| Prima “Il
Mattino” e il “Messaggero”, entro il 2005
toccherà al “Corriere della sera”: formati
ridimensionati, grafica più snella, e, non per ultimo,
molte pagine in più. La carta stampata italiana è
sulla via di quella che, perlomeno dal punto di vista grafico,
sembra una vera rivoluzione: l’avvento del più
piccolo, inaugurato in Italia dai giornali free-press. E anche
in Inghilterra, il Times, The Guardian e l'Indipendent hanno
optato per il tabloid.
Il quotidiano-lenzuolo è diventato nell’era della
praticità, secondo i tecnici del marketing, scomodo
da leggere e ingombrante. Ma questo motivo da solo basta ad
abbandonare la tradizione e puntare su dimensioni ridotte?
E soprattutto, perché proprio ora?
Più pagine, più spazi pubblicitari
.
Cambiare formato per un quotidiano significa prima di tutto
investimenti da miliardi. Il punto dolente: la riconversione
delle rotative.
“Il Messaggero” dall’ 8 dicembre 2003 è
in edicola con una nuova veste e dimensioni: da 38 x55 cm
è passato a 35x50. Per adeguare il sistema produttivo
ha speso 65.000.000 euro, quasi 130 miliardi di vecchie lire.
Tra i rischi maggiori, da mettere in conto, un calo iniziale
delle vendite: dopo 125 anni di tradizione immutata, non tutti
i lettori si adeguano al nuovo. In cambio, però, ha
guadagnato pagine in più: da 56 a 64.
Entro la fine del 2005 anche “il Corriere della sera”
adotterà il formato 35x50, abbandonando il vecchio
38x53, e diventando un vero e proprio tabloid (per definizione,
un giornale con una piega sola). La filiazione passerà
dalle classiche 64 a un massimo di ben 96 pagine. E, soprattutto,
sarà full color, ossia completamente a colori, scelta
che fa lievitare ancor di più le spese di riconversione
e di produzione.
L’ingegnere Davide Ravicini si è occupato del
cambio di veste del Messaggero e ora sta lavorando a quello
del Corriere della Sera.
“Gli editori sanno bene che la metà del loro
fatturato proviene dalla pubblicità “ spiega
Ravicini. “Un quotidiano può destinare fino a
metà delle pagine alle inserzioni: avere a disposizione
più pagine, eventualmente anche a colori, significa
offrire più spazi. Ma per aumentare la foliazione,
senza gravare troppo sui costi della carta, occorre diminuire
il formato”.
Più pagine, dunque, più inserzioni: Il Corriere
della sera, per esempio, in futuro potrà mettere a
disposizione degli inserzionisti fino a 48 pagine a colori
(e uno spazio pubblicitario a colori costa il doppio rispetto
a uno in bianco nero).
In un momento di crisi degli investimenti pubblicitari nella
carta stampata (scheda),
il cambiamento di formato diventa quasi un passo obbligato.
Ma significa anche rotative nuove, nuove impaginazioni: un
rinnovamento che coinvolge tutti, dai grafici ai giornalisti.
“Ora possiamo cambiare il giornale anche all’ultimo
minuto”, dice Stefano
Sofi, redattore del Messaggero.
(22 gennaio 2004)
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