione delle imprese radiofoniche e televisive, mentre è tuttora in corso la contrattazione con l'Uspi (Unione stampa periodica italiana).

Praticantato in versione “free”

Con la mini-riforma introdotta dall’Ordine nazionale (Articolo 34, legge 69/63), le porte del praticantato si aprono anche ai giornalisti free-lance. L’accesso alla professione sarà possibile se si dimostra di collaborare con una testata giornalistica da almeno tre anni a fronte di un reddito minimo pari a quello corrisposto ai praticanti.

Gli altri paesi

In America, Germania e altri paesi europei, la professione del free-lance gode di tutto rispetto: "All'estero è un altro mestiere - afferma con un pizzico di amarezza Garambois - esistono norme atte a tutelare questa figura". Il successo dei liberi collaboratori oltreoceano, secondo Violo, sta nel fatto che l'editoria è più libera: "In Italia esistono troppe lobby e il 90% delle nostre testate non fa informazione fine a se stessa". .

(21 gennaio 2003)

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