| Rivali da sempre.
Così diversi, ma, da qualche tempo a questa parte,
così uguali. I giornalisti del quotidiano tedesco Frankfurter
Allgemeine Zeitung, da sempre conservatore, e i loro concorrenti
di Monaco di Baviera dello Sueddeutsche Zeitung, da sempre
progressista, sono accomunati dalla stessa sorte, investiti
dalla stessa recessione, colpiti dagli stessi tagli.
Le radici della crisi
Tutto è iniziato con il boom Internet: più
pubblicità, più soldi, più inserti. Rapida
espansione per tutti insomma. Poi il declino, altrettanto
deciso. La Faz – acronimo del giornale di Francoforte
– e la Sueddeutsche, pilastri gemelli del quarto potere
in Germania, sono state coinvolte nella più grande
crisi della storia dell’editoria tedesca. “Le
ragioni dell’attuale situazione di difficoltà
sono almeno tre”, afferma Erich B.Kusch, storico corrispondente
in Italia della radio di stato tedesca, la Ard, ora penna
del quotidiano economico Handesblatt, e del General Anzeiger.
“La prima causa – continua Kusch – è
il crollo delle entrate pubblicitarie, che sono cadute del
40% rispetto al picco raggiunto nel 2000, anno dell’esplosione
della rete; la seconda ragione è l’esubero di
redattori; la terza, infine, è il costoso lancio di
supplementi”. Anche per Thomas Gotz, corrispondente
a Roma della Berliner Zeitung, il crollo delle pubblicità
– che di norma costituisce circa i due terzi delle entrate
dei giornali tedeschi – è alla base della crisi.
“Bisogna dire – sostiene Gotz – che alcune
redazioni, come quella della Faz ad esempio, erano sicuramente
sovradimensionate, soprattutto se paragonate allo standard
italiano”. Secondo Flaminia Bussotti, bureau-chief dell’ufficio
di corrispondenza dell’Ansa di Berlino, lo stallo del
settore editoriale riguarda tutti e non solo la stampa di
qualità. “ In Germania – afferma Bussotti
– ci sono almeno 10.000 giornalisti a spasso, concentrati
perlopiù nella zona della capitale; i giornali di qualità,
come la Faz e la Sueddeutsche, sono stati i più penalizzati,
ma anche il quotidiano popolare per eccellenza, la Bild, stando
ai dati più recenti relativi alle tirature, ha venduto
meno copie (4,5 milioni rispetto ai 5 precedenti) aumentando
però il numero dei lettori sino a raggiungere la cifra
di 11 milioni di lettori; quindi – sottolinea Bussotti
– per l’editore, il colosso Springer-Verlag, è
comunque un successo”.
Presente e futuro
Sinora, il principale ingrediente per uscire dalla crisi è
stato essenzialmente uno: il taglio. La Sueddeutsche Zeitung
ha chiuso il suo dorso berlinese, la redazione della Renania-Westfalia
e ha anche smesso di pubblicare un inserto domenicale dedicato
ai giovani, ricorda Kusch, mentre la Faz ha chiuso i battenti
dei dorsi di Monaco e della capitale, e ha ridotto a tabloid
settimanale un inserto in inglese allegato nei giorni feriali
all’International Herald Tribune. Nel tentativo di mantenere
la qualità del suo giornale, Hans Werner Kilz, direttore
del Sueddeutsche, negli ultimi tre anni ha ridotto il personale
da 425 a 307 stipendiati, ma, pur riducendo il budget per
i viaggi all’osso, ha preservato tutti gli uffici di
corrispondenza.
Altra via tentata per superare la recessione è stata
la fusione: Die Welt e la Berliner Morgenpost lo hanno fatto
nella capitale. “E’ stato un fallimento”,
commenta Gotz. “Da quando si sono fusi sono in perdita.
Era chiaro che la qualità del Die Welt e il bilancio
attivo della Morgenpost non fossero complementari. In Germania
– continua Gotz – i manager non sono abituati
a risparmiare; non lo hanno mai dovuto fare. Chiudono redazioni
che forse potrebbero aumentare il numero dei lettori, invece
di tagliare dove è più doloroso ma meno controproducente
per il giornale”.
(27 gennaio 2004)
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