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I risultati? Ancora tutti da verificare. Ma negli Usa il mercato cresce

Anche da noi le news online
diventano a pagamento


In un anno triplicati i siti su abbonamento. Colpa della crisi della pubblicità

di Roberto Tallei

L'informazione online in Italia sta cambiando. Per la prima volta, nel 2002 abbiamo assistito a una diminuzione dei quotidiani in rete (sono 102, 3 in meno dello scorso anno). Lo riferisce l'Osservatorio di Ipse.com, che illustra anche altri dati significativi dell'evoluzione del settore. Internet viene sempre più visto come un mezzo per offrire contenuti, piuttosto che una semplice vetrina promozionale. Ma soprattutto, si sta facendo largamente strada l'informazione a pagamento.

Un mercato in crisi
A dicembre 2001 le testate che offrivano contenuti in cambio di un abbonamento erano 4. Un anno dopo sono più che triplicate, arrivando a 14. Un sintomo chiaro della crisi che ha colpito il mercato editoriale, in particolare nei nuovi media. Diminuisce la pubblicità, si corre ai ripari. Le strade classiche sono due: diminuire i costi e/o aumentare i ricavi. La prima via significa sostanzialmente una cosa: ridurre gli organici. La seconda è questa nuova forma di business che genera comunque ancora perplessità sui risultati concreti.

Informazione specializzata
Un sondaggio effettuato dal sito Fogli di stile tra i suoi navigatori mostra risultati molto chiari. Alla domanda "Quale informazione via Internet sei disposto a pagare?", il 42,5% delle risposte è stato "nessuna". Ma c'è anche un 39,7% che si dichiara interessato alle news specializzate. Ed è proprio l'informazione di settore - in particolare nel campo economico e finanziario - che per ora sta riscuotendo maggiore successo. Il navigatore è dunque disponibile ad aprire il portafogli solo per qualcosa che non può trovare altrimenti o in cambio di servizi altamente personalizzati.

Tutto a pagamento?
Molto più difficile è adattare questo modello di business ai siti generalisti, che ancora vanno avanti soprattutto con la pubblicità. Qualcuno comunque si reputa convinto della necessità di cambiare definitivamente rotta. Clare Hart, numero uno di Factiva (una joint-venture tra l'editore Dow Jones e la Reuters Company), azzarda: "Entro il 2004 nessun giornale online sarà più gratis". Basterà "educare i consumatori a pagare". Anche se ammette che per questo traguardo ci sono almeno tre ostacoli: "Innanzi tutto la storia di Internet è storia di libero scambio di contenuti, poi i siti hanno sempre cercato di attrarre visitatori a tutti i costi; infine, le net company hanno puntato tutto sui proventi da pubblicità". Altri in America vanno oltre, proponendo di offrire news in cambio di un bene molto prezioso per aziende e multinazionali: i dati personali. È, ad esempio, la strategia di Economist.com. Qui le possibilità potrebbero essere migliori. Sempre secondo Fogli di stile, il 72,5% dei navigatori sarebbe disponibile a questo scambio.

La situazione in Italia
Tra i principali quotidiani italiani, oggi offrono contenuti a pagamento la Repubblica, il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, l'Unità, il Sole 24 Ore e Italia Oggi. Per i primi tre, gli abbonamenti costano intorno ai 12 euro al mese e permettono di visualizzare gli articoli usciti nella versione cartacea del giornale. Repubblica offre anche dei servizi aggiuntivi, in collaborazione con Kataweb. Nella maggior parte dei casi si tratta di esperimenti, di cui dovranno essere valutati con attenzione i risultati in termini di successo. La via dell'informazione a pagamento sembra comunque tentare anche altre testate. La Stampa, il Nuovo e anche il gruppo Monti Riffeser hanno annunciato prossimi cambiamenti in questo senso.

Cosa succede all'estero
Negli Stati Uniti il mercato dei contenuti a pagamento mostra segnali positivi. La Online Publishers Associations ha fornito i dati relativi al terzo trimestre 2002, che ha mostrato un giro d'affari di oltre 360 milioni di dollari. La crescita tendenziale è stata del 14% e quella congiunturale (rispetto quindi allo stesso periodo dell'anno precedente) addirittura del 105,3%. Più di un navigatore americano su 10 oggi paga per una qualche forma di contenuto. Capostipite dell'informazione a pagamento è stato il Wall Street Journal, che dal 1996 offre, per circa 60 dollari l'anno, notizie, approfondimenti, servizi e l'edizione cartacea in formato elettronico. La qualità e la specializzazione dei contenuti hanno portato al giornale oltre 600.000 abbonati online. Una via, questa, che viene ora seguita, con qualche variante, da molte altre testate straniere, come il Financial Times, El Mundo e Le Monde.

La terza via
Non tutti i giornali online a pagamento vanno bene. Anzi, finora i fallimenti sono stati più dei successi. I più cauti allora usano delle strategie miste, come Salon.com. Il sito propone l'accesso gratuito per un giorno a chi si sottopone ad una pubblicità interattiva di circa 15 secondi. Anche per gli abbonamenti sono previsti degli sconti per chi accetta delle inserzioni. Ma ancora mancano dati sufficienti per decretare il successo di questa via.

(22 gennaio 2003)

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