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Pagare per sapere: non è ancora realtà, ma sembra che questo sia il futuro delle notizie in rete

Informazione online: arrivano le pay per news

I siti economici e finanziari saranno i primi. Per essere aggiornati servono sottoscrizioni e abbonamenti

di Alessia Ripani

Internet free: sogno in gran parte realizzato del popolo della Rete, slogan di successo di portali di massa, giusta rivendicazione dei cibernauti di tutto il mondo, l’Internet tutta gratis per tutti potrebbe rimanere, stando a quanto si prospetta ai piani alti dell’information technology, ahi noi solo un’utopia.

Sempre più e sempre più insistenti si fanno le voci su un possibile futuro a pagamento delle informazioni online, o almeno delle informazioni specialistiche e di nicchia, e dei servizi che la rete, almeno fino ad oggi, mette a disposizione gratuitamente. Già il futuro degli Sms inviati via web sembra segnato, ora anche economia, finanza e gran parte dell’informazione di qualità

potrebbero soggiacere alle regole del pay per view, e dunque, alla dura legge della Mastercard. Non basterà quindi la pubblicità a finanziare le nostre crociere online e non basterà accettare, anche se a malincuore,che la nostra casella di posta elettronica diventi la versione virtuale della cassetta delle lettere a piano terra: un continuo deposito di materiale pubblicitario. “Sono ancora dei progetti - dice Giosuè Agosto, coordinatore commerciale di Publitalia Spa - ma non è escluso che nel futuro certi tipi di servizi dovranno essere pagati. D’altronde questi sono molto costosi perché frutto di collaborazioni, di joint di lavoro, di accordi particolari tra società”.

I banner pubblicitari, intriganti e ingannatori come le sirene di Ulisse, e i pulsanti venduti a tempo agli inserzionisti che sponsorizzano la permanenza e la crescita in rete dei siti, sono una risorsa pressoché essenziale per tutte le attività di comunicazione su Internet, ma il futuro, prevedono gli esperti, sarà dell’iscrizione a pagamento. “Funzionerà né più né meno come le smart card delle televisioni digitali. La Fininvest, ad esempio - illustra non a caso Agosto - ha una televisione generalista che funziona molto bene con il 45% di ascolto quotidiano e ha poi la televisione criptata. L’utente che non ha particolari richieste si guarda i quiz, i film interrotti dalla pubblicità, i Tg e i programmi di intrattenimento; l’utente particolarmente esigente, invece, che ha bisogno di fruire informazioni di un certo tipo, si prende una bella parabola e si guarda la Cnn o, se è un appassionato di cinema, sottoscrive un abbonamento con Telepiù piuttosto che con Stream, paga la codifica e riceve un bouquet assortito. Quest’utente, in altre parole, esce dal generalismo ed entra in un canale più profilato, in un settore più idoneo alle sue caratteristiche”. E, proprio come succede per Telepiù o Stream, la pubblicità non muore con il pagamento dell’abbonamento. Anzi. “La pubblicità avrà un ruolo ancora più importante - precisa Agosto - perché più il mezzo sarà profilato, targhettizzato, idoneo non alla massa ma alle persone che hanno chiesto quel servizio, più l’azienda inserzionista avrà la possibilità di segmentare il proprio messaggio pubblicitario”.

I siti di finanza online, in quanto siti di informazione specialistica di settore, sembrano essere in prima linea nel processo che porterà al pay per news. “Il sito di Kwfinanza - spiega il responsabile della Tv finanziaria del portale Nicola Lombardo - è uno dei pochi siti che fornisce in tempo reale gli aggiornamenti sull’andamento dei titoli in borsa. È solo un tipo di servizio ma è molto costoso. Kataweb lo paga in abbonamento alla società Borsa Spa e lo mette gratuitamente a disposizione dei suoi utenti. È probabile che nel futuro non sarà più così e chi avrà bisogno di conoscere in modo dettagliato i movimenti finanziari di Piazza Affari dovrà sottoscrivere a sua volta un abbonamento. Per tutti gli altri, gli aggiornamenti saranno ritardati magari di 20 minuti e, in ogni caso, non avranno quel tipo di valore aggiunto”. “L’appetibilità delle news dal punto di vista degli inserzionisti - continua Agosto - sta comunque nei contenuti. La pubblicità si vende solo perché il sito fa traffico grazie a contenuti ben concepiti per la rete e ben realizzati. I siti economici e di news, poi, stanno registrando una fidelizzazione e un traffico sempre crescente”.

Manovre economiche in vista. E non solo per il B2B, il business per chi fa business. Certo, come dice Lombardo, “sarà difficile trovare qualcuno che farà pagare le notizie di sport, ad esempio” (sono tante e dovunque), ma la strada sembra segnata. Vorrà dire che in tempi in cui il computer è ufficio, casa, Internet e quant’altro, il nostro pc sarà anche, un po’, decoder.

(7 maggio 2001)

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