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potrebbero soggiacere alle regole del pay
per view, e dunque, alla dura legge della Mastercard.
Non basterà quindi la pubblicità a finanziare le nostre crociere
online e non basterà accettare, anche se a malincuore,che
la nostra casella di posta elettronica diventi la versione
virtuale della cassetta delle lettere a piano terra: un continuo
deposito di materiale pubblicitario. “Sono ancora dei progetti
- dice Giosuè Agosto, coordinatore commerciale di Publitalia
Spa - ma non è escluso che nel futuro certi tipi di servizi
dovranno essere pagati. D’altronde questi sono molto costosi
perché frutto di collaborazioni, di joint di lavoro, di accordi
particolari tra società”.
I banner pubblicitari, intriganti e ingannatori
come le sirene di Ulisse, e i pulsanti venduti a tempo agli
inserzionisti che sponsorizzano la permanenza e la crescita
in rete dei siti, sono una risorsa pressoché essenziale per
tutte le attività di comunicazione su Internet, ma il futuro,
prevedono gli esperti, sarà dell’iscrizione a pagamento. “Funzionerà
né più né meno come le smart card delle televisioni digitali.
La Fininvest, ad esempio - illustra non a caso Agosto - ha
una televisione generalista che funziona molto bene con il
45% di ascolto quotidiano e ha poi la televisione criptata.
L’utente che non ha particolari richieste si guarda i quiz,
i film interrotti dalla pubblicità, i Tg e i programmi di
intrattenimento; l’utente particolarmente esigente, invece,
che ha bisogno di fruire informazioni di un certo tipo, si
prende una bella parabola e si guarda la Cnn o, se è un appassionato
di cinema, sottoscrive un abbonamento con Telepiù piuttosto
che con Stream, paga la codifica e riceve un bouquet assortito.
Quest’utente, in altre parole, esce dal generalismo ed entra
in un canale più profilato, in un settore più idoneo alle
sue caratteristiche”. E, proprio come succede per Telepiù
o Stream, la pubblicità non muore con il pagamento dell’abbonamento.
Anzi. “La pubblicità avrà un ruolo ancora più importante -
precisa Agosto - perché più il mezzo sarà profilato, targhettizzato,
idoneo non alla massa ma alle persone che hanno chiesto quel
servizio, più l’azienda inserzionista avrà la possibilità
di segmentare il proprio messaggio pubblicitario”.
I siti di finanza online, in quanto siti di
informazione specialistica di settore, sembrano essere in
prima linea nel processo che porterà al pay per news.
“Il sito di Kwfinanza
- spiega il responsabile della Tv finanziaria del portale
Nicola Lombardo - è uno dei pochi siti che fornisce in tempo
reale gli aggiornamenti sull’andamento dei titoli in borsa.
È solo un tipo di servizio ma è molto costoso. Kataweb lo
paga in abbonamento alla società Borsa Spa e lo mette gratuitamente
a disposizione dei suoi utenti. È probabile che nel futuro
non sarà più così e chi avrà bisogno di conoscere in modo
dettagliato i movimenti finanziari di Piazza Affari dovrà
sottoscrivere a sua volta un abbonamento. Per tutti gli altri,
gli aggiornamenti saranno ritardati magari di 20 minuti e,
in ogni caso, non avranno quel tipo di valore aggiunto”. “L’appetibilità
delle news dal punto di vista degli inserzionisti - continua
Agosto - sta comunque nei contenuti. La pubblicità si vende
solo perché il sito fa traffico grazie a contenuti ben concepiti
per la rete e ben realizzati. I siti economici e di news,
poi, stanno registrando una fidelizzazione e un traffico sempre
crescente”.
Manovre economiche in vista. E non solo per
il B2B, il business per chi fa business. Certo, come dice
Lombardo, “sarà difficile trovare qualcuno che farà pagare
le notizie di sport, ad esempio” (sono tante e dovunque),
ma la strada sembra segnata. Vorrà dire che in tempi in cui
il computer è ufficio, casa, Internet e quant’altro, il nostro
pc sarà anche, un po’, decoder.
(7 maggio 2001)
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