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La professione è mia.. e me la gestisco io
Non sono legati in esclusiva a nessuna testata giornalistica.
Si trovano sul mercato come liberi professionisti, alcuni
per scelta, altri per necessità. Sono i free-lance, dall’inglese
“lancia libera”, un esercito di soldati di ventura in continuo
aumento. Cani sciolti pronti a spostarsi a proprie spese per
inseguire la notizia. Molti, iscritti all’albo dei giornalisti
professionisti o almeno pubblicisti, vivono in condizioni
frustranti in attesa di un contratto. Altri, viceversa, sfruttano
la completa autonomia professionale per offrire prestazioni
di qualità in base a cachet anche succulenti.
I numeri
Secondo una recente indagine, condotta dalla Federazione
nazionale della stampa, i giornalisti “free”, che svolgono
regolare attività, sarebbero più di 7000. Un numero che si
accorda con i dati forniti da Assostampa romana: “Su 15 mila
giornalisti tesserati”, spiega il segretario-consigliere,
Silvia Garambois,” più della metà sono free”. Altre le cifre
sostenute dal Presidente della Flip
(Free lance international press), Virgilio Violo: “I colleghi
dichiarati superano le 12.000 unità - spiega - se si contano
le prestazioni “in nero” si arriva fino a 25.000 lavoratori”.
L’esperienza sul campo
Dopo qualche anno trascorso tra la cronaca e lo sport dell’edizione
milanese di Repubblica, Alessandro Gandolfi, giornalista professionista
uscito dall'Ifg di Urbino, viene trasferito agli esteri: “Da
quel momento la quotidianità andava perdendo fascino - afferma
- la passione per la fotografia e la voglia di viaggiare mi
hanno spinto ad abbandonare il posto sicuro e diventare free-lance”.
Con ottimi risultati, si direbbe, a visitare il sito
personale , dove sono esposti alcuni dei lavori giornalistici
realizzati agli angoli del globo.
Quali i vantaggi di una professione totalmente priva di sicurezze,
ma al tempo stesso così affascinante? “Prima di tutto la libertà
di gestire il proprio lavoro, non avere orari e poter vendere
a più testate il proprio reportage -racconta Gandolfi - bisognerebbe,
però, istituire un tariffario dignitoso, ma soprattutto, sicuro”.
La casa del free-lance
Un circolo stampa riservato ai liberi collaboratori, nel
quale affittare un desk a prezzi competitivi, per non rinunciare
a quell'energia vitale che si respira in redazione. Questo
il progetto che Assostampa
romana sta portando avanti da qualche anno. Le contrattazioni
proseguono con gli enti amministrativi comunali e provinciali.
Il luogo ideale: una centro stampa inutilizzato dal Giubileo.
È prevista una scrivania, un computer collegato in rete, l’accesso
alle agenzie stampa e una postazione telefonica per i giornalisti
indipendenti. Nel progetto non mancano un ristorante e un
bar come punti di ritrovo “necessari”.
Una medaglia a due facce
Mentre il mondo dell’informazione avverte la necessità di
un restyling radicale delle proprie figure professionali (come
annunciato dalla riforma dell’Ordine), il mercato dell’editoria
punta sui liberi collaboratori, in bilico tra la crisi della
carta stampata e l’avanzamento delle nuove tecnologie. L’amara
realtà per molti di loro però è la completa assenza di tutele,
lo sfruttamento e il precariato decennale. Emergono pertanto
numerose contraddizioni su una professione che sembra rispecchiare
pienamente i valori di libertà ed etica giornalistica.
La Flip, l’Associazione internazionale dei giornalisti liberi
professionisti, ha attivato un coordinamento interno per tutelare
la deontologia professionale ed economica di chi opera in
questo campo: “La quota annuale di iscrizione è di 65 euro
- spiega Violo - in cambio si è assistiti da legali, commercialisti
e da rappresentanti regionali”. Gli iscritti possono inserire
il proprio curriculum on-line e usufruire di una tessera valida
in Italia e all’estero. La Flip, in aperta polemica con l’ordine
professionale, sposa la linea dell’Antitrust, a favore di
un sistema alternativo: “In quel caso sopravviverebbero solamente
gli ordini connessi alla tutela di un diritto costituzionalmente
garantito (medici e avvocati), mentre tutti gli altri sarebbero
trasformati in libere associazioni sul modello di una organizzazione
anglosassone”.
Rischio querela
Chi vuole lavorare senza condizionamenti, deve fare i conti
con le eventuali condanne civili. In caso di querela, infatti,
il free-lance deve rispondere con il proprio patrimonio personale.
Ma qualcosa si sta muovendo anche su questo fronte: “Stiamo
mettendo a punto un servizio 'SoS querele' studiato appositamente
per questa categoria - racconta Garambois - un filo diretto
con un pool di avvocati da contattare in rete; alcune compagnie
assicurative, inoltre, sembrano disposte a coprire il rischio”.
Il contratto di lavoro collettivo
"A partire da marzo 2001 è stato inserito un protocollo
allegato che riguarda strettamente il lavoro autonomo - dichiara
il direttore della Fnsi,
Giancarlo Tartaglia - con il rinnovamento contrattuale, previsto
per febbraio 2005, la normativa sarà probabilemente ampliata".
Le norme sono state accettate dalla Fieg (Federazione italiana
editori giornali) e Aer-Anti-Corallo, l'associazione delle
imprese radiofoniche e televisive, mentre è tuttora in corso
la contrattazione con l'Uspi (Unione stampa periodica italiana).
Praticantato in versione “free”
Con la mini-riforma introdotta dall’Ordine nazionale (Articolo
34, legge 69/63), le porte del praticantato si aprono
anche ai giornalisti free-lance. L’accesso alla professione
sarà possibile se si dimostra di collaborare con una testata
giornalistica da almeno tre anni a fronte di un reddito minimo
pari a quello corrisposto ai praticanti.
Gli altri paesi
In America, Germania e altri paesi europei, la professione
del free-lance gode di tutto rispetto: "All'estero è un altro
mestiere - afferma con un pizzico di amarezza Garambois -
esistono norme atte a tutelare questa figura". Il successo
dei liberi collaboratori oltreoceano, secondo Violo, sta nel
fatto che l'editoria è più libera: "In Italia esistono troppe
lobby e il 90% delle nostre testate non fa informazione fine
a se stessa". .
(21 gennaio 2003)
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