ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO DI URBINO

Itinerari sul Web

Giornali italiani

Giornali stranieri

Radio e tv italiane

Radio e tv straniere

Scuole di giornalismo in Italia

Scuole di giornalismo all'estero

Federazione, ordine, associazioni

Ifg di Urbino

Sede e corsi
Studi
Stage
Docenti
Allievi
Bando

Archivio del Ducato

Archivio giornali
& giornalismo

Scrivi alla redazione

Scrivi alla
segreteria

Scuola superiore di
giornalismo

Parla Riccardo Staglianò, giornalista e docente di 'Teoria e tecnica dei nuovi media' alla Terza Università di Roma

Giornalismo online:
tagli negli Usa, fiducia in Italia

"Non basta la pubblicità per vincere in Rete"


di
Andrea Biondi


Una tempesta sul giornalismo online negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi, 69 dei 400 giornalisti del 'New York Times Digital' sono stati licenziati. Stessa sorte per "Industry Standard", settimanale online che ha invitato il 7% dei dipendenti a trovarsi un altro impiego. Primi sintomi di una resa dei conti che vede sul banco degli imputati il modello e l'idea stessa del giornale online, dove 'tutti leggono e nessuno paga'?

"Una battuta d'arresto dura, ma prevedibile", afferma Riccardo Staglianò, giornalista di Repubblica.it e docente di 'Teoria e tecnica dei nuovi media' alla III Università di Roma. "Negli Stati Uniti - continua - ma anche in Italia, ha trovato terreno fertile l'idea che bastasse investire nel Web per entrare nel paradiso delle start up. In particolare negli Usa, dot-com anche solide hanno fatto sogni di gloria, pensando che sarebbero bastati gli introiti pubblicitari dei banner per coprire costi e garantire fatturati record".

La gran parte dei siti d'informazione ha accesso gratutito. Solo alcuni, come ad esempio il 'Wall Street Journal' e 'Il sole-24 Ore' impongono abbonamenti a pagamento per accedere a sezioni con i servizi più significativi. Ma per chi non fa informazione specialistica, al momento la strada non sembra percorribile. Finora le difficoltà maggiori le hanno avute i siti che fanno informazione esclusivamente in Rete. Le versioni online delle testate tradizionali, hanno potuto contare sulla forza dei propri marchi e sulla consapevolezza di avere alle spalle risorse da impiegare.

Ora anche il New York Times ha dovuto licenziare per sanare il bilancio in rosso e quanto sta accadendo negli Usa ha riflessi psicologici su chi, nel nostro Paese, lavora nel settore."Ma in Italia - chiarisce Staglianò - le previsioni iniziali sono state caratterizzate da maggiore cautela: non c'è stato un boom d'assunzioni. Ha commesso un errore di valutazione chi, con l'avvento di Internet, ha pensato a una sorta di Blitz-Krieg telematico. Tuttavia, come ha detto Lorenzo Pellicioli, anche i bambini usano la posta elettronica. Espressione significativa per indicare che bisogna avere fiducia perché la Rete fa parte del nostro futuro: a dirla è l'amministratore delegato di un'azienda (Seat Pagine Gialle) che ha perso, nelle quotazioni in Borsa, il 70% rispetto ai massimi".

Già prima dell'estate Salon.com, rivista culturale e tentativo apprezzato di giornalismo di qualità, ha licenziato 13 tra giornalisti e tecnici (15%). Peggio è andata ad APBnews.com, agenzia specializzata sulla cronaca nera e giudiziaria ha chiuso per fallimento dopo 70 miliardi di perdite, lasciando senza lavoro 140 persone.

Eppure i flaneurs del Web, negli Usa come in Italia, sono in aumento. "Queste parole - dice Staglianò - servono a poco a chi ha perso il lavoro, com'è successo ai colleghi negli Stati Uniti. Ma c'è da avere fiducia. E' indubbio che i dot-com dovranno rifarsi alla 'teoria del portafoglio'. Per sopravvivere nel Web è necessario innanzitutto diversificare le fonti di profitto".

[inizio]

(11 gennaio 2001)

   

Copyright © 1998-2003
Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino

"il Ducato on line" testata giornalistica multimediale della Scuola di giornalismo di Urbino (Ifg), via della Stazione 61029 Urbino. Tel 0722 - 350581 Fax 328336

Il Ducato online

Archivio Giornali & Giornalismo

Home