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La legge 150
Solo chi è giornalista potrà lavorare negli uffici stampa.
Lo ha stabilito la
legge n.150 del 7 giugno 2000, che disciplina le attività
di informazione delle pubbliche amministrazioni. Distingue
i dipendenti degli uffici per le relazioni con il pubblico
da quelli degli uffici stampa, che devono essere iscritti
all'Ordine dei giornalisti (pubblicisti o professionisti).
La loro attività, essendo indirizzata ai mezzi di comunicazione
di massa, è considerata giornalismo.
"Prima - dice Roberto Signorini, capo ufficio stampa del Comune
di Ancona - chi lavorava negli uffici stampa era un pubblico
dipendente soggetto ai vincoli del suo superiore. Adesso,
essendo giornalisti, si garantisce un'informazione più trasparente
e libera". Lo stesso concetto è espresso da Rosario Ocera
Presidente commissione ricorsi del Consiglio nazionale dell'Ordine:
"Se in passato c'erano le direttive del Comune, della Provincia
o dell'ente locale, ora bisogna adeguarsi alla deontologia
professionale, ai principi etici che regolano il giornalismo".
Una legge che zoppica
Come sarà il futuro per i professionisti dell'informazione?
"La tendenza ad assumere solo giornalisti iscritti all'Ordine
- spiega Signorini - potrebbe diminuire il numero dei disoccupati
ma è necessario che la legge venga applicata dappertutto.
Invece, ad alcune Regioni come la Lombardia che da diversi
anni ha creato un'agenzia di stampa con professionisti, si
affiancano molti Comuni ancora in fase di transizione".
Inoltre, il regolamento
di attuazione della legge è stato approvato dal Consiglio
dei ministri il 2 agosto 2001. Però, manca ancora il primo
contratto collettivo nazionale di lavoro. La trattativa tra
l'Agenzia nazionale del pubblico impiego (Aran) e il sindacato
dei giornalisti (Fnsi) è cominciata ma si è subito arenata.
Il sindacato
Senza contratto di lavoro la legge 150 non potrà essere
applicata in modo unitario. Eppure il regolamento di attuazione
è stato approvato più di un anno fa. "Per arrivare al contratto
- dice Giovanni Giacomini Segretario del sindacato giornalisti
marchigiani - è necessario che il ministro della Funzione
Pubblica deleghi l'Aran a condurre le trattative. Questo atto
di indirizzo pare sia arrivato. Ma è ancora tutto fermo. Il
vero problema è che Cgil, Csl e Uil non sono d'accordo sul
fatto che dipendenti della pubblica amministrazione, se riconosciuti
giornalisti, passino a un altro istituto di previdenza cioè
dall'Inps all'Inpgi (Istituto nazionale previdenza giornalisti
italiani)".
La delibera dell'Ordine
Il Consiglio nazionale dell'Ordine
dei giornalisti in una delibera del dicembre scorso, ha
definito la procedura di accesso all'elenco dei pubblicisti
per gli addetti agli uffici stampa. Per potere essere iscritti
all'Albo è necessario documentare l'attività giornalistica
svolta. Rispetto alla legge 150 che richiede giornalisti negli
uffici stampa per i soli enti pubblici questa delibera è più
comprensiva. Anche chi ha lavorato per un ufficio stampa privato
potrà diventare pubblicista. "La legge 150 - dice Ocera del
Consiglio nazionale dell'Ordine - regolava solo le agenzie
di informazione pubbliche. Noi abbiamo fatto un passo in avanti.
Non possiamo accettare due pesi e due misure. Pubblico e privato
non sono diversi se riferiti alla professione di giornalista".
Corsi
Per chi già lavora negli uffici stampa e non ha il titolo
professionale sono previsti due tipi di corsi. I primi, organizzati
dalla scuola superiore della pubblica amministrazione e dall'Ordine
dei giornalisti, sono per i dirigenti degli uffici stampa
pubblici. Servono per iscriversi all'Albo e si svolgono a
Roma. I secondi, gestiti dall'Istituto Formes, sono rivolti
al personale generico ma non sono ancora operativi.
(17 gennaio 2003)
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