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Settecento le testate, per un'audience potenziale di 200 milioni di persone

L'Italia che non ti aspetti

I risultati di un censimento portano alla luce il flusso di comunicazione 'italica' nel mondo

di Patrizio Cairoli

Un’altra Italia. Nel mondo. Milioni di italiani, o di nostri discendenti, che vivono all’estero. Parlano la nostra lingua e s’informano sul nostro Paese. Persone che hanno contribuito a diffondere, oltreoceano e non solo, l’Italian style. Muovono interessi e reclamano diritti. E fanno comunicazione. Da oggi, sono recensiti sugli Annuari dei mass media e dei Comunicatori italici nel mondo, editi da MediaPress.
Circa 700 testate e 1500 tra editori, giornalisti e addetti stampa sparsi in più di 60 nazioni: è il risultato del lavoro svolto dalla redazione Molte Italie nel Mondo. Opera patrocinata dal Ministero per gli italiani nel mondo, dalla Segreteria di Stato per gli Affari esteri della Repubblica di San Marino, dall’Ordine dei giornalisti e da Assocamerestero, rappresenta la prima mappatura della comunicazione italica.

Qual è l’idea da cui gli annuari prendono forma?
Dal concetto di “italicità come comunità di appartenenza”, afferma Piero Bassetti, presidente dell’associazione Globus et Locus e ideologo del ‘mondo italico’. “Declinare nella cultura globale i paradigmi locali”: in un’epoca che muta, mutano le appartenenze, che non sono più nazionali, ma sono nei valori.

Chi sono gli italici?
Gli italiani all’estero, gli oriundi, gli italofoni e gli italofili: una vasta comunità mondializzata per la quale l’italicità è il valore di riferimento e il fattore di riconoscimento. Individui che si riconoscono in un certo modo di vivere, vestire, mangiare e fare business. In poche parole, nell’Italian style.

Qual è l’audience italica nel mondo?
Una stima approssimativa parla di 200 milioni di persone. Gli italiani nel mondo iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) sono poco meno di 4 milioni. Per gli oriundi non esiste un vero e proprio censimento, ma calcoli sui discendenti fino alla quinta generazione “parlano” di 60 milioni di individui. Circa 15 milioni gli italian americans, un milione e 200 mila gli italo-canadesi, oltre 572 mila gli italiani di prima e seconda generazione che vivono in Australia. In Sudamerica, le stime della Farnesina parlano di oltre 22 milioni di oriundi in Brasile e oltre 15 milioni in Argentina. Oltre quattro milioni di cittadini di origine italiana vivono nei paesi dell’Unione europea. L’italiano rappresenta la madrelingua per circa 195.000 svizzeri, 70.000 croati e 4.000 sloveni, ed è la quinta lingua più studiata al mondo.
“Al pari dell’hispanidad, l’italicità ha una fortissima capacità di aggregazione – afferma Niccolò d’Aquino (giornalista del Corriere della Sera) nella presentazione del volume sui mass media - ma non lo sa: a differenza degli altri grandi movimenti etnici di coesione locale su scala globale (il cosiddetto glocal), l’italicità stenta ancora a emergere. Ma i numeri li ha tutti”.

Un po’ di dati
Oltre la metà dei media censiti si trovano nelle Americhe (128 nel Nord, 5 nel Centro e 209 nel Sud); 267 in Europa; 34 in Oceania, 20 in Asia e 16 in Africa. Scomponendo i dati per nazione, al primo posto risulta l’Argentina (104 media), davanti agli Usa (65), al Brasile (60) e al Canada (59).
La sorpresa maggiore, però, non viene dalla geografia, ma dalla tecnologia. La televisione, infatti, resta la grande assente. Il grosso dell’informazione italica continua a viaggiare su carta stampata: 369 sono le testate registrate, in gran parte periodiche; 22 le stazioni e 164 i programmi radio, 70 le newsletters. Povera l’offerta televisiva: i programmi sono meno di venti; le emittenti soltanto sette. Un mondo a più voci, che punteggia tutti i continenti. Eppure, un mondo poco conosciuto.

Giornalisti italiani nel mondo
Per occuparsi di un settore come quello dell’informazione italiana all’estero, l’Ordine nazionale dei giornalisti ha costituito, nell’ottobre del 2001, il gruppo di lavoro “Giornalisti italiani nel mondo”, coordinato dal consigliere nazionale dell’Ordine Laura Capuzzo. L’obiettivo è quello di avviare un rapporto con i colleghi che lavorano all’estero: da una parte, favorendo l’associazionismo dei giornalisti italiani che vi operano; dall’altra, coinvolgendo le Regioni e il mondo giornalistico italiano in progetti che servano a potenziare un flusso biunivoco di informazioni.

A work in progress
Il lavoro condotto finora non è che il risultato di una prima tappa di un progetto che per considerarsi concluso richiederà ancora molti anni, dato che i comunicatori censiti rappresentano non più del 40% del totale.
Una realtà, quella di una ‘seconda’ Italia, di cui dovremo tener conto. Anche alla luce della recente acquisizione, da parte degli italiani all’estero, del diritto di voto.

 

Per saperne di più

http://www.e-italici.org

http://www.mediaecomunicatoriitalici.net

http://www.newsitaliapress.it

 

(4 marzo 2004)

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