| Un’altra
Italia. Nel mondo. Milioni di italiani, o di nostri discendenti,
che vivono
all’estero. Parlano la nostra lingua e s’informano
sul nostro Paese. Persone che hanno contribuito a diffondere,
oltreoceano e non solo, l’Italian style.
Muovono interessi e reclamano diritti. E fanno comunicazione.
Da oggi, sono recensiti sugli Annuari dei mass media e
dei Comunicatori italici nel mondo, editi da MediaPress.
Circa 700 testate e 1500
tra editori, giornalisti e addetti stampa sparsi in più
di 60 nazioni: è il risultato del lavoro svolto dalla
redazione Molte Italie nel Mondo. Opera patrocinata
dal Ministero per gli italiani nel mondo, dalla Segreteria
di Stato per gli Affari esteri della Repubblica di San Marino,
dall’Ordine dei giornalisti e da Assocamerestero, rappresenta
la prima mappatura della comunicazione italica.
Qual è l’idea da cui gli annuari prendono
forma?
Dal concetto di “italicità come comunità
di appartenenza”, afferma Piero Bassetti, presidente
dell’associazione Globus et Locus e ideologo del ‘mondo
italico’. “Declinare nella cultura globale i paradigmi
locali”: in un’epoca che muta, mutano le appartenenze,
che non sono più nazionali, ma sono nei valori.
Chi sono gli italici?
Gli italiani all’estero, gli oriundi, gli italofoni
e gli italofili: una vasta comunità mondializzata per
la quale l’italicità è il valore di riferimento
e il fattore di riconoscimento. Individui che si riconoscono
in un certo modo di vivere, vestire, mangiare e fare business.
In poche parole, nell’Italian style.
Qual è l’audience italica nel mondo?
Una stima approssimativa parla di 200 milioni
di persone. Gli italiani nel mondo iscritti all’Aire
(Anagrafe degli italiani residenti all’estero) sono
poco meno di 4 milioni. Per gli oriundi non esiste un vero
e proprio censimento, ma calcoli sui discendenti fino alla
quinta generazione “parlano” di 60 milioni di
individui. Circa 15 milioni gli italian americans,
un milione e 200 mila gli italo-canadesi, oltre 572 mila gli
italiani di prima e seconda generazione che vivono in Australia.
In Sudamerica, le stime della Farnesina parlano di oltre 22
milioni di oriundi in Brasile e oltre 15 milioni in Argentina.
Oltre quattro milioni di cittadini di origine italiana vivono
nei paesi dell’Unione europea. L’italiano rappresenta
la madrelingua per circa 195.000 svizzeri, 70.000 croati e
4.000 sloveni, ed è la quinta lingua più studiata
al mondo.
“Al pari dell’hispanidad, l’italicità
ha una fortissima capacità di aggregazione –
afferma Niccolò d’Aquino (giornalista del Corriere
della Sera) nella presentazione del volume sui mass media
- ma non lo sa: a differenza degli altri grandi movimenti
etnici di coesione locale su scala globale (il cosiddetto
glocal), l’italicità stenta ancora a emergere.
Ma i numeri li ha tutti”.
Un po’ di dati
Oltre la metà dei media censiti si trovano nelle Americhe
(128 nel Nord, 5 nel Centro e 209 nel Sud); 267 in Europa;
34 in Oceania, 20 in Asia e 16 in Africa. Scomponendo i dati
per nazione, al primo posto risulta l’Argentina (104
media), davanti agli Usa (65), al Brasile (60) e al Canada
(59).
La sorpresa maggiore, però, non viene dalla geografia,
ma dalla tecnologia. La televisione, infatti,
resta la grande assente. Il grosso dell’informazione
italica continua a viaggiare su carta stampata: 369 sono le
testate registrate, in gran parte periodiche; 22 le stazioni
e 164 i programmi radio, 70 le newsletters. Povera l’offerta
televisiva: i programmi sono meno di venti; le emittenti soltanto
sette. Un mondo a più voci, che punteggia tutti i continenti.
Eppure, un mondo poco conosciuto.
Giornalisti italiani nel mondo
Per occuparsi di un settore come quello dell’informazione
italiana all’estero, l’Ordine nazionale dei giornalisti
ha costituito, nell’ottobre del 2001, il gruppo di lavoro
“Giornalisti italiani nel mondo”, coordinato dal
consigliere nazionale dell’Ordine Laura Capuzzo. L’obiettivo
è quello di avviare un rapporto con i colleghi che
lavorano all’estero: da una parte, favorendo l’associazionismo
dei giornalisti italiani che vi operano; dall’altra,
coinvolgendo le Regioni e il mondo giornalistico italiano
in progetti che servano a potenziare un flusso biunivoco di
informazioni.
A work in progress
Il lavoro condotto finora non è che il risultato di
una prima tappa di un progetto che per considerarsi concluso
richiederà ancora molti anni, dato che i comunicatori
censiti rappresentano non più del 40% del totale.
Una realtà, quella di una ‘seconda’ Italia,
di cui dovremo tener conto. Anche alla luce della recente
acquisizione, da parte degli italiani all’estero, del
diritto di voto.
Per saperne di più
http://www.e-italici.org
http://www.mediaecomunicatoriitalici.net
http://www.newsitaliapress.it
(4 marzo 2004)
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