| Un premio per
il miglior sito web. Diverse categorie, si spazia da arte
e cultura,
a community, design, formazione, imprenditoria, informazione
e pubblica amministrazione. Una giuria di selezione, un blog
dedicato ai candidati e una cerimonia di premiazione.
Un premio on-line come tanti, viene da dire. E invece no:
una data su tutte, quella che segna la fine delle iscrizioni,
l’8 marzo. Questa è la restrizione: per partecipare
bisogna essere donne.
COSA
Puntuale come ogni 8 marzo, ecco fiorire un’altra manifestazione
tutta al femminile. E’ nato il concorso DonnaèWeb,
un evento speciale legato al terzo Premio
Web Italia. Un concorso che però vanta un’impronta
di originalità rispetto alle pittoresche consuete giornate
tutte “rose-e-mimosa”: è la prima volta
in assoluto, in Italia, che una agenzia di servizi internet,
la Synteam New Media Agency, decide di dare maggiore visibilità
alle donne che lavorano nel web.
“Esistono molti concorsi femminili – ha spiegato
Adele Marra, che coordina l’organizzazione del premio
– legati anche parzialmente al mondo di internet, ma
un progetto di questo tipo mancava. E ne sentivamo il bisogno”.
A fianco della Synteam, anche la Provincia
di Lucca, la Regione
Toscana e il Comune
di Viareggio. Proprio qui, sulla costa versiliana, il
5 e il 6 aprile si svolgerà infatti la premiazione
ufficiale.
I siti iscritti al premio saranno giudicati secondo moltissimi
criteri, considerati in relazione alla categoria di appartenenza:
tra gli altri si valuteranno gli aspetti tecnologici e gli
obiettivi raggiunti a fronte del budget iniziale. Anche perché
la competizione si svolge, senza distinzione, tra siti più
o meno professionali. Un esempio: “Per le opere iscritte
alla categoria informazione, in prevalenza – ha dichiarato
la Marra - si terrà conto dei contenuti, mantenendo
in ogni caso un occhio rivolto agli altri parametri. Certo
le preferenze che un giudice può esprimere sono soltanto
tre, quindi sarà una lotta molto dura”.
CHI
Dalle pagine web delle cantanti famose, ai siti, blasonati,
delle istituzioni (Province, Comuni, Regioni), alle opere
di illustri sconosciute. Molte donne partecipano per gioco,
altre perché sono veramente convinte della validità
di questo progetto. “Tutto ciò che è donna
– dice una concorrente – mi attira. E’ un’occasione
per ritrovarci, una forma di aggregazione. C’è
un forte senso di solidarietà, che porta le donne a
sostenersi e a unirsi. E questo le rende forti”.
PERCHE’
A parte la temibile data marzolina, come nasce l’idea
di un concorso dedicato esclusivamente alle donne? “Ci
eravamo accorti – ha risposto Adele Marra – che
sul podio del nostro Premio Web Italia arrivavano quasi esclusivamente
gli uomini. <Ma dove sono le donne?> ci siamo chiesti.
Era impossibile che, nel web, mancasse un volto femminile”.
E l’idea sembra aver funzionato. Superano già
quota 980 i
siti iscritti: più di duecento nella categoria
arte e cultura, 141 nella categoria community, 139 nel design,
79 nella formazione e lavoro, 165 nell’imprenditoria,
214 nella categoria informazione, 26 in quella della pubblica
amministrazione. E i numeri crescono di giorno in giorno,
ma fino all’8 marzo, quando si chiuderanno le iscrizioni,
non si potrà conoscere il numero definitivo.
Nessuna ha esitato a mettersi in gioco, in nome della categoria
femminile e della sua celata presenza nello sfaccettato mondo
di internet. Ma, almeno nel web, il binomio “maschio
– femmina” non si sperava ormai superato? Era
davvero necessario creare, ancora una volta, un premio strettamente
vietato agli uomini?
“Sì – ha risposto con convinzione la Marra
– e lo dimostra il numero di iscritte. Nei primi due
giorni, basandoci solo sul passaparola, siamo stati sommersi
di richieste: ben 250. Poi, in due settimane, abbiamo superato
quota 800: possiamo dire di aver raccolto un discreto successo.
Le candidate - ha proseguito l’organizzatrice - hanno
capito subito lo spirito di questo premio: dare uno spazio
di confronto, ma soprattutto di visibilità, alle donne
in internet. In pratica mostrare l’esistenza di una
faccia femminile nel web”.
E se è vero che fu Ada Lovelace, la figlia del poeta
romantico Lord Byron, a sviluppare nell’Ottocento alcuni
concetti basilari di software e programmazione, le premesse
non possono che essere buone.
(1 marzo 2004)
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