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da una conferenza stampa a un convegno di industriali. Scrive
di notte o durante la pausa pranzo, cercando notizie di prima
mano. E coltiva una speranza: che, un giorno o l'altro, il
caporedattore di turno si accorga della sua dedizione e decida
di assumerlo. Invece, dopo l’iscrizione all’elenco
dei pubblicisti, gli anni passano e il contratto non arriva.
E siccome, si sa, di collaborazioni non si vive, il freelance
è costretto a mettersi in cerca di contratti più
retribuiti, magari negli uffici stampa di aziende o enti pubblici.
Per alcuni di loro, un tipo di lavoro anche più eccitante
di quello tradizionale. Ma non privo di rimpianti: su tutti,
l’impossibilità di ottenere il praticantato.
Ora però una possibilità c'è.
Il giornalista pubblicista - anche freelance - può
infatti sostenere l’esame di Stato per diventare professionista,
grazie al cosiddetto praticantato d’ufficio.
Unica condizione, dimostrare, attraverso la presentazione
del modello Unico, di vivere con la professione giornalistica.
Cioè di svolgere la libera professione con un reddito
minimo di 10 mila euro lordi all’anno (come stabilito
dalla Fnsi).
In altre parole: un ingegnere che, a tempo perso, scrive per
una rivista, non può fare richiesta di iscriversi nel
registro dei praticanti. Ma chi lavora quotidianamente per
una o più testate, anche solo con contratti di collaborazione
coordinata e continuativa, sì.
In questo senso, l’Ordine
della Lombardia ha predisposto diversi moduli di istanza
che tengono conto delle svariate tipologie di lavoro del freelance
(se lavora per un quotidiano, un periodico, ecc.), e ha attivato
un ufficio di assistenza legale gratuita. Perché in
alcuni casi si può arrivare a fare causa all’editore,
e chiedere i contributi arretrati.
LA PROCEDURA. Chi è già iscritto
all’albo come pubblicista o svolge attività giornalistica
da almeno tre anni può quindi chiedere al Consiglio
regionale o interregionale l’iscrizione al Registro
dei praticanti. A tal fine, deve presentare:
a) copia dei contratti di collaborazione e delle ricevute
di pagamento;
b) copia della dichiarazione dei redditi;
c) documentazione della produzione giornalistica.
"Nel caso dei freelance - spiega Francesco De Vito, consigliere
nazionale dell'Odg
- l’attività giornalistica rientra nella fattispecie
del telelavoro. Al termine dei 18 mesi, il giornalista dovrà
allora presentare una dichiarazione dei caposervizio e di
un redattore da lui indicato che specifichi i servizi informativi
nei quali il freelance è stato impegnato.Sarà
poi compito del Consiglio valutare che la testata per la quale
il richiedente lavora abbia le caratteristiche necessarie
allo svolgimento del praticantato e che la documentazione
sia attendibile".
II freelance che chiede l'iscrizione al Registro dei praticanti
deve inoltre attestare, prima dell'esame di idoneità
professionale, di aver frequentato i seminari organizzati
dal Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti e gli
eventuali corsi di formazione organizzati dai Consigli regionali
o interregionali.
(10 marzo 2004)
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