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Francia e Portogallo accusate da Reporter senza frontiere
di ostacolare la libertà di stampa con leggi e sentenze giudiziarie.
Due Stati europei nel mirino del rapporto
annuale sulla libertà d'informazione. "C'è ancora un'enorme
mole di lavoro da fare - si legge - perché il potere politico
accetti l'indipendenza della stampa". Un lavoro che riguarda
tutti gli Stati del mondo. La pressione e gli attacchi al
lavoro dei giornalisti in Paesi come Iran, Kazakhstan, Corno
d'Africa e in molti altri Stati è certo maggiore che in Europa.
Ma forse non stupisce. Ci si sorprende invece di più nel leggere
che l'Unione
europea non è un'oasi felice per i giornalisti. In Italia
(attaccata per il conflitto di interessi del premier Silvio
Berlusconi), Belgio, Danimarca e Gran Bretagna, oltre che
in Francia e Portogallo, alcuni giornalisti sono stati chiamati
davanti alla legge e costretti a rivelare le proprie fonti.
E non solo nell'ambito di indagini sul terrorismo, ma anche
in inchieste di routine.
Leggi antiquate sulla stampa in Francia
Secondo Reporter senza frontiere, nel 2002 sono cresciute
le violenze contro i giornalisti e le minacce alla confidenzialità
delle fonti
in Francia, "uno degli Stati europei più arretrati dal
punto di vista della libertà d'informazione". Non solo violenze
fisiche, minacce e campagne diffamatorie contro giornalisti
e testate, ma anche numerosi tentativi di bloccare la distribuzione
di giornali gratuiti.
Reporter senza frontiere punta il dito soprattutto contro
verdetti giudiziari con i quali è stata messa in serio pericolo
l'indipendenza della stampa. È intervenuta anche la Corte
europea dei diritti umani: il 25 luglio 2002 ha condannato
la Francia per aver violato l'articolo 10 della Convenzione
europea dei diritti umani sulla libertà d'espressione. Un
caso per tutti. Il quotidiano Le Monde si è appellato
alla Corte europea dopo una condanna del tribunale di Parigi:
aveva offeso il re del Marocco. La sentenza è stata motivata
con due articoli tratti dalla legge sulla stampa del 1881.
Sono punite le offese al presidente, a capi di Stato stranieri,
a capi di governo e ministri stranieri e a diplomatici esteri.
Fonti non più segrete
Il diritto dei giornalisti a non rivelare le proprie fonti
ha incassato duri colpi: tra il 2000 e il 2002 sono stati
messi sotto sorveglianza i telefoni di sette giornalisti,
nell'ambito delle indagini sul terrorismo in Corsica.
E ora il progetto
di legge del ministro della Giustizia Dominique
Perben. All'interno della riforma per il rafforzamento
della sicurezza interna, ci sono due punti che hanno messo
in allarme il mondo del giornalismo: perquisizioni notturne
e intercettazioni telefoniche. Il progetto di Perben prevede
che nel corso di un'inchiesta, previa autorizzazione di un
giudice, l'abitazione di un cittadino, oltre che la sede di
un organismo privato o pubblico, possano essere sottoposte
a perquisizioni "se si ritiene che contengano documenti o
informazioni necessari ai fini di un'inchiesta". In Francia
non è contemplato il segreto professionale del giornalista,
anzi, per chi si oppone è prevista una multa di 3.750 euro.
Reporter senza frontiere sottolinea che se tale progetto diventasse
legge i giornalisti rischierebbero di trasformarsi in "ausiliari
della giustizia": decadrebbe del tutto il diritto a non
rivelare le proprie fonti. Un diritto che la Corte europea
ha definito invece come "la pietra angolare della libertà
di stampa". E la stampa "non potrebbe più esercitare il suo
ruolo indispensabile di 'cane da guardia' della democrazia".
Macchia nera per il Portogallo
Per la prima volta in quasi trent'anni, in Portogallo
si è fatto ricorso alla legge che obbliga i giornalisti a
rivelare le proprie fonti. José Luis Manso Preto, che scrive
per il settimanale Expreso e altre testate portoghesi
e spagnole, è stato trattenuto in carcere per diverse ore
il 20 settembre e poi ritenuto colpevole da un tribunale di
Lisbona per essersi rifiutato di obbedire alla legge e rivelare
le sue fonti in merito a una storia sul traffico di droga
in Marocco. Il codice deontologico dei giornalisti portoghesi
vieta tali rivelazioni, a meno che la fonte si sia servita
del giornalista per diffondere false informazioni.
La decisione ha scatenato le polemiche internazionali. Reporter
senza Frontiere ha parlato di "scandalo":
"l'esistenza del segreto professionale dei giornalisti - ha
affermato il segretario generale Robert Ménard - è riconosciuta
in Portogallo, allo stesso livello di medici e avvocati".
Ménard teme che la sentenza diventi un precedente e che trasformi
il giornalista in "informatore". Come dire la morte del giornalismo
investigativo.
Unico paese in Europa a far progressi in materia di libertà
di informazione è la Slovacchia.
Preoccupazioni invece anche in Danimarca, da sempre la più
liberale nei confronti dei giornalisti. Continua invece la
pressione della Chiesa in Polonia
Slovacchia
Link esterni
Rapporto
annuale sulla libertà d'informazione
Unione
europea
Fonti
in Francia
Progetto
di legge
Dominique
Perben
Giornalisti
come ausiliari della giustizia
In
Portogallo
Lo
scandalo
(13 maggio 2003)
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