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Il giornalista Ian Mayes pubblica un libro con gli errori del quotidiano. Tante le curiosità nel volume

Il Guardian: "È vero, sbagliamo ma siamo bravi a correggerci"

E il giardino di Boboli diventò di "Bolotti"


di
Mattia Giuramento


È da un bel po' che l'autorevole giornale inglese "The Guardian" si è dotato di un "reader's editor", una figura a metà tra il correttore di bozze e quello che da noi si chiama garante del lettore, con il compito di setacciare tutti gli articoli di ogni edizione alla ricerca di refusi, sviste e svarioni.
Un lavoro certosino, una pazienza da entomologo, che spesso riserva però il piacere del grottesco.

Sarà per questo che ora Ian Mayes ha deciso di mettere insieme le tante annotazioni accumulate nella sua esperienza di responsabile redazionale per il lettore nel quotidiano londinese, dando alle stampe un volume di 155 pagine dal titolo "Corrections and clarifications".
Con ironia innegabilmente british racconta gli episodi che ha dovuto affrontare in qualità di correttore; senza risparmiare un estratto degli articoli apparsi nella rubrica in cui ogni giorno si intrattiene con i lettori, bacchettandoli oppure scusandosi sotto la spinta delle loro segnalazioni. Professione curiosa dunque, quasi da Malaussène un po' più serioso, ma pure piuttosto anomala se si pensa che il suo contratto prevede che possa essere licenziato unicamente dal direttore ma non dall'editore.

Il Guardian si vanta di essere l'unico giornale inglese ad offrire un servizio di correzione quotidiana dei suoi errori. È un orgoglio certo giustificato se rapportiamo l'iniziativa all'Italia dove nella diffusa e affannata ricerca delle sviste della concorrenza, l'unico piccolo tentativo, seppur settimanale, a 360° è quello di Giulio Nascimbeni su Sette del Corriere.

Senza dubbio le mansioni del reader's editor non sono tra le più comode: chissà come ci si sente a lavorare ogni giorno di spada e di fioretto sotto gli occhi critici e spesso suscettibili di 370 redattori, 2000 free-lance e 1 milione 200 mila lettori! Forse, per usare un'immagine dell'autore, come lo scarafaggio stercorario che spinge infaticabile il suo fardello.

Note curiose non mancano nel libro. Tanti gli errori su Firenze, ad esempio: dal Palazzo Pizzi al giardino di Bolotti al Ponte de' Vecchio! Ma l'annotazione più simpatica riguarda l'aneddoto relativo al primo articolo pubblicato da Ian Mayes in cui egli stesso fu vittima di un refuso col suo nome trasformato in Ian Hayes.

Non poteva cominciare diversamente una carriera in cui l'ironia è parte essenziale ma non di rado appare anche una nota di trionfo. Come in una delle sue frequenti richieste di scuse apparse sul Guardian: "Ieri l'assenza di correzioni è dipesa da un problema tecnico, non da un' improvvisa accuratezza"! .

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(11 gennaio 2001)

   

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