RISORSE:
Giornali Italiani | Giornali esteri | Radio e Tv italiane | Radio e Tv straniere| Agenzie italiane |
Scuole di giornalismo italiane | Scuole estere | Istituzioni professionali | Sindacato e associazioni

Sede e Corsi
  Studi
  Stage
  Docenti
  Allievi
  Bando
  Domanda di iscrizione

Ducato tv
  Radio Ducato
  Ducato Notizie
  Il Ducato

  Scrivi alla redazione
  Scrivi alla segreteria

   
I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
  I lavori di fine corso del biennio 2000-2002

 

Anche il Corriere della Sera travolto dalla serrata dell'Ordine dei giornalisti lombardo

Pubblicità occulta, ora basta


Franco Abruzzo: ecco dove finisce il giornalismo e inizia il messaggio promozionale

di Simona Andronaco

Mai più pubblicità mascherata da articolo. I pezzi da novanta del giornalismo italiano sono finiti nel mirino dell’Ordine. Prima è partito l’ammonimento al caporedattore del dorso Economia del Corriere della Sera per quattro casi sospetti di commistione tra pubblicità e informazione; dopo è stata la volta dell’intemerata di Franco Abruzzo a redazioni di quotidiani, riviste, tg e gr. Il presidente dell'ordine dei giornalisti lombardo traccia una linea di confine tra giornalismo e pubblicità.

Cosa succede in Italia
Rivista maschile: pubblicità dell’ultima auto uscita sul mercato; accanto, un articolo spiega perché non ci si può privare di quel gioiellino.
Giornalismo o marchetta?
Settimanale per signore: proposte d’abbigliamento per la stagione primavera-estate. Lo stivaletto rosso in fotografia è accompagnato da un breve articolo che indica il prezzo di listino e l’indirizzo della boutique dove strapparlo all’amica più modaiola.
Il giornalista si è fatto i comodi suoi, dell’inserzionista o del lettore?

I lombardi alla prima crociata
“Nel nostro lavoro non esistono zone d’ombra”, spiega Abruzzo. “Il confine tra un buon giornalista – continua - e un giornalista inginocchiato davanti a lobby di potere e inserzionisti si vede dalla sua responsabilità”. Chi sta violando il rapporto di “fiducia tra la stampa e i lettori”, sa bene di avere la coda di paglia.
L’Ordine lombardo ha già portato il Corriere della Sera di fronte a un giudice e non ha intenzione di fermarsi lì: "Ci muoveremo ogni volta - precisa Abruzzo - che ci capiterà sotto gli occhi una contiguità sospetta tra pezzo di giornale e pubblicità".
Il gota del giornalismo periodico milanese trema e organizza in questi giorni comitati di vigilanza. Basterà?

D'ora in poi
Il redattore può rifiutarsi di scrivere un redazionale; se decide di redigerlo, deve esigere che sia indicato come messaggio promozionale. Prestarsi alla pubblicità, insomma, non è peccato, ma bisogna chiarire al lettore di che si tratta per non creare fraintendimenti. Lo stabilisce l’Ordine nella lettera inviata qualche giorno fa ai giornali, lo ribadisce a parole Franco Abruzzo. Ma che succede quando l’autore è un giornalista compiacente? O quando il redattore è costretto a uniformarsi a regole imposte dall’alto? Scatta la responsabilità dei capi.
“Non vengano a raccontare storie: le agenzie di marketing contattano direttamente loro per mettersi d’accordo sulle inserzioni”. Li conosce bene, i direttori dei giornali, Franco Abruzzo, che infila una sequela di articoli del codice penale e del contratto giornalistico per spiegare che “i direttori sono garanti della correttezza e della qualità dell’informazione anche per quanto attiene il rapporto tra testo e pubblicità”.
La pubblicità – precisa l’articolo 44 del contratto - deve essere individuabile come tale e distinta dai testi giornalistici. Il caporedattore o il direttore del giornale di turno che si giustificano candidamente: “Mica so quale pubblicità sarà affiancata agli articoli del mio giornale!”, stanno solo mentendo.

 

 

(8 marzo 2004)

[inizio]


[torna alla home page]

 

 


Copyright © 1998-2003
Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino Universitą degli studi di Urbino
Ordine dei giornalisti delle Marche


Via della Stazione, 61029 Urbino Tel 0722 - 350581 Fax 0722-328336