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1450-2001: Carta al silicio e inchiostro digitale per la stampa del terzo millennio

Nanotecnologie e elettronica:
ecco il giornale del futuro

Editoria, fisica e informatica. Insieme per conciliare avanguardia e quotidianità

di Alessia Ripani

È ancora solo un prototipo, fatto di plastica e cartone. È grande più o meno quanto un foglio di carta A4 spesso giusto pochi millimetri, ed ha una barra laterale sulla destra che solo vagamente ricorda un display a cristalli liquidi. Eppure c’è chi giura: “È il futuro!”.

Il “giornale elettronico”, al quale diverse case informatiche tra cui l’Ibm e l’E-Ink stanno lavorando, potrebbe, se realizzato, essere il punto di approdo del processo che da anni investe il mondo dell’editoria e potrebbe, in questo senso,

rappresentare il giusto supporto materiale a contenuti informativi che nel tempo si sono fatti sempre più tecnologici e multimediali, sempre più World Wide e sempre più frutto di processi elettronici e computerizzati.

Dagli inizi degli anni Novanta i giornali americani hanno cominciato, “provocati” dai nuovi soggetti economici affacciatisi nel settore dell’informazione (compagnie telefoniche, società di computer, Tv via cavo) e stimolati dall’enorme sviluppo tecnologico, a confrontarsi con un modo nuovo di fare giornalismo dove nuovi erano, oltre ai mezzi, i veicoli di questo tipo di informazione. Sono nati così i “giornali elettronici” che, in questa accezione, sono la versione online dei prodotti stampati, i luoghi virtuali dove, in abbonamento, l’utente accede a tutta quella moltitudine di notizie, servizi e approfondimenti che non troverebbero, o non giustificherebbero, spazio nel giornale tradizionale. Un po’ palmare, un po’ rivista, il “giornale elettronico” delle case costruttrici informatiche oggi è carta al silicio e inchiostro digitale, è Internet, certamente, ma anche tradizione e portabilità. Almeno nelle intenzioni.

La new-paper - “Il prototipo si inserisce in quel filone della ricerca tecnologica e sperimentale - sostiene Vittorio Zambardino, direttore strategie di Kataweb, azienda Internet del gruppo L'Espresso - che cerca di portare le informazioni su di un supporto ricaricabile e in grado di restituire la riproducibilità della carta, la sua capacità di contenere e rendere disponibili un certo numero di informazioni (lo stesso filone di studi che ha portato all’e-book). Il giornale elettronico rappresenta un passo avanti rispetto a Internet che, negli ultimi anni, è esploso dal punto di vista contenutistico, ma che continua ad avere per l’utente un’interfaccia farraginosa, lavorativa, rispetto a quella semplice del giornale fatto di carta e frutto di 200 anni di migliorie. Ora si cerca di separare le informazioni dal computer per renderle portabili, ma siamo ancora lontani dai risultati del cartaceo”. Una rivoluzione, dicono all’Ibm, ma forse non più di tanto, dal momento che mai come in questi anni è cresciuta la coscienza dello specifico editoriale, che non si ritrova più nel foglio stampato, ma che sta invece tutta nella capacità di raccogliere, elaborare e interpretare l’informazione, prescindendo dal modo in cui tale informazione viene poi distribuita e confezionata. “Il percorso che porterà al giornale elettronico sarà accidentato - dice Carlo Sartori, docente di Storia dei mezzi di comunicazione di massa all’Università “La Sapienza” di Roma - nel senso che la storia della comunicazione ci insegna che non basta avere a disposizione delle tecnologie, per quanto affascinanti, perché queste diventino socialmente e culturalmente condivise. La stratificazione del giornale è tale che certamente quello elettronico non sfonderà tanto presto. Resta il fatto che, comunque, anche i giornali partecipano ormai, da un punto di vista sia economico industriale sia culturale che politico sociale, al grande macro settore della infocommunication che, grazie al comune linguaggio digitale di tutti i media, oggi porta a forme di integrazione impensabili fino a solo dieci anni fa. Il giornale sarà più elettronico che cartaceo, ma la stessa sorte toccherà al libro e alla televisione che, ad esempio, sarà sempre più fruita dallo schermo del pc. Sopravviveranno sempre, però, sacche di consumo tradizionale”.

Giornale digitale, inchiostro digitale - Il giornale elettronico presentato dall’Ibm al Futurshow di Bologna ha 16 pagine, carta lucida e una barra degli strumenti laterale. L’utente che si collega a Internet può leggere, stampare e conservare, “con notevoli vantaggi per l’ambiente”, secondo Renata Zambelli, addetta stampa Ibm Italia, solo gli articoli a cui è interessato. Il tutto sarà impresso sui fogli, mille e cinquecentocinquanta anni dopo Gutemberg, con uno speciale inchiostro digitale non ancora in commercio e ,come spiega Zambardino, frutto dell’applicazione delle nanotecnologie, quel settore della scienza che studia le capacità di aggregazione elettrostatica delle particelle di materia. L’inchiostro si autocomporrebbe sulla carta in segni e parole, per un giornale tempestivo, interattivo e innegabilmente personale.

E il giornalista? - Trovare, selezionare e impaginare le notizie potrebbe allora non essere più compito esclusivo dei redattori. Saremo quindi un po’ tutti giornalisti? “È troppo presto - Zambardino ne è convinto - per preoccuparsi della professione che fino ad oggi ha senza dubbio vinto la sfida imposta dalle nuove tecnologie. Per chi lavora nel campo - continua il fondatore di Kataweb - l’ultimo sentimento da provare è il timore proprio perché, con lo sviluppo dei nuovi mezzi, cresce il bisogno di selezione qualificata delle notizie e di giornalisti in grado di misurarsi con queste. I giornalisti dovranno essere sempre di più, sempre più bravi, sempre più adatti ai nuovi mezzi e capaci di fare cose nuove. I prossimi saranno tempi in cui un professionista dovrà essere in grado di dare, e bene, la notizia in 160 caratteri, quanti sono quelli disponibili negli Sms. Solo chi ha una visione snobbistica della professione può considerarlo uno svilimento, ma io la vedo come una crescita continua delle abilità professionali. Per chi lavora nell’informazione sono sfide senza dubbio positive ”.

Tempo di convergenze - Passeranno decenni prima che il giornale elettronico diventi una realtà, molto di più dei famosi 18 mesi di Moore. Ma Sartori assicura non passeranno invano. “Le tecnologie, sedimentate e sperimentali, si accavallano - dice - ma ciò permette di studiare quali sono i principali meriti e difetti di ognuna. Nel caso del giornale elettronico ci sono ancora tante incompatibilità, macchinosità di supporti tali per cui oggi è ancora una tecnologia acerba. Certamente questi tentativi non saranno vani e, a poco a poco, ci ritroveremo con una tecnologia matura e in grado di sostituire o di affiancare in maniera più efficace il giornale tradizionale”. Ma cosa potrebbe essere più comodo della carta? Più leggero, trasportabile e economico? Cosa più quotidiano? “La sfida - conclude Zambardino - è tutta lì. La tendenza è quella della convergenza tra carta e computer: l’obiettivo è riuscire a conciliare l’intelligenza del computer con la comodità della carta”. Penny press, addio.

(10 maggio 2001)

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