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Altri giornalisti affolleranno le aule di Camera e Senato

Nuovo Parlamento, dalla scrivania ai banchi

Prima seduta: il 30 maggio. Ma la battaglia è già iniziata

di Gabriele Isman

La seduta inaugurale della 14a legislatura, in agenda per il 30 maggio, sarà il debutto in Parlamento per altri giornalisti eletti nei vari schieramenti: è il caso di Paolo Guzzanti, un passato fra Repubblica e Il Giornale e un futuro come senatore fra le fila di Forza Italia, o dell'ex direttore dell'Unità, Giuseppe Caldarola, eletto alla Camera fra i Ds, ma anche di Piero Testoni, ex Messaggero, e Lino Jannuzzi, direttore de Il Velino ed eletto senatore per Forza Italia, che ricorda: "E' la mia seconda esperienza in Parlamento; c'ero già nel 1968, eletto per il Psi al Senato; avevo compiuto i 40 anni richiesti dalla Costituzione 18 giorni prima delle elezioni ed ero il più giovane; mi toccò pure fare il verbale della prima seduta. Forse perché ero entrato io - scherza - da quell'anno le legislature cominciarono ad accorciarsi". Proporrà dei disegni di legge per l'editoria? "Sono per l'abolizione di tutti i contributi dello Stato ai giornali, anche se è già stata cambiata in parte quella norma scandalosa per cui bastava che due parlamentari si collegassero a una testata per farle ottenere soldi dallo Stato".

Ma è chiaro che il futuro della Rai e il conflitto d'interessi saranno due dei terreni di forte scontro in Parlamento nella prossima legislatura, la quattordicesima. Giuseppe Giulietti, alla sua seconda esperienza alla Camera con i Ds, è netto: "Il conflitto d'interessi è la palla al piede per l'intero sistema industriale ed editoriale italiano. Il Presidente del Consiglio tutte le volte che deciderà in queste materie, alimenterà il legittimo sospetto che ci sia stata un'alterazione della concorrenza. Non è un problema liberale, ma anche industriale". E da Giulietti, un progetto: "Io innanzitutto riproporrò in Parlamento un vecchio disegno di legge sull'abrogazione degli incroci proprietari, una legge di stampo assolutamente liberale: chiederò che tutti i gestori telefonici e gli editori della carta stampata vedano rimossi i vincoli della legge Mammì, e possano finalmente entrare nella tv digitale e tradizionale. Tradotto: chiedo che, per esempio, Colaninno e Romiti possano entrare su quei mercati; se non si può risolvere il conflitto di interessi, si deve procedere immediatamente ad un allargamento degli interessi".

E sulla Rai? Giulietti, che è stato anche segretario del sindacato dei giornalisti Rai, lancia una provocazione: "Nel 1996 il consiglio d'amministrazione Rai dell'Ulivo mise Agostino Saccà di Forza Italia alla direzione di Raiuno e Bruno Vespa alla conduzione di Porta a Porta; si potrebbe cominciare con Freccero direttore di ReteUno e Santoro al posto di Vespa". Ferdinando Adornato, direttore di Liberal, alla sua seconda esperienza in parlamento (era stato eletto nel 1994 nelle file di Alleanza Democratica), siederà fra i banchi della nuova maggioranza alla Camera; sulla Rai spiega: "Bisognerebbe andare con gradualità verso un assetto diverso, fino ad arrivare ad una rete di servizio pubblico, con un canone ridotto rispetto ad adesso, e due reti private". Jannuzzi, suo collega di maggioranza, è ancora più netto: "Ci vuole una privatizzazione totale; al massimo può essere una rete pubblica di informazione 24 ore al giorno. Sarebbe anche la soluzione del conflitto di interessi". La battaglia politica è già iniziata.

(23 maggio 2001)

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