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Alcune dichiarazioni su Berlusconi scatenano il putiferio

Chi ha il diritto di fare interviste?

Travaglio alla trasmissione di Luttazzi. É polemica

di
Antonio Iovane


Può, un comico, intervistare come un giornalista? Può Daniele Luttazzi, un non giornalista, intervistare Marco Travaglio (giornalista, lui sì, di Repubblica) sul suo ultimo libro L'odore dei soldi, scritto con Elio Veltri, che tratta temi delicati come l'origine del patrimonio di Silvio Berlusconi o le presunte collusioni del candidato premier di Forza Italia con la mafia?

Già nell'ottobre del '95 Mara Venier, dopo la trasmissione Domenica In, era stata duramente attaccata per la sua intervista a Silvio Berlusconi (allora candidato premier) su numerosi temi, molti dei quali non politici. In quell'occasione il leader di Forza Italia, a parere dei critici, avrebbe potuto guadagnare consensi attraverso metodi non ortodossi, come l'appeal derivatogli dalla sua indiscussa capacità di raccontare barzellette. La Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), in pieno accordo con l'Ordine dei giornalisti, aveva quindi ribadito l'importanza del ruolo dei giornalisti come uniche autorità deputate a intervistare e la presentatrice, indignata, aveva annunciato che non avrebbe mai più intervistato nessuno. Oggi il tema è di nuovo attuale poiché la trasmissione di Luttazzi, Satyricon, rischia nuovamente la chiusura (la trasmissione era già stata oscurata un mese fa in seguito all'episodio di finta coprofagia cui Luttazzi si era dedicato) dopo che il presidente della Commissione vigilanza Rai Mario Landolfi, riferendosi alle gravi affermazioni di Travaglio, ha dichiarato: "Quello che è andato in onda stasera (ieri, n.d.r.) non ha precedenti nella storia della tv".

Per molti, come accade spesso, la polemica è pretestuosa e la questione di Luttazzi giornalista o meno è un semplice cavillo. Vero è che in molte occasioni i giornalisti come i non giornalisti sembrano semplicemente compiacere l'intervistato mostrando persino di aderire a ciò che questi dichiara; ma i giornalisti professionisti, data l'iscrizione all'albo professionale, possiederebbero una legittimazione in più, tale da renderli immuni di fronte a polemiche di questo genere. Gli altri sono facile oggetto di attacchi. Se Luttazzi fosse stato un giornalista professionista la sua intervista avrebbe provocato tanto rumore? Il libro di Travaglio, "L'odore dei soldi", è già in libreria, quindi chiunque poteva avere accesso, in modo ben più dettagliato, all'argomento; ma la televisione amplifica qualsiasi fenomeno, e molti hanno giudicato l'intervista a Travaglio per via televisiva come una strumentalizzazione: questo, hanno sostenuto i detrattori di Luttazzi, è un periodo di campagna elettorale, la Rai è un'azienda pubblica, Luttazzi non è un giornalista professionista.

La poca importanza attribuita alla distinzione tra giornalisti e non giornalisti sottintende l'idea che un professionista non abbia meno autorevolezza e preparazione di un qualsiasi altro intervistatore. La posizione delle organizzazioni professionali, d'altra parte, è sempre stata chiara: su temi di argomento politico è bene che a intervistare siano giornalisti professionisti. Ma che si debba affermare un simile principio non è forse indice di una perdita di autorità del ruolo del giornalista?

 

[inizio]

(15 marzo 2001)

   

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