| “E’
surreale, sto cercando di lavorare e sento il suono delle
sirene. Decine di persone sono morte scaraventate via dall’esplosione.
Non riesco a concentrarmi. L’esplosione ha colpito una
zona in cui abitano molte persone che conosco, dove risiedono
molti giornalisti inglesi. Temo di venire a sapere che tra
le vittime ci siano anche dei miei amici”. Le parole
sono riportate in un blog israeliano allisonkaplansommer.blogmosis.
La testimonianza è la mail ricevuta da un blogger dopo
l’attacco Kamikaze del 28 gennaio a Gerusalemme.
“E’ stato come uno schiaffo improvviso in faccia
- continua il post con lo pseudonimo Askommer - è’
successo vicino all’ufficio del mio amico David a Gerusalemme”.
Seguono una serie di commenti al tragico fatto di cronaca
che ha provocato la morte e dieci uomini e una cinquantina
di feriti. Tra i commenti al post: “Posso solo esprimere
tutta la mia solidarietà alle vittime e alle loro famiglie.
Spero che tutte le persone che fanno parte della comunità
israeliana dei blogger stiano bene”. Sullo stesso fatto
di cronaca il blog palestinese rafahkid.net
riporta brevemente la notizia: “Attacco suicida
contro un autobus israeliano,” il link rimanda ad un
articolo della BBc news, nessun commento.
La Rete ha assunto un ruolo sempre maggiore come organo di
informazione ma anche come sistema per scambiarsi opinioni
sui fatti. Attraverso il web, siti palestinesi e israeliani,
ufficiali e non, propongono la loro versione dei fatti. E
il vantaggio dei blog è quello di romper le barriere
e i muri per poter lasciare i propri commenti. Ecco allora
un mix di informazioni, opinioni, spesso accompagnate da link
a fonti originali o ad un altri blog.
Nessun cenno invece nei siti israeliani dei fatti riguardanti
le comunità dei campi profughi e nessuna traccia di
interazione tra le due comunita di bloggers.
“I soldati israeliani sparano a qualsiasi cosa che si
muove, compreso animali. Qui a Rafah è la fine del
mondo, è il luogo in cui la verità viene uccisa,
hanno ammazzato Tom Hurndel, Rachel Coriee e James miller…”.
Il post è sul sito di Rafah
Today. Mohammed è un giovane studente e vive a
Rafah”. Sul suo sito pubblica foto e racconta la vita
delle comunità dei campi profughi: le demolizioni delle
case ad opera degli eserciti israeliani, le storie degli orfani
e dei senza tetto. Lo scorso ottobre ha perso il fratello
minore in seguito a degli scontri avvenuti in città.
Sul sito foto che raccontano, più delle parole, il
dramma del suo popolo. Un post del 28 gennaio parla delle
continue incursioni al campo profughi: “Un gran numero
di case sono state demolite, sembra oramai una routine. Durante
gli ultimi attacchi i soldati israeliani hanno colpito almeno
tre ragazzi. Come riporta il quotidiano palestinese al-Hayat
al-Jadida, a Rafah, in un sol colpo, ben 78 famiglie palestinesi
(in tutto circa 500 persone) sono rimaste senza tetto: 22
edifici sono stati totalmente rasi al suolo dall'esercito
israeliano e altri 14 sono stati seriamente lesionati. Nel
corso delle demolizioni 3 bambini sono rimasti feriti. E altri
avvisi di demolizione sono stati recapitati a palestinesi
residenti nel sud della striscia di Gaza. “Forse è
facile per le persone che leggono queste notizie da casa –
digita Mohammeded - ma provate ad immaginare che chi perde
la casa sia vostro figlio oppure vostro fratello o vostra
sorella”.
In Palestina boom di internet
Di recente Al
jazeera.net ha diffuso la notizia secondo cui tra il 1999
e il 2003 la diffusione
internet in Palestina è salita dal 2 all’8%
e i navigatori sono passati da 50.000 a 200.000. Tenendo presente
che il paese è in condizioni socio-economiche disastrose,
dove l’80% dei palestinesi dei territori occupati vive
sotto la soglia di povertà con meno di due dollari
al giorno, il dato sembra curioso e porta a parlare di un
vero e proprio boom di internet. “Gli internet cafè
infatti si sono diffusi nei territori occupati e il fenomeno
dei weblob, dei warblog e dei siti di informazione indipendenti
si moltiplicano ma ancora i numeri non sono alti” afferma
Niegel
Perry , ex leader del Web Team dell’Università
di Birzeit che nel 1994 ha messo in Rete uno dei primi siti
palestinesi Electronic
Intifada, usandolo poi come mezzo per documentare in diretta
le battaglie della gente di Ramallah e di tutta la Palestina
occupata. Ma il dialogo tra le due parti anche nel mondo virtuale
sempra ancora un miraggio lontano.
Link blog palestinesi:
Palblog
offre «storie vere dalla Cisgiordania».
Hattem
HamdAllah scrive, invece, dalla An Najah University e
mette a disposizione una chat per parlare tra studenti e una
directory di siti e motori di ricerca arabi. Ma il blog più
navigato in Palestina è sicuramente Ramallahonline.
Link blog israeliani:
Israeli
guy
Israellycool
Not
a fish
Points
of departure
Sha!
The
view from here
This
normal life
(6 febbraio2004)
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