|

L'informazione online in Italia sta cambiando. Per la prima
volta, nel 2002 abbiamo assistito a una diminuzione dei quotidiani
in rete (sono 102, 3 in meno dello scorso anno). Lo riferisce
l'Osservatorio
di Ipse.com, che illustra anche altri dati significativi
dell'evoluzione del settore. Internet viene sempre più visto
come un mezzo per offrire contenuti, piuttosto che una semplice
vetrina promozionale. Ma soprattutto, si sta facendo largamente
strada l'informazione a pagamento.
Un mercato in crisi
A dicembre 2001 le testate che offrivano contenuti in cambio
di un abbonamento erano 4. Un anno dopo sono più che triplicate,
arrivando a 14. Un sintomo chiaro della crisi che ha colpito
il mercato editoriale, in particolare nei nuovi media. Diminuisce
la pubblicità, si corre ai ripari. Le strade classiche sono
due: diminuire i costi e/o aumentare i ricavi. La prima via
significa sostanzialmente una cosa: ridurre gli organici.
La seconda è questa nuova forma di business che genera comunque
ancora perplessità sui risultati concreti.
Informazione specializzata
Un sondaggio effettuato dal sito Fogli
di stile tra i suoi navigatori mostra risultati molto
chiari. Alla domanda "Quale informazione via Internet sei
disposto a pagare?", il 42,5% delle risposte è stato "nessuna".
Ma c'è anche un 39,7% che si dichiara interessato alle news
specializzate. Ed è proprio l'informazione di settore - in
particolare nel campo economico e finanziario - che per ora
sta riscuotendo maggiore successo. Il navigatore è dunque
disponibile ad aprire il portafogli solo per qualcosa che
non può trovare altrimenti o in cambio di servizi altamente
personalizzati.
Tutto a pagamento?
Molto più difficile è adattare questo modello di business
ai siti generalisti, che ancora vanno avanti soprattutto con
la pubblicità. Qualcuno comunque si reputa convinto della
necessità di cambiare definitivamente rotta. Clare Hart, numero
uno di Factiva
(una joint-venture tra l'editore Dow Jones e la Reuters Company),
azzarda: "Entro il 2004 nessun giornale online sarà più
gratis". Basterà "educare i consumatori a pagare". Anche
se ammette che per questo traguardo ci sono almeno tre ostacoli:
"Innanzi tutto la storia di Internet è storia di libero scambio
di contenuti, poi i siti hanno sempre cercato di attrarre
visitatori a tutti i costi; infine, le net company hanno puntato
tutto sui proventi da pubblicità". Altri in America vanno
oltre, proponendo di offrire news in cambio di un bene molto
prezioso per aziende e multinazionali: i dati personali. È,
ad esempio, la strategia di Economist.com.
Qui le possibilità potrebbero essere migliori. Sempre secondo
Fogli di stile, il 72,5% dei navigatori sarebbe disponibile
a questo scambio.
La situazione in Italia
Tra i principali quotidiani italiani, oggi offrono contenuti
a pagamento la
Repubblica, il Corriere
della Sera, la
Gazzetta dello Sport, l'Unità,
il Sole
24 Ore e Italia
Oggi. Per i primi tre, gli abbonamenti
costano intorno ai 12 euro al mese e permettono di visualizzare
gli articoli usciti nella versione cartacea del giornale.
Repubblica offre anche dei servizi aggiuntivi, in collaborazione
con Kataweb.
Nella maggior parte dei casi si tratta di esperimenti, di
cui dovranno essere valutati con attenzione i risultati in
termini di successo. La via dell'informazione a pagamento
sembra comunque tentare anche altre testate. La
Stampa, il
Nuovo e anche il gruppo Monti
Riffeser hanno annunciato prossimi cambiamenti in questo
senso.
Cosa succede all'estero
Negli Stati Uniti il mercato dei contenuti a pagamento mostra
segnali positivi. La Online
Publishers Associations ha fornito i dati relativi al
terzo trimestre 2002, che ha mostrato un giro d'affari di
oltre 360 milioni di dollari. La crescita tendenziale è stata
del 14% e quella congiunturale (rispetto quindi allo stesso
periodo dell'anno precedente) addirittura del 105,3%. Più
di un navigatore americano su 10 oggi paga per una qualche
forma di contenuto. Capostipite dell'informazione a pagamento
è stato il Wall
Street Journal, che dal 1996 offre, per circa 60 dollari
l'anno, notizie, approfondimenti, servizi e l'edizione cartacea
in formato elettronico. La qualità e la specializzazione dei
contenuti hanno portato al giornale oltre 600.000 abbonati
online. Una via, questa, che viene ora seguita, con qualche
variante, da molte altre testate straniere, come il Financial
Times, El
Mundo e Le
Monde.
La terza via
Non tutti i giornali online a pagamento vanno bene. Anzi,
finora i fallimenti sono stati più dei successi. I più cauti
allora usano delle strategie miste, come Salon.com.
Il sito propone l'accesso gratuito per un giorno a chi si
sottopone ad una pubblicità interattiva di circa 15 secondi.
Anche per gli abbonamenti sono previsti degli sconti per chi
accetta delle inserzioni. Ma ancora mancano dati sufficienti
per decretare il successo di questa via.
(22 gennaio 2003)
[inizio]
[torna alla home page]
|
|