|
rappresentare il giusto supporto materiale a contenuti informativi
che nel tempo si sono fatti sempre più tecnologici e multimediali,
sempre più World Wide e sempre più frutto di processi
elettronici e computerizzati.
Dagli inizi degli anni Novanta i giornali americani hanno
cominciato, “provocati” dai nuovi soggetti economici affacciatisi
nel settore dell’informazione (compagnie telefoniche, società
di computer, Tv via cavo) e stimolati dall’enorme sviluppo
tecnologico, a confrontarsi con un modo nuovo di fare giornalismo
dove nuovi erano, oltre ai mezzi, i veicoli di questo tipo
di informazione. Sono nati così i “giornali elettronici” che,
in questa accezione, sono la versione online dei prodotti
stampati, i luoghi virtuali dove, in abbonamento, l’utente
accede a tutta quella moltitudine di notizie, servizi e approfondimenti
che non troverebbero, o non giustificherebbero, spazio nel
giornale tradizionale. Un po’ palmare, un po’ rivista, il
“giornale elettronico” delle case costruttrici informatiche
oggi è carta al silicio e inchiostro digitale, è Internet,
certamente, ma anche tradizione e portabilità. Almeno nelle
intenzioni.
La new-paper - “Il prototipo si inserisce in quel filone
della ricerca tecnologica e sperimentale - sostiene Vittorio
Zambardino, direttore strategie di Kataweb,
azienda Internet del gruppo L'Espresso - che cerca di portare
le informazioni su di un supporto ricaricabile e in grado di
restituire la riproducibilità della carta, la sua capacità di
contenere e rendere disponibili un certo numero di informazioni
(lo stesso filone di studi che ha portato all’e-book). Il giornale
elettronico rappresenta un passo avanti rispetto a Internet
che, negli ultimi anni, è esploso dal punto di vista contenutistico,
ma che continua ad avere per l’utente un’interfaccia farraginosa,
lavorativa, rispetto a quella semplice del giornale fatto di
carta e frutto di 200 anni di migliorie. Ora si cerca di separare
le informazioni dal computer per renderle portabili, ma siamo
ancora lontani dai risultati del cartaceo”. Una rivoluzione,
dicono all’Ibm, ma forse non più di tanto, dal momento che mai
come in questi anni è cresciuta la coscienza dello specifico
editoriale, che non si ritrova più nel foglio stampato, ma che
sta invece tutta nella capacità di raccogliere, elaborare e
interpretare l’informazione, prescindendo dal modo in cui tale
informazione viene poi distribuita e confezionata. “Il percorso
che porterà al giornale elettronico sarà accidentato - dice
Carlo Sartori, docente di Storia dei mezzi di comunicazione
di massa all’Università “La Sapienza” di Roma - nel senso che
la storia della comunicazione ci insegna che non basta avere
a disposizione delle tecnologie, per quanto affascinanti, perché
queste diventino socialmente e culturalmente condivise. La stratificazione
del giornale è tale che certamente quello elettronico non sfonderà
tanto presto. Resta il fatto che, comunque, anche i giornali
partecipano ormai, da un punto di vista sia economico industriale
sia culturale che politico sociale, al grande macro settore
della infocommunication che, grazie al comune linguaggio digitale
di tutti i media, oggi porta a forme di integrazione impensabili
fino a solo dieci anni fa. Il giornale sarà più elettronico
che cartaceo, ma la stessa sorte toccherà al libro e alla televisione
che, ad esempio, sarà sempre più fruita dallo schermo del pc.
Sopravviveranno sempre, però, sacche di consumo tradizionale”.
Giornale digitale, inchiostro digitale -
Il giornale elettronico presentato dall’Ibm al Futurshow di
Bologna ha 16 pagine, carta lucida e una barra degli strumenti
laterale. L’utente che si collega a Internet può leggere,
stampare e conservare, “con notevoli vantaggi per l’ambiente”,
secondo Renata Zambelli, addetta stampa Ibm Italia, solo gli
articoli a cui è interessato. Il tutto sarà impresso sui fogli,
mille e cinquecentocinquanta anni dopo Gutemberg, con uno
speciale inchiostro digitale non ancora in commercio e ,come
spiega Zambardino, frutto dell’applicazione delle nanotecnologie,
quel settore della scienza che studia le capacità di aggregazione
elettrostatica delle particelle di materia. L’inchiostro si
autocomporrebbe sulla carta in segni e parole, per un giornale
tempestivo, interattivo e innegabilmente personale.
E il giornalista? - Trovare, selezionare
e impaginare le notizie potrebbe allora non essere più compito
esclusivo dei redattori. Saremo quindi un po’ tutti giornalisti?
“È troppo presto - Zambardino ne è convinto - per preoccuparsi
della professione che fino ad oggi ha senza dubbio vinto la
sfida imposta dalle nuove tecnologie. Per chi lavora nel campo
- continua il fondatore di Kataweb - l’ultimo sentimento da
provare è il timore proprio perché, con lo sviluppo dei nuovi
mezzi, cresce il bisogno di selezione qualificata delle notizie
e di giornalisti in grado di misurarsi con queste. I giornalisti
dovranno essere sempre di più, sempre più bravi, sempre più
adatti ai nuovi mezzi e capaci di fare cose nuove. I prossimi
saranno tempi in cui un professionista dovrà essere in grado
di dare, e bene, la notizia in 160 caratteri, quanti sono
quelli disponibili negli Sms. Solo chi ha una visione snobbistica
della professione può considerarlo uno svilimento, ma io la
vedo come una crescita continua delle abilità professionali.
Per chi lavora nell’informazione sono sfide senza dubbio positive
”.
Tempo di convergenze - Passeranno decenni
prima che il giornale elettronico diventi una realtà, molto
di più dei famosi 18 mesi di Moore. Ma Sartori assicura non
passeranno invano. “Le tecnologie, sedimentate e sperimentali,
si accavallano - dice - ma ciò permette di studiare quali
sono i principali meriti e difetti di ognuna. Nel caso del
giornale elettronico ci sono ancora tante incompatibilità,
macchinosità di supporti tali per cui oggi è ancora una tecnologia
acerba. Certamente questi tentativi non saranno vani e, a
poco a poco, ci ritroveremo con una tecnologia matura e in
grado di sostituire o di affiancare in maniera più efficace
il giornale tradizionale”. Ma cosa potrebbe essere più comodo
della carta? Più leggero, trasportabile e economico? Cosa
più quotidiano? “La sfida - conclude Zambardino - è
tutta lì. La tendenza è quella della convergenza tra carta
e computer: l’obiettivo è riuscire a conciliare l’intelligenza
del computer con la comodità della carta”. Penny press,
addio.
(10 maggio 2001)
[inizio]
[torna alla home page]
|