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Una ricerca di Media Metrix sui bilanci dei giornali americani on line

Conto "in rosso" per i quotidiani online

Primi guadagni nel 2001. Decollano gli investimenti

di
Francesca Crociani


E’ scoppiata la passione tra la Borsa e Internet. Un legame travolgente, al quale nessuna delle Piazze mondiali sembra in grado di sottrarsi.

Come tutte le grandi storie d’amore, però, anche quella tra il mondo della finanza e la Rete sembra avere le sue incertezze e le sue incongruenze. Primo perché, come tutti i rapporti giovani, non si sa quanto sia realmente saldo e quanto possa durare. Secondo, poiché nonostante i titoli delle aziende legate a Internet e alla telematica raggiungano quotazioni impressionanti, queste stesse società hanno poi, nel concreto, guadagni relativamente miseri. Se non sono addirittura in passivo, come nel caso dei giornali online.

Mentre le varie Tiscali, Filmatic e Seat salgono alla ribalta della cronaca per i loro "eccessi di rialzo", le maggiori testate sul Web continuano infatti a dover fare i conti con rientri economici abbastanza modesti. E ciò nonostante l’indubbia crescita di audience e visitatori verificatasi negli ultimi cinque anni.

A dimostrarlo sono i dati ufficiali diffusi da "Media Metrix" - un’osservatorio dei media d’oltreoceano presenti sulla rete - secondo i quali, nell’ultimo trimestre del 1999, la quasi totalità dei giornali online americani ha registrato perdite più o meno consistenti a fronte di un aumento notevole di lettori virtuali; una strana combinazione che, sebbene sufficiente per insistere con gli investimenti, potrebbe comunque, a lungo termine, rivelarsi poco produttiva per gli editori.

Il "washingtonpost. com", ad esempio, ha riportato lo scorso anno perdite per 65 milioni di dollari, pari più o meno a 130 miliardi di lire e anche l’unità online del "New York Times" prevede per il 2.000 bilanci in rosso tra i 40 e i 60 milioni di dollari (80-120 miliardi). Tale situazione non sembra poi destinata a mutare nel breve periodo, come dimostra il caso di "USA Today.com". Sebbene ogni anno venga visitato da milioni di lettori - nel 1996 "Media&Publisher", l’osservatorio dei giornali che nascono e vivono su Internet, lo ha insignito del primato di giornale elettronico più letto nel globo, primato che detiene ancora oggi - e nonostante che questo gli abbia procurato molti introiti dal punto di vista pubblicitario, "USA Today.com" ha vissuto infatti molti anni in passivo e ha dovuto aspettare il secondo semestre del 1999 per ottenere i primi miseri guadagni.

Per questo motivo il gruppo Knight Ridder, cui appartengono anche il "Miami Herald" e il "San Josè Mercury News", considerato il pilota dei giornali americani online, non si sbilancia e, nonostante che la crescita delle entrate attesa per quest’anno sia del 75 per cento, prevede di andare in pareggio solo nel 2001.

Il caso di "USA Today.com", comunque, non viene visto dagli esperti solo sotto una luce negativa. Anzi, secondo la relazione che accompagna i dati di "Media Metrix", il suo esempio dovrebbe spingere gli editori a seguirne le orme e investire nell’online in modo ancora più massiccio. Il fatto che "USA Today" è riuscito, dopo anni di passivo, a ricavare un primo utile nel ‘99 - utile che, secondo le previsioni, dovrebbe salire di molto nel prossimo periodo - dimostrerebbe infatti come il settore, alla lunga, si riveli produttivo. Un tale esempio dovrebbe dunque spingere tutti gli editori Usa a tutelare e incentivare ancora di più le loro versioni online; primo, per non perdere un’occasione di guadagni che, anche se non nell’immediato, comunque arriveranno; secondo, per non trovarsi spiazzati di fronte alle fonti d’informazione esclusivamente elettroniche in costante proliferazione.

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(15 febbraio 2000)

   

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