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Parla Paolo De Andreis, direttore editoriale di "Punto informatico"

Sciopero stampa: le ragioni del no

"Basta coi privilegi della corporazione"


di
Antonello Salerno


Alla voce dei giornalisti più famosi contrari allo sciopero, si aggiunge come Giuliano Ferrara, quella di limitata e chi lavora in una realtà più meno esposta ai riflettori. "Punto informatico" è un quotidiano elettronico, in rete ormai da cinque anni, e conta su una redazione di quattro persone che lavorano a tempo pieno, più una serie di collaboratori, da quelli occasionali a quelli più costanti.

I redattori di "Punto informatico", sabato e domenica scorsi, non hanno aderito allo sciopero nazionale dei giornalisti proclamato dalla Fnsi per il rinnovo del contratto. Mentre la Federazione nazionale della stampa sta trasformando le norme che regoleranno i contratti dei giornalisti telematici in uno dei punti più importanti della trattativa, proprio da una testata elettronica arriva il rifiuto di scioperare.

Il direttore editoriale di "Punto informatico", Paolo De Andreis, ha spiegato al Ducato che lui si schiera non solo contro lo sciopero, ma contro la definizione stessa di contratto nazionale.
Il contratto in discussione "nasce dagli interessi di una corporazione che innalza barriere all'entrata per mantenere il suo potere - dice il direttore di Punto informatico - mentre l'Ordine discrimina e si permette di valutare chi è giornalista e chi no". Per entrare nello specifico, De Andreis si dice contrario anche a un contratto nazionale per i giornalisti on line: "Questa soluzione esclude la peculiarità di singole situazioni che, soprattutto per quanto riguarda la rete, non hanno nulla a che vedere con ciò con cui la corporazione si è confrontata negli ultimi anni".

Corporazione: già soltanto la definizione la dice lunga su cosa il direttore di "Punto informatico" pensi dell'organizzazione dei giornalisti. Alla domanda se non si corra il rischio, abbassando la guardia su salari ed etica professionale, di impoverire i contenuti editoriali, De Andreis risponde sicuro che sono i lettori a premiare chi fa l'informazione più attendibile e di qualità. "Le testate devono vivere del mercato - spiega De Andreis - o sono in grado di essere utili, oppure ne devono uscire. E questo discorso deve valere anche per i giornalisti, indipendentemente dal fatto che siano o meno iscritti all'Ordine. L'Ordine deve ancora rendersi conto - conclude - che in rete di giornalisti, e in gamba, ce ne sono un'infinità, e molti non sono disposti ad assoggettarsi a una corporazione stantia, che vive di privilegi".

Lo sciopero è sostanzialmente riuscito, secondo la Fnsi, ma oltre ai pochi giornali che tra le polemiche sono andati regolarmente in edicola, lo scorso fine settimana una voce critica verso le norme che oggi regolano la professione giornalistica è venuta dunque anche dalla rete.

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(13 aprile 2000)

   

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