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Si cerca di colmare il baratro tra giovani ed editoria. Le perplessità di Gian Antonio Stella

Il giornale sale in cattedra

L'iniziativa "Il quotidiano in classe" fa entrare i giornali nella didattica scolastica

di Sandro Foschi

Prima ora: matematica. Seconda: italiano. Terza: processo Sme. Per prepararsi il libro di testo non si trova in cartolibreria ma in edicola. I giornali entrano in 16.500 classi delle scuole medie superiori e 430.00 studenti (il 14% dei giovani tra i 14 e i 19 anni) imparano a leggere il mondo che li circonda. Sono i numeri dell'iniziativa "Il Quotidiano in classe", promossa dall'Osservatorio Permanente Giovani - Editori, che si propone di eliminare il fossato che divide teen-ager e giornali.

L'iniziativa "Il Quotidiano in classe"
"I libri di testo si cambiano ogni anno; alcuni ogni giorno". Con questo motto l'Osservatorio pubblicizza la sua principale iniziativa rivolta a insegnanti e studenti delle scuole medie superiori di tutta Italia. Le classi che aderiscono al progetto ricevono gratuitamente una volta la settimana il Corriere della Sera, il principale quotidiano regionale della zona e, solo per le quinte, il Sole 24 ore. Gli insegnanti si impegnano a dedicare almeno un'ora la settimana alla lettura dei quotidiani in classe "con loro presenti - spiega Michela Cargioli, responsabile del progetto - in modo che possano spiegare particolari termini o situazioni". Partito in via sperimentale nel 2000 il progetto è alla sua terza edizione con un exploit di adesioni e un maggiore impegno di insegnanti e allievi che spesso inviano all'Osservatorio testi che scrivono di loro spontanea volontà.

I quotidiani: informazione e formazione
Approfondimenti, ampia scelta di argomenti e possibilità di soffermarsi: caratteristiche della carta stampata che rendono il quotidiano un mezzo culturale. Ne è convinta la Cargioli: "E' utile che i ragazzi confrontino articoli e idee diverse e si confrontino poi tra di loro in modo da formarsi una propria opinione". Giovanni Bechelloni, docente dell'Università di Firenze e presidente del Corso di laurea in media e giornalismo, è d'accordo: "Il quotidiano è il meno effimero dei grandi media. In tanti anni nei miei corsi ho spesso distribuito dei ritagli e gli studenti rimanevano stupiti di quanti argomenti interessanti riuscivo a trovare. Oggi il quotidiano è più ampio, c'è una vasta gamma di temi e argomenti, la grafica ha portato la possibilità di apportare approfondimenti più o meno lunghi".

Insegnare agli insegnanti
Ma gli insegnanti sono pronti a integrare i canonici libri di testo con i quotidiani? Il progetto organizza delle giornate di formazione in cui docenti universitari, esperti di comunicazione e giornalisti illustrano agli insegnanti come il quotidiano può diventare utile in classe. Giovanni Bechelloni ha partecipato a una di questi incontri: "In quella mattinata ho incontrato un numero elevato di insegnanti che mi sembravano molto interessati. Però è un'impressione positiva legata a una mattinata". Infatti secondo il professore la didattica scolastica non è ancora in grado di ospitare il quotidiano: "Il problema è la classe insegnante: la maggior parte dei docenti non sono in grado di offrire ai propri studenti strumenti che contestualizzino l'attualità offerta dai giornali".

Giornalisti in classe
Non solo giornali in classe ma anche giornalisti. Importanti reporter della carta stampata fanno visite a sorpresa nelle scuole durante l'ora di lezione dedicata al quotidiano. Il 13 febbraio le classi del Liceo Classico di Trento che partecipano all'iniziativa hanno incontrato l'inviato del Corriere della Sera Gian Antonio Stella: "Ho cercato di spiegare come si fa un giornale utilizzando termini e parole semplici, nel modo più divertente possibile". Il problema è che sono i giornalisti stessi a non seguire le sue raccomandazioni. Se il docente Bechelloni getta la croce sui docenti, il giornalista Stella se la prende con i giornalisti: "Tra i quotidiani e i giovani c'è un baratro che potremmo cominciare a superare solo quando utilizzeremo un linguaggio più fresco, meno autoreferenziale, meno senatoriale".

Cosa ne pensano gli studenti?
Articoli troppo lunghi e linguaggio noioso: gli studenti sono d'accordo con Stella. È quanto emerge dal rapporto del 2002 dell'Eurisko, istituto di ricerca che segue l'attività dell'Osservatorio. Dai questionari rivolti a studenti e giovani emergono indicazioni utili per editori e direttori dei giornali. I giovani delle classi che hanno aderito al progetto vorrebbero leggere un giornale con meno pagine di politica, con foto più belle e a colori e con più inchieste sui giovani. Gli studenti hanno gradito l'iniziativa e si augurano che si rinnovi.

Intervista a Michela Cargioli

Intervista a Giovanni Bechelloni

Intervista a Gian Antonio Stella

(9 maggio 2003)

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