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sono un sacco di giornalisti che hanno voglia
di sfogarsi.
"Il Barbiere della sera - racconta lo
stesso Figaro, anima del giornale e fondatore insieme
a pochi altri del particolarissimo quotidiano elettronico
- è nato per volontà di un gruppo di amici, tutti giornalisti,
che sentivano la mancanza di un luogo dove poter discutere
liberamente dei problemi legati alla professione. È
nato perché era forte l'esigenza di esprimersi lontano dai
condizionamenti che, non può essere altrimenti, ci sono sempre
quando c'è un editore e quando si lavora per confezionare
un prodotto destinato al mercato". E perché nessuno potesse
mettere il bavaglio a queste voci o bussare alla porta di
chicchessia, la sistemazione migliore per questa avventura
"corsara", come è stato scritto, è sembrata da subito la rete,
con i suoi bassi costi iniziali e con la sua tanto decantata
libertà.
Il Barbiere della sera prende il via
nel maggio del 2000. Un gruppo di 6 o 7 fondatori si autotassano
per farlo vivere e un giornalista-webmaster prova a
fare quello che può. Oggi il sito dell'informazione su chi
fa informazione conta circa 24.000 pageview giornaliere e
una quarantina di collaboratori sparsi in tutta Italia. E
per la serie "niente fronzoli, siamo giornalisti" nulla è
concesso alla grafica. In un mondo fatto di banner, pulsantini
colorati e immagini accattivanti, il segreto del Barbiere
sta tutto nei contenuti. Figaro non ha dubbi: "I contenuti
- dice - e il fatto che noi applichiamo agli stessi giornali
e giornalisti le regole che questi riservano di solito agli
altri: trovare, verificare e scrivere le notizie. Il mondo
dell'informazione non c'è abituato. Si fa giornalismo su tutto
tranne forse che nel settore della comunicazione, e è questo
che noi vogliamo fare". Lo fanno per la verità in una maniera
che farebbe invidia a chi, duecento anni fa, scrisse le famose
opere a cui il sito è ispirato. "E' stato - racconta
Figaro -il co fondatore del Barbiere, il Conte D'Almaviva,
a suggerire l'abbinamento con l'opera di Gioacchino Rossini.
Così, Il Barbiere della Sera è diventato
qualcosa a metà strada tra il Corriere della Sera
e il Barbiere di Siviglia".
Virtuosismi linguistici degni delle Nozze
mozartiane e delizie letterarie che diventano musica. Tra
le righe, anche tutte troppo uguali del giornale, si celano
autentici talenti narrativi e leggere il Barbiere è
un po' far parte di un'élite. Dopotutto, come giustamente
osserva Figaro, "le redazioni dei giornali o dei Tg sono sempre
'stanze del potere', non sono drogherie dove si vende
il peperoncino". No certo, ma di roba piccante ce n'è anche
sul Barbiere. Per gli appassionati del genere, tema caldo
(è proprio il caso di dirlo) da un po' di tempo a questa parte
è senza dubbio il sesso in redazione. Si fa, non si fa, quanto
se ne fa. Nessun aspetto della questione è trascurato e viene
giornalmente approfondito, come vuole la professione, con
contributi di bravi e diligenti giornalisti. Gossip si direbbe.
E invece no. "Gossip - spiega il nostro misterioso
redattore - è una notizia non verificata di cui si ciancica
in giro. Quando viene accertata diventa informazione, e noi
verifichiamo sempre le nostre notizie. Una cosa - ci tiene
a dirla Figaro - caratterizza il nostro sito: da noi le smentite
hanno davvero lo stesso rilievo degli articoli e non vengono
relegate nella rubrica delle lettere. Il Barbiere della
sera - continua- è un sito credibile e lo dimostra il
fatto che nei mesi scorsi, a seguito di una polemica nata
intorno sull'impiego dei professionisti nella pubblica amministrazione,
sulle pagine del nostro sito è intervenuto lo stesso sottosegretario
alla presidenza del consiglio, tale Cananzi Raffaele, a far
chiarezza sulla questione e a spiegare come andava interpretata
la legge. Se anche il governo dialoga con il Barbiere evidentemente
abbiamo conquistato sul campo la nostra credibilità.
Se ci pensi è un po' curioso: il governo italiano che
parla con un sito anonimo". Il che, per la verità, non
basta al sito per mantenere i toni delle polemiche sempre
sul politically correct e a evitare l'innesco di veri
e propri botta e risposta sui temi cari alla professione,
come nel caso della polemica online sulle scuole di giornalismo
riservate ai raccomandati.
Comunque, come Rossini lo ha voluto baritono
e Mozart lo ha pensato un basso, anche il nostro, misterioso
Figaro, fa la voce grossa nelle questioni che riguardano i
mezzi di informazione. "Le più importanti - spiega - restano
due. Una è quella dell'accesso alla professione: in
generale al Barbiere pensiamo che non debbano esserci
professioni protette anche perché Internet rende estremamente
farraginoso il concetto di libertà di stampa. Perché solo
chi è un giornalista iscritto all'Ordine può pubblicare? Fare
il giornalista è un mestiere. È come fare il pizzaiolo. Poi
c'è che fa la pizza più buona e chi meno, ma è un lavoro come
un altro. La seconda è senz'altro quella del controllo
dei più grandi mezzi di informazione da parte del presidente
del Consiglio. Non nascondo che se io fossi un giornalista
Mediaset mi sentirei davvero in difficoltà perché l'informazione,
se non antagonista, deve essere senza dubbio 'altra' rispetto
alla politica".
Questo dice Figaro, barbiere genuino di questa
piccola bottega. Non sappiamo come si chiama, ma tanto, ce
lo insegna, per fare il giornalista non serve una firma. E
poi fare informazione è come fare la pizza, dice lui. E in
quanti si ricordano il nome del pizzaiolo preferito? Ma, a
proposito, esiste un Albo dei pizzaioli?
(18 maggio 2001)
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