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I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
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Reporter senza frontiere pubblica il rapporto annuale sulla libertà di stampa

Indipendenza da conquistare

Francia più arretrata, il Portogallo fa passi indietro

di Teresa Potenza

Francia e Portogallo accusate da Reporter senza frontiere di ostacolare la libertà di stampa con leggi e sentenze giudiziarie. Due Stati europei nel mirino del rapporto annuale sulla libertà d'informazione. "C'è ancora un'enorme mole di lavoro da fare - si legge - perché il potere politico accetti l'indipendenza della stampa". Un lavoro che riguarda tutti gli Stati del mondo. La pressione e gli attacchi al lavoro dei giornalisti in Paesi come Iran, Kazakhstan, Corno d'Africa e in molti altri Stati è certo maggiore che in Europa. Ma forse non stupisce. Ci si sorprende invece di più nel leggere che l'Unione europea non è un'oasi felice per i giornalisti. In Italia (attaccata per il conflitto di interessi del premier Silvio Berlusconi), Belgio, Danimarca e Gran Bretagna, oltre che in Francia e Portogallo, alcuni giornalisti sono stati chiamati davanti alla legge e costretti a rivelare le proprie fonti. E non solo nell'ambito di indagini sul terrorismo, ma anche in inchieste di routine.

Leggi antiquate sulla stampa in Francia

Secondo Reporter senza frontiere, nel 2002 sono cresciute le violenze contro i giornalisti e le minacce alla confidenzialità delle fonti in Francia, "uno degli Stati europei più arretrati dal punto di vista della libertà d'informazione". Non solo violenze fisiche, minacce e campagne diffamatorie contro giornalisti e testate, ma anche numerosi tentativi di bloccare la distribuzione di giornali gratuiti.
Reporter senza frontiere punta il dito soprattutto contro verdetti giudiziari con i quali è stata messa in serio pericolo l'indipendenza della stampa. È intervenuta anche la Corte europea dei diritti umani: il 25 luglio 2002 ha condannato la Francia per aver violato l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti umani sulla libertà d'espressione. Un caso per tutti. Il quotidiano Le Monde si è appellato alla Corte europea dopo una condanna del tribunale di Parigi: aveva offeso il re del Marocco. La sentenza è stata motivata con due articoli tratti dalla legge sulla stampa del 1881. Sono punite le offese al presidente, a capi di Stato stranieri, a capi di governo e ministri stranieri e a diplomatici esteri.

Fonti non più segrete

Il diritto dei giornalisti a non rivelare le proprie fonti ha incassato duri colpi: tra il 2000 e il 2002 sono stati messi sotto sorveglianza i telefoni di sette giornalisti, nell'ambito delle indagini sul terrorismo in Corsica.
E ora il progetto di legge del ministro della Giustizia Dominique Perben. All'interno della riforma per il rafforzamento della sicurezza interna, ci sono due punti che hanno messo in allarme il mondo del giornalismo: perquisizioni notturne e intercettazioni telefoniche. Il progetto di Perben prevede che nel corso di un'inchiesta, previa autorizzazione di un giudice, l'abitazione di un cittadino, oltre che la sede di un organismo privato o pubblico, possano essere sottoposte a perquisizioni "se si ritiene che contengano documenti o informazioni necessari ai fini di un'inchiesta". In Francia non è contemplato il segreto professionale del giornalista, anzi, per chi si oppone è prevista una multa di 3.750 euro.
Reporter senza frontiere sottolinea che se tale progetto diventasse legge i giornalisti rischierebbero di trasformarsi in "ausiliari della giustizia": decadrebbe del tutto il diritto a non rivelare le proprie fonti. Un diritto che la Corte europea ha definito invece come "la pietra angolare della libertà di stampa". E la stampa "non potrebbe più esercitare il suo ruolo indispensabile di 'cane da guardia' della democrazia".

Macchia nera per il Portogallo

Per la prima volta in quasi trent'anni, in Portogallo si è fatto ricorso alla legge che obbliga i giornalisti a rivelare le proprie fonti. José Luis Manso Preto, che scrive per il settimanale Expreso e altre testate portoghesi e spagnole, è stato trattenuto in carcere per diverse ore il 20 settembre e poi ritenuto colpevole da un tribunale di Lisbona per essersi rifiutato di obbedire alla legge e rivelare le sue fonti in merito a una storia sul traffico di droga in Marocco. Il codice deontologico dei giornalisti portoghesi vieta tali rivelazioni, a meno che la fonte si sia servita del giornalista per diffondere false informazioni.
La decisione ha scatenato le polemiche internazionali. Reporter senza Frontiere ha parlato di "scandalo": "l'esistenza del segreto professionale dei giornalisti - ha affermato il segretario generale Robert Ménard - è riconosciuta in Portogallo, allo stesso livello di medici e avvocati". Ménard teme che la sentenza diventi un precedente e che trasformi il giornalista in "informatore". Come dire la morte del giornalismo investigativo.

Unico paese in Europa a far progressi in materia di libertà di informazione è la Slovacchia. Preoccupazioni invece anche in Danimarca, da sempre la più liberale nei confronti dei giornalisti. Continua invece la pressione della Chiesa in Polonia

 

Slovacchia

Link esterni

Rapporto annuale sulla libertà d'informazione
Unione europea
Fonti in Francia
Progetto di legge
Dominique Perben
Giornalisti come ausiliari della giustizia
In Portogallo
Lo scandalo

(13 maggio 2003)

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