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I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
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Cresce la diffusione di internet nei territori occupati

Israele e Palestina, la guerra infinita dei blog

Opinioni e testimonianze sul conflitto in Medioriente, tutto sui diari online

di Stefania Angelini

“E’ surreale, sto cercando di lavorare e sento il suono delle sirene. Decine di persone sono morte scaraventate via dall’esplosione. Non riesco a concentrarmi. L’esplosione ha colpito una zona in cui abitano molte persone che conosco, dove risiedono molti giornalisti inglesi. Temo di venire a sapere che tra le vittime ci siano anche dei miei amici”. Le parole sono riportate in un blog israeliano allisonkaplansommer.blogmosis. La testimonianza è la mail ricevuta da un blogger dopo l’attacco Kamikaze del 28 gennaio a Gerusalemme.
“E’ stato come uno schiaffo improvviso in faccia - continua il post con lo pseudonimo Askommer - è’ successo vicino all’ufficio del mio amico David a Gerusalemme”. Seguono una serie di commenti al tragico fatto di cronaca che ha provocato la morte e dieci uomini e una cinquantina di feriti. Tra i commenti al post: “Posso solo esprimere tutta la mia solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. Spero che tutte le persone che fanno parte della comunità israeliana dei blogger stiano bene”. Sullo stesso fatto di cronaca il blog palestinese rafahkid.net riporta brevemente la notizia: “Attacco suicida contro un autobus israeliano,” il link rimanda ad un articolo della BBc news, nessun commento.

La Rete ha assunto un ruolo sempre maggiore come organo di informazione ma anche come sistema per scambiarsi opinioni sui fatti. Attraverso il web, siti palestinesi e israeliani, ufficiali e non, propongono la loro versione dei fatti. E il vantaggio dei blog è quello di romper le barriere e i muri per poter lasciare i propri commenti. Ecco allora un mix di informazioni, opinioni, spesso accompagnate da link a fonti originali o ad un altri blog.


Nessun cenno invece nei siti israeliani dei fatti riguardanti le comunità dei campi profughi e nessuna traccia di interazione tra le due comunita di bloggers.
“I soldati israeliani sparano a qualsiasi cosa che si muove, compreso animali. Qui a Rafah è la fine del mondo, è il luogo in cui la verità viene uccisa, hanno ammazzato Tom Hurndel, Rachel Coriee e James miller…”. Il post è sul sito di Rafah Today. Mohammed è un giovane studente e vive a Rafah”. Sul suo sito pubblica foto e racconta la vita delle comunità dei campi profughi: le demolizioni delle case ad opera degli eserciti israeliani, le storie degli orfani e dei senza tetto. Lo scorso ottobre ha perso il fratello minore in seguito a degli scontri avvenuti in città. Sul sito foto che raccontano, più delle parole, il dramma del suo popolo. Un post del 28 gennaio parla delle continue incursioni al campo profughi: “Un gran numero di case sono state demolite, sembra oramai una routine. Durante gli ultimi attacchi i soldati israeliani hanno colpito almeno tre ragazzi. Come riporta il quotidiano palestinese al-Hayat al-Jadida, a Rafah, in un sol colpo, ben 78 famiglie palestinesi (in tutto circa 500 persone) sono rimaste senza tetto: 22 edifici sono stati totalmente rasi al suolo dall'esercito israeliano e altri 14 sono stati seriamente lesionati. Nel corso delle demolizioni 3 bambini sono rimasti feriti. E altri avvisi di demolizione sono stati recapitati a palestinesi residenti nel sud della striscia di Gaza. “Forse è facile per le persone che leggono queste notizie da casa – digita Mohammeded - ma provate ad immaginare che chi perde la casa sia vostro figlio oppure vostro fratello o vostra sorella”.

In Palestina boom di internet

Di recente Al jazeera.net ha diffuso la notizia secondo cui tra il 1999 e il 2003 la diffusione internet in Palestina è salita dal 2 all’8% e i navigatori sono passati da 50.000 a 200.000. Tenendo presente che il paese è in condizioni socio-economiche disastrose, dove l’80% dei palestinesi dei territori occupati vive sotto la soglia di povertà con meno di due dollari al giorno, il dato sembra curioso e porta a parlare di un vero e proprio boom di internet. “Gli internet cafè infatti si sono diffusi nei territori occupati e il fenomeno dei weblob, dei warblog e dei siti di informazione indipendenti si moltiplicano ma ancora i numeri non sono alti” afferma Niegel Perry , ex leader del Web Team dell’Università di Birzeit che nel 1994 ha messo in Rete uno dei primi siti palestinesi Electronic Intifada, usandolo poi come mezzo per documentare in diretta le battaglie della gente di Ramallah e di tutta la Palestina occupata. Ma il dialogo tra le due parti anche nel mondo virtuale sempra ancora un miraggio lontano.

Link blog palestinesi:
Palblog offre «storie vere dalla Cisgiordania».
Hattem HamdAllah scrive, invece, dalla An Najah University e mette a disposizione una chat per parlare tra studenti e una directory di siti e motori di ricerca arabi. Ma il blog più navigato in Palestina è sicuramente Ramallahonline.

Link blog israeliani:
Israeli guy
Israellycool
Not a fish
Points of departure
Sha!
The view from here
This normal life


 

(6 febbraio2004)

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