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I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
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Tutte le testate marchigiane nel secondo censimento dell'Ordine dei giornalisti

Le mille voci che raccontano la regione

Le facce della stampa locale: settimanali cattolici, sindacati e associazioni. Ma non solo

di Chiara Semenzato

Eccoci!, Le cento città, L’olivo news, Il metanautista. I nomi sono davvero i più vari e anche sugli argomenti c’è da stupirsi. Si va dai normali bollettini di associazioni o sindacati alle riviste che parlano di grafologia, di barbabietole, di pesca sportiva, delle grotte d’Italia. Si passa anche per la cronaca locale, la vita religiosa e la politica attiva. Sono le mille voci delle Marche che continuamente, e qualcuna da più di un secolo, vogliono dire la loro su quel che succede nella regione.

Proprio con questo titolo, “Le voci delle Marche”, l’Ordine regionale dei giornalisti ha pubblicato la seconda edizione di un censimento su tutte le testate attive nel territorio. Una fotografia del mondo editoriale locale che continua a crescere anche nell’era dell’informazione globalizzata. Voci che parlano al quartiere, che raccontano al cittadino i suoi problemi e che spesso suggeriscono le soluzioni. Voci – come si spiega nella presentazione del volume – che sono espressione di pluralismo, autonomia e libertà. Un lavoro lungo e faticoso, già proposto nel 1998 e oggi aggiornato. Con molte novità.

Numeri che lasciano di stucco
“Quando abbiamo cominciato – spiega Luciano Gambucci che ha coordinato il lavoro di ricerca con l’aiuto di Laura Fioravanti – volevamo capire che cosa ci presentava una regione tanto frammentata come le Marche nel campo dell’editoria”. Una regione in cui la storia della comunicazione comincia molto presto, ma che ancora si sente piccola, retrograda e sempre pronta a piangersi addosso. “Già nel 1998 – continua il giornalista – restammo di stucco per i risultati. Avevamo contato quasi 500 periodici pubblicati, numero confermato anche dal censimento di quest’anno”. Alle centinaia di fogli di carta stampata che arrivano nelle case dei marchigiani bisogna poi sommare le 34 radio e le 8 emittenti televisive.

Le cifre raccontano tante cose: c’è chi ha una tradizione consolidata da più di un secolo e chi ancora ha pochi numeri alle spalle per poter trovare il suo spazio. C’è chi riesce a pubblicare più di 30 pagine, magari una volta al mese o ogni 15 giorni, e chi invece si accontenta di 4 densissimi fogli. C’è chi non esce dal proprio quartiere e chi il maggior numero di abbonati ce l’ha all’estero. “La frammentazione – spiega Gambucci – è un aspetto tipico dei marchigiani. Non ci sorprende che ci sia ogni genere di cosa”. Ma volendone dare un’interpretazione, meglio guardare agli aspetti positivi. “Nell’Europa che si configura – dice il giornalista – confermiamo di essere una regione disponibile al confronto con il mondo”. Nella grande Europa, insomma, una specificità locale che anche all’estero apprezzano.

I numeri però raccontano anche un fenomeno in evoluzione. Se nel totale il numero delle testate resta stabile, guardando bene cosa è successo in sei anni, si scopre che circa 70 periodici hanno smesso di uscire e quasi altrettanti hanno battezzato il loro numero uno.

Storia, consultazione, tecnologia e scuola
Questo è spesso un mondo che resta sconosciuto. “La nostra ambizione – spiega invece Gambucci – è pensare che magari tra cinquant’anni ci sarà qualcuno che vorrà sapere come andavano le cose all’inizio del secolo”. Da una parte, insomma, il libro vuol essere un documento storico, dall’altra uno strumento di consultazione per gli esperti del settore. Il volume, infatti, sarà distribuito gratuitamente dalla Regione in tutte le biblioteche e i comuni.

Le due novità di questa edizione sono la registrazione delle testate on line e lo spazio dedicato ai giornali scolastici. I siti sono ancora pochi, una quindicina, e si occupano di news, come Gomarche.it o Ilquotidiano.it, ma anche di musei, di turismo itinerante o di gastronomia.

I giornali scolastici censiti, invece, sono per ora una settantina “e ancora – spiega Gambucci – non siamo riuciti a catalogarli tutti”. Sempre più spesso questi periodici escono dalle mura scolastiche per arrivare sui tavoli delle amministrazioni comunali. L’esperienza del “giornalista sul campo” poi inizia nella prima infanzia. Non si sottraggono alle pubblicazioni scuole materne ed elementari. Per i più grandi, infine, non si limita ad articoli e foto: ci si lancia nell’informatica con grafica accattivante, cd allegati e sussidi di approfondimento. E oggi è arrivata anche la benedizione dell’Ordine professionale.

Pillole di curiosità tra volontà e passione
Spulciando il volume si scoprono alcune curiosità. Il periodico più longevo è il Lucifero, organo d’informazione del partito repubblicano di Ancona, che risale al 1870. Quello che sforna più copie, centomila, è il Caffè espresso, mensile di informazione per i negozianti. Ma si difendono bene anche il mensile della Coldiretti Marche (32 mila copie) e il più specifico Bietole e zucchero (22 mila copie). Il più esportato, infine, è il Messaggio della Santa Casa: la storica rivista del santuario di Loreto, nata nel 1881, vanta infatti anche una versione quadrimestrale in inglese.

Se già per i grandi giornali è difficile arrivare a fine mese con il bilancio in attivo, il peso di queste piccole pubblicazioni sta spesso sulle spalle di pochi. “Vivono esclusivamente – spiega Gambucci – grazie alla volontà e alla passione di poche persone che di solito ci rimettono anche dei soldi”. “Il più delle volte – si legge nella presentazione – nascono per la tenacia di chi sente l’esigenza di comunicare con gli altri e vivono di volontariato. Qualcuno riesce a vivere dignitosamente, altri stentano, alcuni ancora chiudono. E’ la legge impietosa del mercato”. Una legge impietosa di sopravvivenza che, nonostante tutto, la stampa locale riesce a sconfiggere per continuare a garantire il pluralismo.

(24 maggio 2004)

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