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La legge 150 sugli uffici stampa non è ancora applicata a tutti

In attesa del contratto nazionale di lavoro

La delibera dell'Ordine e i nuovi corsi. Il freno dei sindacati confederali

di Stefano Benfenati

La legge 150

Solo chi è giornalista potrà lavorare negli uffici stampa. Lo ha stabilito la legge n.150 del 7 giugno 2000, che disciplina le attività di informazione delle pubbliche amministrazioni. Distingue i dipendenti degli uffici per le relazioni con il pubblico da quelli degli uffici stampa, che devono essere iscritti all'Ordine dei giornalisti (pubblicisti o professionisti). La loro attività, essendo indirizzata ai mezzi di comunicazione di massa, è considerata giornalismo.
"Prima - dice Roberto Signorini, capo ufficio stampa del Comune di Ancona - chi lavorava negli uffici stampa era un pubblico dipendente soggetto ai vincoli del suo superiore. Adesso, essendo giornalisti, si garantisce un'informazione più trasparente e libera". Lo stesso concetto è espresso da Rosario Ocera Presidente commissione ricorsi del Consiglio nazionale dell'Ordine: "Se in passato c'erano le direttive del Comune, della Provincia o dell'ente locale, ora bisogna adeguarsi alla deontologia professionale, ai principi etici che regolano il giornalismo".

Una legge che zoppica

Come sarà il futuro per i professionisti dell'informazione?
"La tendenza ad assumere solo giornalisti iscritti all'Ordine - spiega Signorini - potrebbe diminuire il numero dei disoccupati ma è necessario che la legge venga applicata dappertutto. Invece, ad alcune Regioni come la Lombardia che da diversi anni ha creato un'agenzia di stampa con professionisti, si affiancano molti Comuni ancora in fase di transizione".
Inoltre, il regolamento di attuazione della legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 2 agosto 2001. Però, manca ancora il primo contratto collettivo nazionale di lavoro. La trattativa tra l'Agenzia nazionale del pubblico impiego (Aran) e il sindacato dei giornalisti (Fnsi) è cominciata ma si è subito arenata.

Il sindacato

Senza contratto di lavoro la legge 150 non potrà essere applicata in modo unitario. Eppure il regolamento di attuazione è stato approvato più di un anno fa. "Per arrivare al contratto - dice Giovanni Giacomini Segretario del sindacato giornalisti marchigiani - è necessario che il ministro della Funzione Pubblica deleghi l'Aran a condurre le trattative. Questo atto di indirizzo pare sia arrivato. Ma è ancora tutto fermo. Il vero problema è che Cgil, Csl e Uil non sono d'accordo sul fatto che dipendenti della pubblica amministrazione, se riconosciuti giornalisti, passino a un altro istituto di previdenza cioè dall'Inps all'Inpgi (Istituto nazionale previdenza giornalisti italiani)".

La delibera dell'Ordine

Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti in una delibera del dicembre scorso, ha definito la procedura di accesso all'elenco dei pubblicisti per gli addetti agli uffici stampa. Per potere essere iscritti all'Albo è necessario documentare l'attività giornalistica svolta. Rispetto alla legge 150 che richiede giornalisti negli uffici stampa per i soli enti pubblici questa delibera è più comprensiva. Anche chi ha lavorato per un ufficio stampa privato potrà diventare pubblicista. "La legge 150 - dice Ocera del Consiglio nazionale dell'Ordine - regolava solo le agenzie di informazione pubbliche. Noi abbiamo fatto un passo in avanti. Non possiamo accettare due pesi e due misure. Pubblico e privato non sono diversi se riferiti alla professione di giornalista".

Corsi

Per chi già lavora negli uffici stampa e non ha il titolo professionale sono previsti due tipi di corsi. I primi, organizzati dalla scuola superiore della pubblica amministrazione e dall'Ordine dei giornalisti, sono per i dirigenti degli uffici stampa pubblici. Servono per iscriversi all'Albo e si svolgono a Roma. I secondi, gestiti dall'Istituto Formes, sono rivolti al personale generico ma non sono ancora operativi.

(17 gennaio 2003)

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